FEDERER: “NON PENSO ALLA N.1 MA A VINCERE TITOLI”

Federer parla delle sue ambizioni: niente n.1, solo titoli

Tennis. Federer batte Shapovalov ed accede alla seconda finale in un Masters 1000 in due settimane, sperando che questa volta sia lui a gioire. Lo svizzero parla del grande torneo fin qui disputato e dei programmi futuri.

“Mi sono divertito, ho giocato molto bene. Dovevo giocare molto bene perché altrimenti lui mi avrebbe messo in seria difficoltà. Non dovevo dargli ritmo. È stata una partita di ottimo livello, sono molto contento di come ho giocato. Non penso che Denis non avesse nulla da perdere, era comunque una semifinale e poi ormai le persone e i media si aspettano sempre qualcosa da Denis o Felix”.

Su quello che è stato il suo percorso da giovane talento ricorda: “Penso che gli errori che ho fatto dovevano essere fatti per fare l’esperienza. Sono stato estremamente fortunato ad avere le persone giuste al momento giusto a ogni passo del mio cammino. Perché all’inizio sono i tuoi genitori che scelgono per te. Più tardi è la Federazione a scegliere per te e forse chi è intorno a te. Ho incontrato Pierre [Paganini, ndA] già quando avevo 14 anni. Quindi ha avuto un’idea di chi era e quali erano i miei punti di forza e di debolezza. E poi ho fatto così tanti errori forse giocando alcuni tornei e perdendo anziché non giocare, ma questi sono piccoli errori. L’importante è imparare da questi e non ripeterli”.

Gli obiettivi futuri dello svizzero: “Vincere tornei. Diventare numero uno è veramente difficile, dovrei giocare almeno tre Slam a questo livello nello stesso anno. Penso che non sia ragionevole pensare così a 37 anni; quindi penso che questo che questo sia uno dei momenti preferiti della mia vita. Il numero uno è lontanissimo, Novak ha vinto gli ultimi tre Slam; se dicessi che è un mio obiettivo sarebbe un po’ uno scherzo”.

La chiusura è sulla finale contro Isner e il suo letale servizio: “Dipende, a volte rispondi di slancio, altre volte assecondi una sensazione, a volte indovini e altre volte riesci a leggere dove andrà a servire. È un mix di tutto ciò. In alcuni giorni lo capisci meglio di altri. Diciamo che intuisco che, ad esempio, servirà alla “T”, ciò non significa che vado per fare una risposta vincente perché quando un servizio arriva da così in alto e così velocemente, i margini sono sottilissimi. È molto difficile. Speri che le stelle si allineino, che tu scegli il lato giusto, che lui sceglie quello sbagliato, che qualche prima non gli entri, e alla fine cerchi di trovare un modo per metterlo in difficoltà. A ogni modo, ha sicuramente uno dei servizi più difficili da leggere”.


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