DOPING, PEDRO MUNOZ: “NEGLI ANNI ’90 INSABBIATI MOLTI CASI”

TENNIS – Secondo l'ex tennista spagnolo e presidente della federazione Pedro Munoz , l’ATP, ha nascosto molti casi-doping in passato. Ma il circuito maschile smentisce, dicendo di aver sempre agito nel rispetto delle regole. Il sito Bloomberg riporta però parecchie dichiarazioni sui vari casi in questione.
venerdì, 27 Settembre 2013

Tennis. La questione doping nel tennis sembra stia per essere scoperchiata, e tutto grazie al caso-Cilic. L’International Tennis Federation, il 26 giugno, ha ufficializzato il ritiro di Marin Cilic dai Championships di Wimbledon a causa di un infortunio al ginocchio quando in realtà, stava cominciando una sospensione anti-doping. L’ ITF ha pubblicato oggi un rapporto che mostra come ha mantenuto privato il caso del giocatore, allora classificato n°11 del mondo, durante il Grand Slam di Londra nell’ambito di una politica che mira a proteggere la reputazione dei giocatori in caso essi risultino essere innocenti. L’approccio del ‘mettere a tacere’ rischia di danneggiare la credibilità e le sponsorizzazioni nel tennis, così come aumenta gli sforzi per potenziare i test anti-doping, secondo Simon Chadwick, professore di Strategia Aziendale nello Sport dell’Università di Coventry nel Regno Unito: “Sembra che con il limitare i danni da parte dell’ITF si stiano cercando di proteggere i contratti televisivi e le sponsorizzazioni”, ha dichiarato Chadwick.

Gli sponsor londinesi dell’ITF includono BNP Paribas, e l’ATP, con sede a Monaco, conta l’Emirates Airline tra i suoi sostenitori. Il portavoce ITF Nick Imison ha detto le regole antidoping sono costantemente sotto esame. Il tennis, come gli altri sport,  agisce all’interno delle linee guida mondiali antidoping che danno le federazioni sportive con ‘una certa flessibilità in termini di rivelazioni’, quando gli atleti risultano positivi ai test per una sostanza vietata, come ha confermato Ben Nichols, un portavoce della World Anti-Doping Agency.

Roger Federer, 17 volte vincitori di Grandi Slam, e il vincitore di Wimbledon Andy Murray hanno chiesto i test antidoping più rigorosi dopo l’ ammissione del ciclista Lance Armstrong, che ha usato droghe per tutta la sua carriera. Nel mese di Marzo, le autorità tennistiche hanno accettato di seguire il ciclismo e l’atletica nell’uso dei cosiddetti passaporti biologici. Il passaporto misura i cambiamenti nel sangue ed è in grado di rilevare quelle anomalie che potrebbero derivare dal doping. È ragionevole per il tennis proteggere l’identità degli atleti fino a dopo l’udienza, a condizione che essa avvenga abbastanza presto dopo un test positivo, ha detto Zane Shihab, un avvocato sportivo della Kerman & Co. di Londra. In caso contrario, un atleta potrebbe essere ingiustamente offuscato: “Con qualcosa come un test antidoping, potrebbe infangarsi la reputazione di un atleta che sia innocente o colpevole”, ha detto Shihab.

Ma le dichiarazioni più scottanti arrivano da Pedro Munoz, ex Presidente della Federazione spagnola, che ha detto in un’intervista da Madrid la scorsa settimana che ‘molte volte’ le autorità del tennis hanno tenuto i casi segreti: A fine anni Novanta ho accompagnato un giocatore spagnolo a Parigi per un’udienzaha detto Munozera stato trovato positivo ad una sostanza vietata assunta durante il recupero da un infortunio. L’ATP gli inflisse quasi 5mila euro di multa, ma non rese mai pubblico il risultato dei test antidoping. E in quegli anni sono venuto a conoscenza di altri casi di doping insabbiati”.

Ad avvalorare queste tesi ci pensa Andre Agassi. Il vincitore di tutti e quattro i titoli del Grande Slam, ha detto nella sua autobiografia uscita nel 2009 che è risultato positivo al crystal meth nel 1997 e che i funzionari hanno fatto credere che dipendesse da una soda. Dopo aver esaminato il caso, l’ATP non ha svolto alcuna azione contro l’americano.


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