GLI IRRIDUCIBILI DEL TENNIS

TENNIS - L'infortunio, l'oblio e poi la graduale rinascita. Un percorso lento e difficile che accomuna alcuni dei grandi protagonisti di Flushing Meadows. Da Robredo a Hewitt, passando per la nostra Flavia Pennetta
martedì, 3 Settembre 2013

Tennis. Per loro dev’essere quasi una sorta di prassi. Cadere e poi rialzarsi, caparbiamente. Un passo alla volta, senza fretta, ma con inscalfibile determinazione. Come se fosse la cosa più normale del mondo, come se non non esistesse un’alternativa. E un’alternativa, per loro, in fin dei conti non c’è. Il rientro dopo un infortunio non è mai cosa semplice, soprattutto quando sei in là con gli anni; dev’essere soft e graduale, occorrono umiltà e tanta voglia di rimettersi in gioco. Qualità, queste ultime, che sicuramente non mancano a Tommy Robredo, ex top 10 oggi numero 22 del Ranking. “Non c’è nulla nella vita che mi riempie di felicità come poter giocare a tennis”, diceva Tommy un anno fa. Lo spagnolo allora era al rientro da un infortunio alla coscia della gamba sinistra che lo aveva tenuto lontano dai campi di tennis per 7 mesi. Un’infinità di tempo per chi di questo sport proprio non vuole – e non può – fare a meno. Bisogna ripartire dal basso, cancellare ciò che è stato, ché nessuno ti regala niente, anche se sei stato in top 5. E così ha fatto Robredo, ricominciando dai Challenger, mettendo in cascina fiducia e sensazioni positive prima ancora che vittorie.

Col tempo l’iberico si è tolto le prime, vere soddisfazioni. Ad aprile ha vinto il 250 di Casablanca mettendo in fila Paire, Wawrinka e Kevin Anderson, poi ha raggiunto i quarti di finale a Barcellona e a Oeiras. Al Roland Garros si è addirittura ritagliato un piccolo spazio nella storia del tennis, recuperando per tre volte di fila uno svantaggio di due set – come nessuno negli Slam nell’Era Open. Dopo la sconfitta subita per mano di Murray a Wimbledon, c’è stato un piccolo calo tra Bastad e Amburgo prima dell’exploit di Umago. Agli US Open è arrivata infine l’ultima gemma del 31enne di Hostalric, la vittoria su Roger Federer in tre set. È vero, l’elvetico, sempre vittorioso negli altri 10 precedenti, ci ha messo parecchio del suo – com’era inevitabile che fosse -, ma a Robredo va dato comunque atto di aver saputo irretire Roger giocando un tennis solidissimo, tatticamente ineccepibile. Ora per lo spagnolo c’è l’improba sfida contro Nadal, un altro che di infortuni e (a dir poco clamorosi) recuperi se ne intende parecchio. Inutile mettersi a sciorinare ancora una volta gli incredibili numeri del toro di Manacor dal suo rientro in campo dopo i 7 mesi di infortunio. Basta e avanza il bilancio tra vittorie e sconfitte: 53-3.

Ma il comeback non è prerogativa solo degli spagnoli. A Flushing Meadows è uscito di scena al terzo turno contro Youzhny, ma la sua stagione resta comunque da incorniciare. Stiamo parlando di Tommy Haas, 35enne numero 13 della classifica mondiale. Infortuni reiterati lo hanno accompagnato per tutta la carriera, le cicatrici lo segnano ancora oggi. Tra i 17 e i 18 anni si spezza entrambe le caviglie, poi arriva qualcosa di ancora più grande. L’incidente occorso ai suoi genitori, caduti dalla moto che lo stesso Tommy gli aveva regalato, lo segna nel profondo. Saranno mesi difficili, il suo tennis ne risente. “La mia carriera è stata tutta un su e giù”, ammette il tedesco. Tra infortuni e risalite è arrivato a un passo dalla top 10 a 35 anni suonati, dopo essere stato numero 2 più di dieci anni fa. “Sono tornato tante volte, ma sono ancora in grado di giocarmela con i migliori. Spero solo di restare in salute e di continuare così anche nel 2014”.

Impossibile poi, in un contesto simile, non citare un autentico campione di testardaggine, un atleta capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo innumerevoli volte; uno che la resa non l’ha mai nemmeno presa in considerazione: Lleyton Hewitt. L’australiano dal 2007 a oggi ha subito una sequela impressionante di infortuni. Prima sono le anche a tormentarlo, poi l’alluce del piede sinistro. Ma Lleyton è andato avanti, lottando e sudando, senza guardarsi mai indietro. Il rendimento non è più quello degli anni d’oro, ma la tigna e la voglia di esserci sono immutate. Agli US Open ha battuto Del Potro tra lo stupore di tanti, non di tutti.  Anche la nostra Flavia Pennetta è rientrata a febbraio dopo un’operazione al polso. Sette mesi di stop e un sacco di incognite a pesare sul futuro. Oggi Flavia è ai quarti di finale del Major americano, pronta a giocarsi una semifinale che solo due settimane fa sembrava pura utopia.

Risalite rese possibili, forse, anche dalle enormi difficoltà riscontrate dalle nuove leve, incapaci di dare continuità ai propri risultati. Già, perché il nuovo non solo non avanza in questo periodo storico, ma nemmeno dà l’impressione di poter avanzare di qui a breve. E loro, gli irriducibili, non chiedono di meglio.

 


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