DOPO IL REGNO DI ROGER-RAFA-NOLE, CHI SAPRA’ SALIRE SUL TRONO?

TENNIS – Nell'ultimo decennio abbiamo assistito ad un triumvirato al potere nel tennis maschile. Prima Federer, poi Nadal, quindi Djokovic hanno letteralmente dominato il circuito, le loro sfide sono diventate storiche. Sono ancora gagliardamente in vetta ma, col passare degli anni ci si chiede sempre più insistentemente: chi saranno i loro eredi?
lunedì, 13 Ottobre 2014

Tennis. L’età dell’oro del tennis maschile non accenna a tramontare. E’ doveroso fare una premessa: è una questione di punti di vista. Per molti appassionati, certamente, un decennio di grande tennis improntato sulle sfide tra tre grandissimi campioni come Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic significa godere di uno spettacolo continuo di livello altissimo che quasi ad ogni torneo si ripropone in una nuova avvincente puntata, ogni volta con spunti e stimoli diversi che portano i protagonisti a superarsi di volta in volta per affermare la propria egemonia. Forse altri appassionati possono preferire i grandi del passato, altri possono sostenere che sarebbe bello vedere nuovi volti e un ricambio generazionale che tarda ad arrivare. Personalmente, però, sono convinto che il mix di questi tre immensi giocatori che il destino ha fatto nascere nella stessa epoca, con i loro confronti di stile e personalità, sia stata una vera manna per mantenere vivo l’interesse sul nostro sport e le loro ormai innumerevoli sfide passeranno alla storia e saranno riproposte per vari decenni a seguire.

E, come detto, questa triplice rivalità non accenna ancora a terminare, se è vero che solo sabato scorso abbiamo assistito alla puntata n. 38 della serie Roger vs Nole e l’entusiasmo, allo stadio Qi Zhong di Shanghai, è schizzato subito alle stelle. Nadal, al momento, è attardato per via di uno dei suoi frequenti acciacchi fisici ma, siamo certi, nessuno dei tre, al momento, ha intenzione di abdicare. Forse, per essere ancora più gustosa, questa tripla battaglia dovrebbe essere condita da un pizzico di personale antipatia, ma tant’è i tre sono invece molto corretti ed educati ed hanno scelto la via del fair play.

Ovviamente il tempo che passa ci fa supporre che, per tre campioni dalla carriera agonistica così lunga ed intensa, l’ora dell’addio non sia troppo lontana, e allora ci si ritrova a pensare a quello che sarà il “the day after”, ossia a cosa andremo incontro quando saremo orfani di quei tre che ormai conosciamo come se fossero parenti stretti o vicini di casa e che tanto ci hanno fatto divertire con le loro giocate impossibili in collegamento diurno o notturno dagli stadi di tutto il mondo.

Proviamo ad analizzare alcuni dei possibili scenari di ciò che potrebbe accadere in un futuro più o meno prossimo. Le possibili rivalità del domani sono veramente numerose se è vero che di giovani interessanti ce ne sono parecchi ma nessuno, al momento, ha dato la sensazione di potersi neanche lontanamente avvicinare alle imprese seriali di cui è stato capace il magnifico trio. Per essere chiari, Roger, Rafa e Nole, già a vent’anni avevano dato chiari segnali di ciò che avrebbero realizzato a breve, mentre la nuova generazione di promesse sta arrivando ai 24/25 anni con in tasca solo qualche exploit estemporaneo.

In ordine di “anzianità” una possibile rivalità di vertice, che ci potrebbe accompagnare in modo soft al cambio generazionale è quella fra lo stesso Nole, che dovrebbe durare un po’ più a lungo rispetto a Roger e Rafa, e il suo quasi gemello Andy Murray. E’ un’ ipotesi poco probabile, per via dei numerosi elementi negativi che accompagnano Andy, soprattutto in rapporto alla completezza di Nole. Tuttavia, rispetto ai più giovani e promettenti virgulti, non si può negare che lo scozzese è stato già capace di ritagliarsi i suoi bei successi, proprio sconfiggendo, a turno, ora l’uno ora l’altro dei tre “mostri sacri”; per il ventisettenne di Dunblane sarà importante, in questi ultimi anni di carriera, ritrovare le giuste motivazioni che lo hanno sostenuto fino al doppio trionfo inglese di Wimbledon e Olimpico e una guida illuminata che ne potenzi al massimo il grande talento, a volte pigro e passivo.

In una molto ipotetica griglia di prossimi ricambi al vertice dovrebbe poi toccare ad un quartetto che, crescendo nel modo giusto, ci potrebbe garantire un degno spettacolo. Si tratta di Key Nishikori, Marin Cilic, Milos Raonic e Grigor Dimitrov, ex giovani prodigio ed oggi uomini ambiziosi ma già quasi venticinquenni. La miscela di questi giocatori sarebbe interessante per la varietà di stili che propongono, con il classico Dimitrov nello scomodo ruolo di piccolo Federer a sfidare due specialisti del gioco moderno dai colpi violenti e anticipati da fondo campo come il giapponese e il croato e un battitore implacabile come il canadese. Kei e Marin ci hanno già dimostrato di avere ciò che forse conta più dei colpi, e cioè la personalità e la capacità di crederci con le straordinarie prestazioni degli ultimi US Open; gli altri due devono ancora darci questa prova di coraggio ma si sa, ogni torneo potrebbe essere quello giusto per esplodere.

Scendendo verso giocatori ancor più giovani, il ventaglio di possibili protagonisti si allarga ulteriormente, diventando quasi impossibile citare tutti i nomi senza far torto a qualcuno. In ordine sparso si possono immaginare carriere senza limitazioni, per adesso, per giocatori come l’austriaco Thiem, l’australiano Kokkinakis, i giovanissimi teen ager Coric, Zverev, e, si spera Quinzi. Forse possono dire ancora molto tre “teste calde” come Tomic, Gulbis e Janowicz, a patto che si rendano estremamente disciplinati; sono tutte scommesse e come tali, tutte da verificare. Il gioco potrebbe essere infinito ma vorrei chiuderlo con l’ultimo nome che ancora non ho citato ma è quello che più di tutti ha le carte per sbaragliare tutta la concorrenza: si tratta dell‘australiano, di origine greco-malese Nick Kyrgios. E’ un diciannovenne, classe 95, che, per ora ha il solo merito di aver battuto Nadal all’ultimo Wimbledon, impresa di per sé nemmeno unica, se si pensa al travagliato rapporto del maiorchino col torneo londinese. Ma i colpi e il talento si accompagnano ad una sicurezza e maturità in campo da vero predestinato al successo. Ecco, in lui brilla quella luce che hanno solo i grandissimi e che non si vede in tutti gli altri ottimi giocatori a cui ho fatto riferimento. La facilità e la spregiudicatezza con cui gioca a tennis fanno pensare a dei margini di miglioramento davvero enormi; insomma potrebbe essere davvero la nuova stella di questo sport.

 

 

 

 

 


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