IL PIANISTA DI MOSCA

Scopriamo Evgeny Donskoy, giovane talento russo prossimo a sbarcare in pianta stabile nel circuito ATP
sabato, 10 Dicembre 2011

Ci sono diversi modi di avvicinarsi al tennis, quello di Evgeny Donskoy, nella galleria dei particolari, ci sta a pennello. Oggi lo conosciamo come uno dei tennisti più promettenti provenienti dalla Russia, ma se tornassimo indietro di 15 anni per rivivere il momento in cui ad Evgeny si è prospettata per la prima vola la possibilità di intraprendere questo cammino, scopriremmo qualcosa di curioso ed interessante.

Se calibrassimo la nostra macchina del tempo indietro di un decennio ed un lustro esatti, troveremmo il piccolo Evgeny, che il 9 maggio scorso ha compiuto 21 anni, impegnato in ben altre attività nella sua città nativa, Mosca. La scuola, chiaramente, ed il pianoforte, sua prima grande passione. Direte voi: beh, che c’è di strano, non è raro trovare un professionista che sia giunto al tennis attraverso canali arzigogolati. Nulla da eccepire da parte mia, se non fosse che Donskoy era scevro di ogni conoscenza riguardo a racchetta ed affini, fino a quando proprio lo stesso maestro di pianoforte non gli ha pronunciato più o meno le seguenti parole: “Ehi, qui vicino hanno aperto un nuovo circolo tennis, non sarebbe male provare, cosa ne pensi?”

In quell’anno la Russia aveva visto il suo primo giocatore trionfare in un torneo del Grande Slam: il suo nome era Yevgeny Kafelnikov e la cornice era quella di Parigi. Nonostante il campione venisse da Sochi, tutta Mosca, anche a causa della grande passione mostrata dall’allora presidente russo Boris Eltsin, si stava avvicinando a questa disciplina – coi risultati che poi avremmo visto ottenere nel decennio successivo, in maniera particolare dalle ragazze – così la proposta di questo maestro di pianoforte, a cui nulla veniva in tasca se il giovanotto avesse cominciato a frequentare o meno un circolo tennis, appare bizzarra se decontestualizzata. A meno che non avesse visto un talento particolare sprigionarsi da quelle mani, ma probabilmente stiamo sfociando nella fantascienza e ci stiamo allontanando dai fatti.

Donskoy, accompagnato dal padre, decise di andare a dare un’occhiata a questo nuovo club e da quel momento in poi la sua avventura col tennis ebbe inizio. Certo, non sarebbe stata una strada tutta in discesa, però lo “start” era stato dato. Dopo aver individuato la via da percorrere, fu infatti un’altra la preoccupazione che rischiò di far sbandare il piccolo Evgeny, e con lui tutta la famiglia, che pur di accontentarlo non si esimeva dal fare sacrifici, di natura prettamente economica.

Non tanto inizialmente, quando il costo del maestro poteva tranquillamente essere assorbito, ma nel momento stesso in cui i primi insegnanti compresero che Donskoy per questo genere di attività era naturalmente portato i problemi sopraggiunsero: valeva la pena investire? Sì, certamente sì. Ed allora pian piano i soldi venivano meno, fin tanto che un amico non corse loro incontro. Ma non era sufficiente, e queste criticità di matrice economica erano solo parzialmente controbilanciate dai continui miglioramenti che Evgeny conseguiva sul campo da gioco. Fortunatamente, quando I conti bancari si avvicinavano pericolosamente allo zero, Donskoy, ormai 16enne, si trasferì a Vienna, dove un coach locale riuscì a metterlo in contatto con un sponsor che fu quanto mai provvidenziale. La carriera era salva e al tempo stesso la solidità familiare. E questo sponsor, tutt’oggi, a 5 anni di distanza, continua a dare una grossissima mano.

Nel frattempo, però, la struttura in cui Evgeny trascorre maggiormente il suo tempo, oltre all’amata Mosca, non si trova più in Austria, bensì in Spagna, dalle parti di Valencia, e risponde al nome di Masia Tennis Academy (M.T.A. per brevità), centro presieduto da due ex-professionisti come David Sanchez e Gonzalo Lopez. Col loro aiuto e quello di tutti i tecnici che gravitano attorno alla MTA, e che a rotazione accompagnano Donskoy sul circuito, il russo dovrà limare quelle pecche che gli impediscono di cogliere quel primo obiettivo prefissato nel corso della sua carriera da pro’: i top-100.

A metà ottobre Donskoy era giunto al numero 137 della graduatoria ATP, attualmente è poco distante da quell’apice, ma è evidente che non siano di certo le qualità a mancargli. Il suo gioco, c’è da ricordarlo, si adatta molto bene sia alla terra battuta che alle superfici rapide, per quanto sia sulla prima che gioca il maggior numero di manifestazioni, e si basa su un classico tennis moderno in cui è il dritto il colpo che spicca, per profondità e violenza, punto forte di un repertorio che merita comunque di essere tenuto in considerazione. Già questo potrebbe garantirgli un posto al sole nel tennis mondiale.

Se, a causa dei 21 anni, vi sembra strano che un giocatore con queste qualità non si sia ancora fatto valere in manifestazioni di un certo livello, va detto che Evgeny, sin dai primi passi, ha evitato di fare la classica gavetta stagnante nel circuito ITF, ambendo subito a competere nei tornei più importanti, fattore che lo ha portato a faticare a salire nel ranking, per quanto ne abbiano beneficiato il suo gioco e la sua esperienza. Così quest’anno, alla prima occasione, nella kermesse di Casablanca, Donskoy ha colto il suo primo titolo nei tornei challenger, preludio ad una stagione che lo ha visto entrare stabilmente nella top-150 ATP.

Il 2012, con ogni probabilità, e non vogliamo attirarci le antipatie dei suoi fans con questa premonizione, sarà l’anno della sua entrata nei “100”, dato che i tempi sono oramai maturi. Manca soltanto quel pizzico di coraggio per competere senza troppo timore anche coi più grandi della racchetta: se infatti dovessimo fare un appunto a Evgeny, è sembrata un pochino mancare quell’esuberanza, negli ATP, che invece aveva manifestato già 17enne quando affrontava giocatori ben più abili e attempati di lui. Dovrebbe tornare a riassaporare quelle antiche sensazioni, perché il tennis che è destinato a mostrare alle grandi platee è di primissima qualità. Insomma, niente paura, Evgeny, lascia che la tua raccheta suoni quelle stesse sinfonie che convinsero, inconsciamente, quel maestro di pianoforte a incanalarti verso la retta via.


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