GIMELSTOB LASCIA IL TENNIS BOARD: “RESPONSABILE DEI MIEI ERRORI”

Justin Gimelstob si dimette dal consiglio d'amministrazione dell'ATP dopo l'aggressione ai danni di Randall Kaplan: "È giusto che paghi per i miei errori".

TENNIS – Una brutta faccenda che riguarda la sua sfera personale, che però si è immediatamente ripercossa sulla sua immagine dirigenziale nel mondo del tennis. Justin Gimelstob ha annunciato pubblicamente che lascerà il suo incarico nel consiglio d’amministrazione dell’ATP, a seguito delle evoluzioni che riguardano la sua vita privata e le vicende giudiziarie che ne stanno caratterizzando gli ultimi mesi.

L’ex tennista statunitense, dopo una parentesi nelle vesti di allenatore, è entrato a far parte dello staff dirigenziale del circuito maschile, ricoprendo un ruolo di spicco nel connubio tra federazione e giocatori. Il 31 ottobre dello scorso anno, però, un’aggressione ai danni di Randall Kaplan, amico della sua ex moglie Cary Sinnott, ha portato al suo arresto e alle conseguenze penali che si stanno ancora evolvendo in questi giorni. Soltanto il 22 aprile scorso, infatti, Gimelstob ha scelto di non opporsi alle accuse criminali, patteggiando una pena di tre anni di libertà vigilata, 60 giorni di lavoro in comunità e 52 settimane di recupero psicologico per il controllo della rabbia.

“Il mio lavoro è quello di esercitare il mio ruolo per conto dello sport, della federazione e dei giocatori – ha detto l’ex giocatore americano – ma quello che sta succedendo nella mia vita mi porta ad essere distratto e poco responsabile a fronte della mia posizione dirigenziale. Al contrario, mi sento estremamente responsabile dei miei errori ed è giusto che paghi per quello che è successo nella notte del 31 ottobre”.

Gimelstob è reduce da una burrascosa separazione e con l’ex moglie Cary sta ancora lottando per suo figlio Brandon, di 5 anni: “Ho commesso degli errori, ma ho ancora la forza per contestare tutto quello che mi si sta imputando. Sto dedicando tutte le mie energie per difendere la mia dignità e il mio ruolo di padre, anche dopo quello che è successo ad ottobre. Per via di questa situazione, non posso più rappresentare lo sport e i giocatori che mi hanno affidato questo compito e soprattutto la loro fiducia”.


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