GASTON GAUDIO, UN GIORNO CHE VALE TUTTA UNA CARRIERA

Una carriera da meteora, un rapido declino e due anni che lo lasceranno per sempre nella storia del tennis; esto es Gaston Gaudio
martedì, 9 Dicembre 2014

Tennis. La fibra argentina, la costante lotta con se stesso ed un rovescio che ha fatto innamorare. Gaston Gaudio nasceva a Buenos Aires il 9 Dicembre 1978, iniziando pochi anni dopo ad accostare il tennis alla sua vita in un connubio che ai giorni nostri avrebbe lasciato non poco spazio per un’impresa formato-Everest in quei French Open 2004 fermamente saldi nella memoria di ogni appassionato di questo sport.

“El Gato”, questo il suo nomignolo, non può definirsi un solido top player o frequentatore assiduo delle finali più prestigiose, ma di certo può essere considerato come una delle più splendenti meteore della storia della terra rossa, per quello Slam tutto argentino e per un 2005 che è stato la pietra miliare di tutta una carriera poi scivolata via tanto rapidamente quanto inevitabilmente. Le sue prime vittorie arrivano nel 2002 con i tornei spagnoli di Barcelona e Mallorca con il ranking ATP che lo vede alla posizione N.21, e se nel 2003 ci sarà un piccolo passo indietro fino alla N.34 visti gli scarsi risultati nel corso di tutto l’anno, Gaudio raggiungerà la sua vittoria più grande nel bel mezzo di due stagioni totalmente opposte. Il Roland Garros 2004 vede ben tre argentini nelle semifinali, e sebbene David Nalbandian venga eliminato, ad attendere un Gaudio vittorioso su Henman c’è colui che aveva portato Gaudio quasi alle mani nel corso del torneo di Amburgo del 2003, ovvero Guillermo Coria. In quella rassegna tedesca Coria era uscito vincitore su El Gato in semifinale dopo aver, a detta di Gaudio, finto di essere colpito dai crampi; lo sconfitto pensò bene di far notare la cosa al suo avversario, e se in campo non si era andati oltre qualche screzio verbale, negli spogliatoi era stato necessario allontanarli l’uno dall’altro per evitare spiacevoli conseguenze. Da lì, come in un romanzo sapientemente scritto, si arriva alla finale sul Philippe Chatrier di quasi un anno dopo.

A guardare il punteggio di 6-0 6-3 4-4 40-0 Coria, non ci si sarebbe aspettati tanto altro da quella partita, con un tentativo andato a vuoto e la ragione ad avere la meglio sul’improbabile, ma Gaudio aveva altri programmi per quella giornata primaverile: strappato il servizio a Coria, chiudendo così il terzo set per 6 giochi a 4, il nostro protagonista, sfavorito assoluto alla vigilia, aveva potuto stavolta beneficiare del sopraggiungere dei crampi per il suo avversario, chiudendo anche il quarto parziale per 6-1, prima di andarsi a giocare uno dei set più combattuti e storicamente rilevanti nella storia di questo sport. Coria era più forte nonché il favorito, come detto, ma non era al 100%, mentre Gaudio era ottimamente predisposto, con il pensiero di giocarsi una finale a quel livello che aveva lasciato spazio al sollievo finale di lasciarsi alle spalle tutta la tensione accumulata in quelle due assurde settimane. Il risultato finale sarà di 8-6 per Gaudio che diventerà così il primo argentino dopo Vilas a riportare uno Slam in Argentina dopo 25 anni, il primo a vincere uno Slam perdendo il primo parziale per 6-0 ed il primo ad aver vinto uno dei 4 tornei maggiori avendo avuto contro dei match points.

Quel giorno così speciale diventerà la cima della montagna tennistica scalata dall’argentino, con il 2005 che lo vedrà protagonista di una ottima stagione, con ben 5 vittorie di tornei ATP ed un best ranking da N.5. Finale di carriera teorico, con l’ufficialità che sarebbe arrivata solo 3 anni dopo in seguito ad una discesa inesorabile e, dopo un ritorno al professionismo tanto breve quanto deludente, tornata di nuovo a far parlare di sé nel 2011, con la sconfitta subita al primo turno del torneo di Kitzbuhel dallo spagnolo Pablo Andujar che ne sancirà l’ultima ed irreversibile fine.

Nelle sue corde sono passate infinite emozioni, mille battaglie combattute contro se stesso e contro una testa che non avrebbe mai potuto regalargli quella continuità degna dei campioni di oggi ma “solo” dell’impeto e dell’energia capace di dar voce all’estro dei gioielli di ieri, quelle gemme emozionanti a tal punto solo se tanto tanto grezze. Gaston Gaudio, “El Gato” le cui due vite tennistiche forse furono anche troppe, ci ha regalato uno splendido libro di storia; magnifico in ognuna delle sue pochissime pagine.


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