FIT, UN VENTENNIO TARGATO BINAGHI

Domenica 11 settembre Binaghi inizierà il suo quinto mandato consecutivo al vertice della FIT. Per la terza volta di fila è l'unico candidato.
sabato, 10 Settembre 2016

Tennis – Un ventennio targato Binaghi. Domani, 11 settembre, nel giorno del compleanno di Nicola Pietrangeli come otto anni fa, il presidente della FIT sarà rieletto per il quinto mandato consecutivo, in assenza di avversari. L’avvocato Massimo Rossi, che aveva presentato la sua candidatura, non è infatti riuscito a raccogliere le firme necessarie (300 Circoli, 200 atleti, 30 tecnici) che danno diritto a formalizzare la richiesta.

Discreto giocatore negli anni 70 e 80, laureato in Ingegneria, Binaghi è stato prima dirigente locale poi consigliere nazionale nel biennio di presidenza di Francesco Ricci Bitti. Nel dicembre 2000, dopo una lunga campagna elettorale con l’appoggio di Adriano Panatta, è stato eletto presidente della Federtennis. Dalla festa di Fiuggi molto è cambiato. Binaghi ha dato il benservito a Panatta, allora direttore del torneo di Roma travolto dai debiti e dai controlli della finanza. E uno dei principi del suo programma di rinnovamento, il limite di due mandati per il presidente federale, è rimasto evidentemente solo sulla carta.

Un limite, però, che sarà introdotto dalla Legge Idem approvata al Senato e in discussione alla Camera che varrà per tutte le federazioni sportive. Anche se gli emendamenti hanno ammorbidito la norma. I due mandati, infatti, vengono calcolati solo dal momento dell’approvazione della legge per cui Binaghi potrebbe in teoria raggiungere i 28 anni consecutivi di presidenza.

Prevista nell’ordine del giorno anche una parte straordinaria per approvare le proposte di modifica dello statuto federale. L’unica innovazione davvero sostanziale riguarda l’articolo 9. Nel prossimo quadriennio, in caso di approvazione, saranno tenuti a sottoscrivere una tessera FIT non solo “atleti, allievi della scuola tennis e dei corsi collettivi, i soci degli affiliati e tutti colori che praticano a qualsiasi titolo lo sport del tennis, del beach tennis, del paddle o del tennis in carrozzina nei circoli affiliati”, ma anche “i dirigenti e gli altri soci degli affiliati che non praticano lo sport del tennis, del beach tennis, del paddle o del tennis in carrozzina”. Così, al di là dell’aumento comunque significativo degli agonisti, il numero dei tesserati sarà comunque destinato ad aumentare. Anche se bisognerà poi verificare nella pratica quale tessera sarà chiamato a sottoscrivere chi, per esempio, dovesse giocare un’ora di tennis con il socio di un circolo, fosse anche la sua unica, se quella di atleta non agonista, che richiede anche un’idonea certificazione medica, o un diverso inquadramento.

Le altre modifiche riguardano aspetti più formali, come la definizione della FIT di “organismo autorizzato dalla International Tennis Federation (ITF), da Tennis Europe (TE), e dalla International Padel Federation (FIP) a disciplinare, regolare e gestire” il tennis. Oppure la legittimazione di SuperTennis, la cui chiusura era alla base del programma di Rossi e al centro della polemica tra Stefano Semeraro e Paolo Bertolucci, convinti che sarebbe più opportuno investire di più sul settore tecnico e di base, e Giancarlo Baccini, persuaso invece che “ai servi sciocchi delle pay tv proprio non va giù il fatto che in Italia la gente possa godersi il grande tennis in televisione anche senza pagare”.

Al di là della polemica in sé, la FIT ha voluto far inserire all’articolo 2 comma 3 la presenza di canali televisivi e media digitali tra gli strumenti da poter utilizzare utilizzare per ottenere i propri scopi istituzionali. È la certificazione statutaria che la FIT interpreta la sostenibilità e il vantaggio economico di SuperTennis non tanto dal punto di vista dell’immediato rientro pubblicitario ma attraverso le ricadute complessive a livello di indotto del movimento tennistico.

Ancora una volta, come stabilito dall’assemblea di quattro anni fa, ogni delegato potrà portare con sé quattro deleghe di altri affiliati. In questo modo, l’Assemblea raggiungerà sicuramente il minimo legale, ovvero la presenza (deleghe comprese) di un quarto degli aventi diritto di voto, in rappresentanza del 30% del totale dei voti attribuiti. “Il sistema delle deleghe è corretto nel principio, perché consente la partecipazione alla vita democratica a chi non può permettersi o è impedito a recarsi in Assemblea” sottolinea Riccardo Bisti, anche se il consiglio federale ha deciso di rimborsare i delegati che arriveranno a Roma per l’Assemblea (spese di viaggio fino a 170 euro e alberghiere fino a 100). Tuttavia, non si può non rilevare il sistema delle cosiddette deleghe in bianco, oggetto anche del ricorso in extremis di Rossi alla Corte d’Appello Federale. Un sistema spesso fatale per i candati che vogliono opporsi al candidato uscente. Anche se per la terza volta consecutiva, Binaghi sarà l’unico candidato.

Infine, la tempistica della convocazione non è del tutto irrilevante. In base allo Statuto, infatti, “l’assemblea nazionale deve tenersi, in seduta ordinaria, dopo la celebrazione dei giochi olimpici estivi, fra il 1° settembre dell’anno olimpico ed il 15 marzo dell’anno successivo”. Ma le Paralimpiadi sono effettivamente ancora in corso. Nessuno, comunque, ha fatto notare il diverso trattamento.


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