EMILIEN E IL BUSSOLOTTO MALEDETTO

A non parlare di sorteggi non si fa peccato, però in certi casi…
mercoledì, 14 Dicembre 2011

Non una trama degna di tal nome, é solo una particolare serie di eventi che mi porta a parlare di quanto segue. C’è chi chiamerebbe in causa lo strano fenomeno definito come coincidenza, chi più prosaicamente si rivolgerebbe alla volgare sfiga e chi, invece, rimarrà basito senza possedere idee a riguardo. Il protagonista di quanto ancora non ho osato definire è il transalpino Emilien Firmin, uno dei tanti, per certi versi troppi, tennisti francesi che popolano il circuito, tanto che pur gravitando attorno alla 750esima posizione della graduatoria ufficiale, Emilien non è che il 57esimo giocatore più forte della propria nazione, sempre facendo riferimento al ranking ATP. Giusto o sbagliato che sia, agli occhi del sottoscritto questo 21enne non ha mai vissuto episodi tali da meritarsi uno spazio tutto suo, e se anche avesse qualità nascoste, beh, devo ammettere di non esserne assolutamente a conoscenza. Per arrivare a lui ci ha messo lo zampino la fortuna, intesa proprio come dea bendata, prendendo spunto dalla condizione che, in linea teorica e in una visione forse ingenua della realtà, dovrebbe essere adottata da chi, settimanalmente, compila i main draw dei tabelloni nei tornei professionistici. Non vederci, in maniera artificiale. Perché é proprio grazie al sorteggio se il “caso di Emilien Firmin” merita di essere materiale di discussione in queste righe.

Premessa doverosa: il francese, prima di quest’anno, si era limitato a giocare competizioni in Europa, con una forte predilezione per la Francia, chiaramente, e per i paesi limitrofi, Spagna in primis. Ma nulla di più, e non è nemmeno un fatto così straordinario, se valutiamo che Firmin, prima di quest’anno, mai era entrato nella top-1000 mondiale, tanto che i due viaggi di febbraio in Turchia erano sembrati degli inutili fuori programma – soprattutto considerando lo scarso raccolto.

Complice una sfortunata semifinale colta in un future svedese, a Emilien deve essere balenata per la testa l’idea che qualche aspettativa poteva detenerla pure lui, ragionamento che lo ha spinto a valutare un’ipotesi non all’ordine del giorno fino a quel momento. Allontanarsi dal competitivo mondo europeo ed optare per qualche altra realtà, dove le sue chances, vuoi per il finire di stagione, vuoi per le rotte poco battute, sarebbero inevitabilmente lievitate. La scelta cadde per un trittico di manifestazioni, in tre settimane consecutive, che avrebbero visto Emilien prima dirigersi a Vientiane, nel Laos, e poi soggiornare per 14 giorni a Phuket, in Thailandia. A proposito di scarso valore: era a stento necessario avere una classifica per essere direttamente ammessi in main draw. Occasioni per far punti, quindi, anche per il “nostro”?

No, e non è che possiamo dirci poi così meravigliati: come la mettiamo se tutte e tre le volte capita di pescare all’esordio la prima testa di serie del tabellone? Questo è quanto accaduto a Firmin. E se il favorito numero 1 del seeding, il medesimo in ogni manifestazione, non è nemmeno un tennista qualsiasi, bensì quel Danai Udomchoke alla ricerca della forma perduta dopo essere stato fuori dal circuito per quasi tutto il 2010, ma capace di insediarsi tra i top-100 qualche stagione orsono, allora è lecito affermare che il destino deve avere un conto aperto con questo sfortunato ragazzo. Che ha provato comunque a battersi, dato che al primo tentativo, quando ancora non era consapevole di quello che sarebbe stato, ha tolto un set al thailandese, prima di cadere in due rapide frazioni, anteprima all’incontro che si sarebbe svolto 7 giorni più tardi a casa di Danai, bravo a non cedere nemmeno un set durante il secondo round, ma semplicemente tre giochi in 2 partite come era successo in Laos. A questo punto, quando al sorteggio dell’ultimo appuntamento Emilien venne accostato nuovamente ad Udomchoke, probabilmente il francese si sarà sentito bersagliato, ma a parziale bilanciamento il fato ha concesso a Firmin di aggiudicarsi quest’ultima contesa grazie al ritiro dell’asiatico dopo 10 giochi, nonostante fosse avanti al cospetto dell’ormai disperato francese. Che al turno successivo, in maniera analoga a quanto già visto in precedenza, non avrebbe cavalcato l’onda di un set vinto al tie break contro, questa volta, un connazionale, Yannik Jankovits: e in questo caso aveva davvero poco da lamentarsi, però. In sostanza una partita vinta nell’intera tournée, di certo non catalogabile come altamente positiva.

In questa maniera si è concluso l’anno sportivo di Emilien Firmin: la curiosità di capire come si aprirà il successivo non è tanto dettata dalle sue qualità, quanto da questa sua peculiare “nuvola nera”. L’avrà abbondato?


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