DOPING, POUND: “IL MELDONIUM E’ DIFFUSISSIMO NEL TENNIS”

L'allarme dell'ex presidente della WADA. Pilic rivela: "Lo prende anche Zverev per il diabete". Già 13 le positività accertate nel 2016. Ecco cosa rischia Sharapova e come può mitigare la squalifica.
giovedì, 10 Marzo 2016

TENNIS – “Il meldonium è stato ampiamente usato nel tennis”. La confessione di Dick Pound, presidente della Wada dal 1997 al 2007, al Guardian illumina la vicenda Sharapova da un punto di vista rimasto finora nell’ombra. “Chiaramente nel tennis molti sapevano che tanti giocatori lo usavano, e hanno detto che bisognava fare qualcosa, così hanno riferito la cosa alla WADA che ha fatto le ricerche e l’ha inserito nella lista delle sostanze proibite”.

Anche Niki Pilic sembra confermare l’immagine del meldonium come di un farmaco diffuso nel mondo del tennis. “È una cura per il diabete, dicono, Zverev lo utilizza con il permesso del medico” ha rivelato. “Perché hanno aspettato fino ad ora? Non credo che questo farmaco usato da Maria dia più energia, lo deve aver preso per ragioni mediche. In generale, comunque, i giocatori devono essere consapevoli di ciò che prendono”.

L’ITF, tuttavia, ha negato di aver ufficialmente parlato con la Wada per ottenere che il meldonium fosse proibito. “Il monitoraggio delle sostanze” si legge in un comunicato della federazione internazionale, “è gestito dalla Wada, perciò il mondo del tennis non era a conoscenza del prevalente uso di meldonium prima del 2015, prima del suo inserimento nella lista delle sostanze proibite”. Curiosamente, rivela al Guardian il professor Ross Tucker, fisiologo e consulente di scienza dello sport per le alte prestazioni, il creatore del meldonium ha difeso Sharapova e suggerito che il farmaco non migliora la prestazione ma al massimo consente all’atleta di recuperare una condizione normale. Curiosamente perché lo stesso creatore aveva curato un intervento in una conferenza di scienza dello sport in cui si evidenziavano i benefici del meldonium, compreso l’incremento delle capacità aerobiche, della resistenza sotto sforzo e delle possibilità di recupero.

Ma quanto è davvero diffuso il meldonium fra gli sportivi? Secondo una ricerca del British Journal of Sports medicine, il meldonium è stato trovato in 66 dei 762 campioni di urina presi ai Giochi Europei di Baku 2015, appartenenti ad atleti impegnati in 15 delle 21 discipline del programma, e potrebbe essere stato assunto da molti altri atleti, fino a 490 suggeriscono gli autori. In questi primi mesi del 2016, si sono già registrati tredici casi ufficiali di positività al meldonium: oltre a Sharapova, l’elenco comprende i russi Ekaterina Bobrova (pattinaggio di figura), Semien Elistratov (Rus short-track), Ekaterina Konstantinova (short-track), Pavel Kulizhnikov (pattinaggio velocità), Eduard Latypov (biathlon), Alexander Markin (Rpallavolo) e Eduard Vorganov (ciclismo); la svedese Abeba Aregawi (atletica), l’etiope Ende Shaw Negesse (atletica), il georgiano Davit Modzmanashvili (lotta), i biatleti ucraini Olga Abramova e Artem Tyschenko.

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, sottolinea però che sarebbe sbagliato usare il caso Sharapova per gettare un’ombra su tutto il sistema dello sport russo. “La sua situazione” dice, “non dovrebbe essere presentata per adombrare i grandi risultati dei nostri atleti. Tutti i tentativi di politicizzare lo sport sono distruttivi, inaccettabili e ingiustificabili”.

Adesso cosa rischia Sharapova? “Stiamo parlando con l’ITF” ha spiegato l’avvocato della russa, John Haggerty, intervistato da Jon Wertheim per Sports Illustrated, “perché crediamo ci siano molte circostanze estremamente attenuanti che, una volta prese in considerazione, porterebbero a una notevole riduzione della sanzione che sarà decisa ai danni di Maria. Voglio comunque che la gente sappia” ha proseguito Haggerty, “che Maria ha preso questa sostanza per dieci anni, e che il meldonium le era stato somministrato dal suo medico dopo una serie di esami per determinare le ragioni per cui si ammalava con elevata frequenza. Ha così scoperto che l’elettrocardiogramma presentava valori fuori dalla norma, che Maria aveva alcuni indicatori di diabete e, insieme a una storia familiare di diabete, a un basso livello di magnesio e alcune immunodeficienze, le ha prescritto i farmaci che riteneva opportuni per farla tornare in salute, e il meldonium era uno di questi”.

All’epoca, naturalmente, il farmaco non era proibito e ha aiutato Maria “a eliminare o ridurre alcune delle patologie con cui aveva a che fare. Ha continuato a prenderlo regolarmente, secondo le dosi e i cicli prescritti dal suo medico, che ha continuato a visitarla e le ha confermato che il farmaco le garantiva un miglioramento delle sue condizioni. Sfortunatamente, non ha preso coscienza del fatto che il farmaco sarebbe stato proibito dal primo gennaio di quest’anno. Dunque, per 25 giorni nella sua lunga carriera, non ha rispettato i criteri della WADA”.

In linea teorica, la positività a una sostanza come il meldonium può causare una squalifica fino a quattro anni, che però può essere ridotta in due modi. Innanzitutto, se il giocatore dimostra l’assenza di dolo o negligenza nell’assunzione. Oppure, secondo il World Anti-Doping Code, l’atleta deve fornire una confessione immediata, e la conferenza stampa convocata in pochissimi giorni va esattamente in questa direzione, oltre a “un aiuto sostanziale” alle autorità antidoping. Su questo, si legge all’articolo 10.6.1, “una persona che fornisca un aiuto sostanziale deve rivelare in una dichiarazione scritta tutte le informazioni in suo possesso sulle violazioni del regolamento antidoping, e collaborare pienamente nella ricerca e nelle decisioni prese su ciascun caso collegato a tali informazioni, compreso, per esempio, testimoniare in udienza se necessario”. Le informazioni “devono essere credibili e costituire una parte importante di un caso aperto, oppure essere sufficienti per aprirne uno”. Se Maria dovesse dimostrare che l’assunzione è stata intenzionale, la squalifica potrebbe essere ridotta fino a due anni. Se inoltre venisse accettata l’assenza di dolo si potrebbe arrivare a una sanzione tra uno e due anni. E in caso di aiuto sostanziale, qualunque squalifica potrebbe anche essere ridotta di tre quarti.

Tuttavia Sir Craig Reedie, il presidente della Wada, ha già annunciato che l’agenzia interverrà se dovesse ritenere la decisione definitiva troppo leggera. “Abbiamo sempre questo diritto” ha spiegato, “e in molti casi lo esercitiamo quando riteniamo che il caso sia particolarmente serio. Ovviamente ci sarà grande interesse verso questa vicenda, visto quanto successo nelle ultime 48 ore. E noi continueremo a mantenere la massima attenzione, fino alla sentenza”.


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