GLI ITALIANI SOFFRONO DI ELIMINAZIONE PRECOCE

La stagione 2014 è stata una battuta d'arresto per i Top italiani: fine di un ciclo o semplice debacle?

Tennis. L’annata per gli italiani del circuito ATP non è stata delle migliori: eliminazioni particolari, infortuni e prestazioni sottotono. Sebbene ci siano diversi fattori da considerare, le aspettative legate ai giocatori del bel paese erano decisamente migliori rispetto ai risultati raccolti fino a questo punto, con i tornei che ancora devono essere disputati che non lasciano moltissimi margini di miglioramento.

I numeri portano ottime notizie solo per Simone Bolelli: il bolognese, che a marzo dello scorso anno ha subito un intervento chirurgico al polso, è riuscito a ripartire da una classifica che lo vedeva oltre la trecentesima posizione nel ranking mondiale, riportandosi ben dentro alla Top100 a suon di Challenger e di ottime prove anche nei pochi tornei ATP disputati dal rientro. Le 28 primavere non sono pochissime ed il fisico inizia a richiedere una maggiore gestione nel corso della stagione, ma i segnali visti sono molto incoraggianti, con una sola eliminazione al primo turno e 5 eliminazioni al secondo, considerate anche le ottime prove con Nishikori a Wimbledon, con Raonic a Roma e con Robredo agli US Open.

Per Paolo Lorenzi, uno che vive di Challenger e di dita incrociate nei draw del circuito maggiore, ci sono anche dei significati diversi per dei risultati che per altri sarebbero poca cosa: dopo lo smacco del sorteggio di Wimbledon, senza alcuna chance contro il sette volte campione Roger Federer, il primo turno a Flushing Meadows vinto contro il giovanissimo Yoshito Nishioka è stata una ricompensa eccezionale per la sua bellissima carriera, con la prima vittoria in un torneo Slam che è arrivata a 32 anni(finalmente, verrebbe da dire). Per lui, che ha fatto la spola tra la Top100 e le immediate vicinanze, 6 eliminazioni al primo turno e 6 al secondo non sono poi così disastrose; la classifica dice -5 rispetto allo scorso anno di questi tempi, anche se Lorenzi può dormire sonni tranquilli vista la grande continuità che dimostra anno dopo anno, a dispetto di tutto.

Andreas Seppi, e tutto cambia. Il bolzanino, che ha sempre fatto, come il buon Lorenzi, della constanza di rendimento un suo punto forte, quest’anno ha visto diminuire drasticamente il livello del suo gioco, con il fisico che ha influito negativamente. Sono 7 le eliminazioni al primo turno e ben 11 quelle al secondo, con altre varie brutte prestazioni che sono state parzialmente coperte da qualche “bye” ottenuto ad inizio torneo. Troppe battute d’arresto e troppi problemi in quegli incontri che non dovrebbero costituire minacce di serie A; battute d’arresto che sono costate ben 23 posizioni in classifica dallo scorso anno ed un inizio di 2015 che si preannuncia tutt’altro che facile, sempre che gli obiettivi siano verosimilmente rimasti gli stessi. Un calo ci può stare, ma la ripresa deve essere quasi immediata, anche perché gli anni passano e il canto del cigno si avvicina.

Fabio Fognini, considerato il tennista in attività più controverso che il nostro tennis possa annoverare, ci ha abituato a qualsiasi tipo di exploit, dal più bello al più negativo: le eliminazioni ai primi turni sono poche (2 al primo turno e 3 al secondo) anche se va detto che la sua posizione in classifica rende le cose più agevoli visti i tanti “bye” di cui ha potuto usufruire. Se escludiamo i quarti turni agli Australian Open ed ai Masters1000 di Miami e Indian Wells, oltre al solito “golden month” sulla terra rossa, i risultati importanti, che un po’ tutta la piazza si aspettava da lui, non sono arrivati, con i flop che bruciano di più che si chiamano Barcellona, Madrid e Roma. Non si può vivere di sola terra, o comunque sulla superficie “di casa” si devono fare sfaceli, perché le occasioni poi passano ed i frutti raccolti iniziano ad essere sempre meno, se di giocatore importante stiamo parlando.

Fanno così paura i primi turni di un qualsiasi torneo? Occorre un cambio di rotta se si vuole tornare ai fasti del passato, con le nuove generazioni che devono tornare a dire la loro su più superfici, e i quattro araldi del nostro tennis che devono confermare quanto di buono fatto nelle stagioni più luminose.


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