DONNE E TENNIS, DAL CAMPO AL RUOLO DI COACH C’E’ ANCORA UN DIVARIO

Quando si pensa a coach donne che si occupano di tennisti non sono poi molti i nomi che vengono in mente. La Mauresmo è l'attuale regina per quanto concerne questo ruolo, ma c'è anche la nostra Golarsa.
martedì, 5 Agosto 2014

Tennis e donne connubio vincente certo, ma spesso carente quando pensiamo ad allenatrici che dopo aver smesso con l’attività agonistica sono pronte a cimentarsi con il campo al servizio di un allievo. Spesso diverse genitrici hanno ricoperto un ruolo preponderante nell’educazione tennistica dei propri figli, basti pensare a Gloria Connors e a Roza Islanova, che preferiva portare il piccolo Marat Safin (e in un secondo momento la sorella Dinara) nel circolo dove insegnava tennis piuttosto che lasciare che la prole venisse sorvegliata da una babysitter (applausi a scena aperta per questa scelta). In tempi più recenti val la pena di citare Judy Erskine, croce e delizia di Andy Murray e Klaudiya Istomin, il cui figlio Denis è alla ricerca del primo titolo Atp. E chissà che Tim Henman non abbia appreso i primi rudimenti una volta condotto sul Centre Court di Wimbledon nel pancione della mamma Jane, impegnata in un doppio misto. Storie di vita quotidiana per queste superstar del tennis mondiale.

Se Llodra preferì affidarsi durante un breve periodo alle cure di Amelie Mauresmo (che diverrà in seguito una sorta di factotum), che gli fruttarono il titolo a Eastbourne nel 2010, un ormai trentenne Tim Mayotte nel 1991 tentò di giocarsi la carta Billie Jean King per risollevare una carriera ormai declinante. In quegli anni nel circuito maschile esisteva solo un altro coach donna: la sovietica Tatiana Naumko, che seguì  il connazionale Andrei Chesnokov durante tutta la sua carriera. Quattordici anni che fruttarono al tennista nato a Mosca sette titoli, tra i quali spiccano le vittorie a Montecarlo e Montreal, e finali prestigiose a Roma e Indian Wells. Nel 1989 Chesnokov raggiunse le semifinali del Roland Garros perdendo dal futuro vincitore Michael Chang in quattro set, mentre due anni dopo ottenne il suo best ranking entrando nella top ten (No. 9).Esauritasi l’esperienza con Chesnokov, Tatiana Naumko è approdata nella Wta dove ha allenato Nadia Petrova, Elena Likhovtseva, Tatiana Panova ed Elena Dementieva.

Ex giocatrice professionista che per le severe leggi sovietiche da giovane non poté mai lasciare la madrepatria, iniziò a lavorare come istruttrice in un circolo di tennis e agendo da talent scout nelle scuole locali. Proprio in una di queste incontrò per la prima volta Andrei Chesnokov, all’epoca un ragazzino di sette anni che la Naumko prese sotto la sua ala protettiva pronosticandogli un futuro radioso. Grazie alle riforme che nel frattempo stavano apportando dei profondi mutamenti nella società sovietica, alla Naumko fu permesso finalmente di viaggiare a livello internazionale. Fu così che l’ambiziosa istruttrice varcò per la prima volta i patri confini alla volta degli Stati Uniti dove un sedicenne Chesnokov avrebbe partecipato agli Eddie Herr Championships e all’Orange Bowl.

“In quegli anni, per via della Guerra fredda, vivevamo un periodo difficile. Al nostro arrivo ci accolse la polizia, le cui forze erano dislocate attorno ai campi da tennis. La gente si domandava il perché, visto che ero solo una donna con un paio di ragazzini”.

Durante gli anni successivi la situazione sarebbe migliorata, sebbene le difficoltà non cessassero. A differenza delle madri che gestivano la carriera dei propri figli, alla Naumko non fu mai concesso il pass nel settore dei familiari. Chesnokov dovette affrontare costantemente la pressione dei colleghi affinché trovasse l’accordo con un coach diverso, finché non accettò il consiglio della nonna. Mantenere in servizio l’allenatrice, dalla quale non si sarebbe più separato. “Ho detto ad Andrei: è una tua decisione. Qualsiasi essa sia, io sarò soddisfatta. La verità è che non ho mai capito la controversia di quegli anni. Che sia giocato da uomini o da donne, il tennis è lo stesso. Hai un avversario di fronte e giochi con delle racchette.  Colpisci una palla, analizzi i punti di forza e debolezza. E’ lo stesso per entrambi i sessi”. Se da un punto di vista strategico il tennis non offre soluzioni alternative, ci sono però delle differenze di tipo psicologico: Le donne sono più emotive. Agli uomini non piace perdere e per questo motivo si arrabbiano, tendono a reagire. Le donne invece piangono”.

Altra donna cui si faceva riferimento in precedenza è senza ombra di dubbio Amelie Mauresmo che dopo aver accolto Llodra, Marion Bartoli portandola alla vittoria di Wimbledon è attualmente la numero uno per quanto concerne la nutrita scuderia messa in atto da Andy Murray. Notizia di poche ore fa è la conferma che i due stanno lavorando per (ri)portare lo scozzese ad essere competitivo dopo una stagione, possiamo dirlo, pressochè disastrosa. L’attuale numero dieci del ranking mondiale ha però sottolineato la bontà degli allenamenti che effettua quotidianamente con Amelie: “La brutta parentesi di Wimbledon va digerita quanto prima, i risultati sapevamo sarebbero stati a medio-lungo termine. La stagione sul cemento è entrata nel vivo ed io assieme a lei vogliamo esserne fieri protagonisti”.

All’inizio di questa disamina si faceva riferimento a celebri madri di tennisti, prototipo diffuso di coaching femminile nel circuito maschile. Più raramente vi sono state allenatrici “esterne”, in ogni caso mai per lunghi periodi di tempo. O almeno non quanto quello intercorso durante il rapporto professionale tra Tatiana Naumko e Andrei Chesnokov. La ricetta di così tanta longevità è semplice: “Ogni uomo ha una madre. Le madri insegnano ai loro figli per tutto il tempo. Io non sono più dura di quanto lo sarebbe una madre”.


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