GASTON GAUDIO E IL SUO DEMONE

L’ex tennista argentino compie 37 anni. Ha riportato un titolo Slam in Argentina dopo i trionfi di Guillermo Vilas e prima di Juan Martin Del Potro. Ma ha sempre lottato con un nemico ben più ostico dei suoi avversari…se stesso.
mercoledì, 9 Dicembre 2015

Tennis – Ha scalato una montagna, ma è incapace di saltare un gradino. La frase che più di tutte sintetizza la carriera lampo – e anche la caduta – di Gaston Gaudio. Nato a Buenos Aires il 9 dicembre 1978, l’ex tennista argentino si avvicina alla racchetta sin da bambino e diventa professionista nel 1996.

Le prime due finali le gioca nel 2001 a Stoccarda e nel 2002 a Viña del Mar, perdendo rispettivamente contro i connazionali Franco Squillari e Guillermo Coria. Ma ad aprile e maggio 2002 arrivano anche le prime vittorie in Atp: Barcellona e Maiorca, cui si aggiunge la finale persa a Gstaad. Una carriera che sembra dignitosa ma non ancora esaltante. El Gato, questo il soprannome del tennista nato a Buenos Aires, è un tennista da terra battuta ed è sul rosso che si fa spesso notare per un servizio molto preciso e per un rovescio a una mano che fa innamorare tennisti, appassionati e persino profani. Non a caso gioca 16 finali in carriera, tutte sulla terra, vincendone la metà.

Ma l’evento che lo consegna alla storia è il Roland Garros 2004. A Parigi l’argentino ci arriva da vero outsider e da outsider alza al cielo la Coppa dei Moschettieri. In semifinale batte David Nalbandian, non certo l’ultimo arrivato, ma nell’ultimo atto del torneo si trova di fronte a Guillermo Coria.

I due non si amano, questo sul circuito lo sanno anche i grani di terra. Sono quasi venuti alle mani durante il torneo di Amburgo nel 2003, con Gaudio che aveva accusato il suo connazionale di aver finto di essere colpito dai crampi prima di aggredirlo fisicamente negli spogliatoi.

Guillermo Coria vince i primi due parziali, ma la battuta d’arresto subita sul finale del terzo gli costa cara. Perché El Gato vince anche il quarto e tiene botta nel quinto. Si va a oltranza e Gaston compie l’impresa, finendo per vincere 8-6. Il ruolo di nuovo Vilas tocca a lui. Lui che dopo 25 anni riporta uno Slam in Argentina, lui che vince un major perdendo il primo set della finale per 6-0, lui che diventa il primo vincitore di Slam a ottenere il successo dopo aver annullato dei match point. “È stata una partita surreale. Mi sono successe molte cose con Coria, sia fuori che dentro il campo. In quel match ho recuperato due set di svantaggio, lui ha avuto i crampi e io ho salvato due match point. Manco a Spielberg sarebbe venuta in mente una storia del genere. Se fai un film con l’intenzione di renderlo emozionante devi scegliere la finale che ho vinto io al Roland Garros”. Così racconta Gaudio a dieci anni di distanza, ricordando che i mostri della sua mente lo assalirono anche in quel giorno: “A inizio match volevo andarmene dal campo perché sentivo che sarebbe stata la finale peggiore della storia del Roland Garros. Poi però c’è stato equilibrio. Stavo giocando la finale del Roland Garros, il sogno di una vita intera. Mi sono detto: «È l’ultima volta che sei qui quindi goditela al massimo». Così me la sono goduta perché sapevo che non avrei mai più giocato una finale Slam”.

La montagna è scalata e il 2005 che lo vede vincitore di cinque titoli Atp (Viña del Mar, Buenos Aires, Estoril, Gstaad e Kitzbuhel) ha tutti i connotati dell’affermazione, della conferma della versione top player di Gaston Gaudio, che nel frattempo diventa numero 5 del mondo.

Ma i demoni contro cui Gaston ha sempre dovuto fare i conti si ripresentano presto e chiedono il conto. “Sono mille anni che giochi a tennis e ancora non hai imparato niente, niente. Come è possibile, mierda!”. Una frase che aveva accompagnato El Gato prima dei trionfi e che si ripresenta puntuale a inizio 2006, unita a tutta una serie di urla, racchette spaccate e imprecazioni contro avversari, arbitri e persino contro il magico rovescio.

La fase calante arriva dunque alla stessa velocità con cui sono arrivate le vittorie. Il primo ritiro arriva nel 2008, con un tentativo di rientro tanto immediato quanto deludente. Nel 2011, dopo tante sconfitte al primo turno e dopo aver dimostrato una volta in più – soprattutto a se stesso, gli altri lo avevano già intuito – decide per il ritiro definitivo: “Ormai non torno più – dichiara all’agenzia argentina Telam – ci ho messo tanto tempo per fare questo annuncio perché ogni volta me ne pentivo. Ho giocato a tennis tutta la vita e resta difficile lasciare. Mi mancheranno molte cose particolari come l’adrenalina che ti prende quando giochi, il nervosismo che ti assale prima delle partite. E poi anche quella sensazione chimica di paura che senti solo quando giochi a tennis e che non sentirai mai più nella vita qualsiasi cosa tu faccia. Sì questo mi mancherà più di ogni altra cosa”.

Così è. El Gato non torna più e il tennis perde uno dei pochi umani ancora in circolazione. Si apre l’era dei robot, dei tennisti che in campo hanno gli occhi da tigre e il respiro controllato, che appena vincono un punto pensano già a quello successivo e che se lo perdono ci pensano ancora di più. Di Gaudio si sente parlare a giugno di quest’anno, quando in un’intervista parla del suo passato e soprattutto del suo presente: “Mi sto divertendo più adesso. Quando sei nel circuito non ti rendi conto di quello che stai facendo. Pensi che sia normale e invece non lo è. E si soffre molto. Quando giocavo ero sempre nervoso, avevo tanta pressione e non riuscivo a divertirmi. Vivere quella vita è molto complicato, me ne rendo conto ora, a qualche anno di distanza”. E allora goditi il tuo compleanno Gaston. Auguri.

Foto: Il rovescio di Gaston Gaudio (www.zimbio.com)


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