GLI “IMMARCESCIBILI”

A Wimbledon abbiamo assistito ai trionfi di Roger Federer e Serena Williams, due arzilli ultra-trentenni ormai sulla cresta dell'onda da più di una decade. Prima di loro, anche altri campionissimi sono stati in grado di dominare la scena per periodi di tempo lunghissimi
martedì, 10 Luglio 2012

La grandezza di un giocatore di tennis, si misura innanzitutto con i trofei che è stato in grado di vincere nel corso della sua carriera, ma per essere dei campionissimi “immortali”, può non essere sufficiente conquistare grandi tornei, se non ci si conferma ai massimi livelli per lunghi periodi. Vincere infatti è una cosa difficilissima, ma una volta raggiunto l’apice del successo, può essere ancor più dura rimanere sulla cresta dell’onda per lungo tempo, perché il tennis è in continua evoluzione e nuovi talenti rampanti escono fuori come funghi. L’ultima edizione di Wimbledon ha consacrato due tra i tennisti più longevi della storia del nostro sport: Roger Federer e Serena Williams. Entrambi nati nel 1981, i due fenomeni hanno vinto lo scorso weekend, rispettivamente lo slam numero 17 e numero 14, ultimi trionfi major di una serie iniziata nel 2003 per lo svizzero e addirittura nel 1999 per l’americana.

I due campioni di Wimbledon hanno caratterizzato, più di tutti i loro avversari, l’ultimo quindicennio del tennis mondiale, arrivando a vincere tutti i tornei del grande slam e tutti gli appuntamenti più importanti, ritagliandosi in questo modo uno spazio importantissimo nella storia del tennis. Entrambi hanno incontrato le maggiori difficoltà a Parigi, ma sia Serena che Roger, sono riusciti a vincere una volta anche sulla superficie meno amica, completando una bacheca composta da almeno tre titoli in ognuno degli altri tre major. Il grande merito di entrambi è stato quello di essersi saputi adattare all’evoluzione del tennis e anche al “deterioramento” inevitabile del loro fisico. Federer negli ultimi anni, ha avanzato la sua posizione, per anticipare i colpi e diminuire gli spostamenti laterali, mentre Serena ha iniziato a chiedere di più alla sua battuta, per poter comandare lo scambio e muoversi meno. Tutti e due nell’ultimo periodo sembravano aver intrapreso il viale del tramonto, ma con il successo londinese hanno dimostrato a tutto il mondo di essere più forti del tempo che passa.

In passato altri grandi campioni sono stati in grado di rimanere sulla cresta dell’onda per tantissimo tempo.  Se pensiamo agli anni ’90 i nomi che ci vengono subito in mente sono quelli di Pete Sampras ed Andre Agassi. Due grandi rivali, ma anche due grandissimi campioni di longevità. Pistol Pete ha chiuso, allo Us Open del 2002,  il “cerchio” dei suoi successi, che si era aperto addirittura dodici anni prima, sempre nella cornice di Flushing Meadows. Nel mezzo 14 slam e 286 settimane al numero uno del mondo, due record, superati soltanto da Roger Federer, che ha vinto il suo quindicesimo slam al Roland Garros 2009 e che arriverà a quota 287 settimane in vetta alla classifica Atp, la prossima settimana. Agassi ha vinto meno rispetto a Sampras, ma anche lui è stato un campione capace di rimanere in auge per più di una decade, vincendo il primo dei suoi otto slam a Wimbledon nel 1992 e trionfando per l’ultima volta in un major undici anni dopo, a Melbourne. Quel successo lo riportò al numero uno del ranking a 33 anni suonati, facendolo diventare il più vecchio tennista di sempre, leader della classifica mondiale.

Il più longevo di tutti però, tra gli uomini, è stato senza dubbio Jimmy Connors, un tennista capace di restare ai vertici dal 1973 al 1991, anno della sua ultima semifinale di slam, alla veneranda età di 39 anni. A livello slam è riuscito a vincere per nove anni, dall’Australian Open del 1974 allo Us open del 1983. Nel corso dei 20 anni di carriera ha conquistato la bellezza di 109 titoli (record assoluto) e 1242 vittorie in singolare (altro primato inarrivabile), affrontando tre generazioni di campioni, da Bjorn Borg e John McEnroe, fino ad un giovane Andre Agassi all’inizio degli anni ’90. La sua incredibile longevità è un unicum, non solo per quel che riguarda il tennis, ma anche per lo sport in generale.

Passando alle donne, Steffi Graf, oltre che una delle più longeve è stata sicuramente la più dominante. La tennista tedesca, dal primo Wimbledon nel 1987 all’ultimo Roland Garros nel  1999, ha vinto la bellezza di 22 prove del grande slam e un totale di 107 titoli di singolare. Il suo è stato uno dei domini più clamorosi della storia dello sport, anche se fu parzialmente “agevolato” dalla lunga indisponibilità di Monica Seles, unica tennista capace di rompere l’egemonia della tedesca, dovuta all’aggressione subita da Gunther Parche, al torne di Amburgo nel 1993.

Se parliamo di longevità però, non c’è uomo o donna sulla terra che possa vantarsi di aver avuto una carriera lunga e vincente come quella di Martina Navratilova. La ceca, naturalizzata americana, ha portato a casa 49 prove dello slam, tra singolare, doppio e misto, in un periodo di tempo che si estende dal primo successo in doppio misto al Roland Garros del 1974, fino all’ultimo trionfo ottenuto nella stessa specialità allo Us Open 2006, quando le mancavano due mesi al compimento del cinquantesimo anno di età. In singolare ha giocato dal 1973 al 1994, portando a casa 18 slam, 167 tornei complessivi(record assoluto) e vincendo addirittura 1442 partite.In doppio altro primato con 177 tornei vinti. Ovviamente mai nessun altro tennista, uomo o donna, è mai riuscito a fare tanto.

Tutti questi campioni, capaci di dominare il tennis per lunghissimi periodi, hanno in comune un grandissimo talento, quello che non marcisce con il passare degli anni, ma rimane immutato e si adatta al nuovo che avanza. Tutti loro, hanno dimostrato al mondo che nello sport, come nella vita, non è importante l’età che hai sulla carta di identità, ma quella che ti senti dentro, nella mente, nel fisico.. e nel cuore.


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