GASQUET RE DI FRANCIA IN DAVIS MA LA SUA STAGIONE PIANGE. QUALI I MOTIVI?

Richard Gasquet ed il suo annus horribilis. Sceso al numero ventuno nel ranking, mai oltre il terzo turno ad uno Slam eppure capace di deliziare lo Chatrier in Davis annientando Berdych. Analisi e approfondimenti di quello che è a tutti gli effetti il dott. Jekyll e il mister Hyde del tennis transalpino.
domenica, 21 Settembre 2014

TENNIS – Quando si approccia il discorso Richard Gasquet, non bisognerebbe fare a meno di elencare una serie di premesse che risulterebbero stucchevoli e dannatamente ripetitive per il ventottenne talento di Béziers. Ogni anno infatti siamo di fronte al dilemma che fa impazzire appassionati e non, stagioni da “spellarsi” le mani e stagioni dove l’anonimato la fa da padrone. Bene, per questo 2014 bisognerà prendere in considerazione l’opzione B. Ossia anonimato puro.

CAPITOLO SLAM. I disastri ribattezzati “alla Gasquet” sono, purtroppo per chi apprezza lo smisurato talento del giocatore, all’ordine del giorno. Mai oltre il terzo turno in tutti e quattro i majors: davvero un bottino che più magro non si può. In Australia è stato battuto dall’altro rovescio monomane terribile Tommy Robredo al tie-break del quarto set; a Parigi una debacle disarmante contro l’altro spagnolo del circuito Fernando Verdasco (altro giocatore cui si potrebbero scrivere pagine e pagine di storie) in un periodo dell’anno dove l’attenuante era il rientro dopo un lungo infortunio che l’ex enfant prodige si trascinava da Miami. Stagione sull’erba? Promettente l’inizio con la finale a Eastbourne persa contro l’ennesimo spagnolo: quel Feliciano Lopez che poi, ad onor del vero, disputerà una seconda parte di 2014 da applausi. E siamo a Wimbledon, torneo che per attitudine e caratteristiche bene si confà con lo stile del francese. Premesse abbastanza stuzzicanti dunque: primi due turni agevolmente superati ed ecco Nick Kyrgios. Primo set giocato praticamente con una mano sola e vinto con irrisoria facilità, poi il nulla. Richard cade nei suoi difetti, nelle sue amnesie, nelle sue ansie e perde la più incredibile delle partite sprecando ben nove match point. Stagione sul cemento da horror: tornei nordamericani giocati e gettati via come la carta di una caramella, fino ad arrivare agli ultimi US Open dove il transalpino lascia il passo al fratellino di tante battaglie, l’istrionico e divertentissimo Gael Monfils.

FRATELLI DI FRANCIA Già, i fratelli di Francia. Stagione da gonfiare il petto e andare orgoglioso quella finora giocata da Gael e Jo-Wilfried Tsonga. Se il primo non ha alzato al cielo nessun trofeo, ha sicuramente ritrovato quella continuità che solo i tanti, troppi infortuni ne hanno limitato una carriera che poteva sicuramente attraversare meno strade periferiche e più imbocchi autostradali. Diverso il capitolo Tsonga. Il gigante di Le Mans, battendo Sua Maestà Federer alla Rogers Cup ha dato senso e contorni definiti ad una stagione che ha riportato il ragazzo sicuramente nel tennis che conta. Complice una preparazione fisica da perfezionisti e match vinti in successione (che fanno sempre tutta la fiducia del mondo), Tsonga è il volto vincente di una Francia che – non dimentichiamolo – è in finale di Coppa Davis dove affronterà, guarda caso, proprio la Svizzera del duo Roger-Stan.

EMOZIONI DAVIS Dunque ricapitoliamo. Gasquet pessimo nella sua personalissima stagione, Monfils bene ma poco vincente nei match che contano col solo Tsonga ad aver vinto almeno un mille stiamo parlando di una Francia alla deriva. Sbagliate di grosso. Fenomenale il trio messo su dal capitano Arnaud Clèment, decisivo lo Chatrier contro la Repubblica Ceca in semifinale, Berdych (anche se il ceco di questi tempi è davvero poca cosa) annientato e messo a tacere da un Gasquet, questo si, finalmente calato nella parte. Un doppio giocato con una saggezza tattica da applausi e il passo decisivo è fatto. La finale si giocherà nel weekend dal 21 al 23 novembre prossimi molto probabilmente allo stadio Pierre-Mauroy in condizione indoor, su superfice da definirsi. Si parla di una configurazione da più di 20.000 spettatori, la stessa che ospiterà la finale dell’Europeo di Basket del 2015. La Svizzera è avvisata.


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