GRAZIE ROBERTA: IL TENNIS HA ANCORA BISOGNO DI TE

Lascia il tennis Roberta Vinci, tante vittorie ma una ancora da realizzare: tramandare la sua arte

Tennis. Roberta Vinci ha oggi appeso la racchetta al chiodo, ma solo per quel che concerne l’attività da giocatrice professionista del Circuito Wta. Questo, almeno, quello che chiunque ami il tennis si augura: perché sarebbe un delitto tenersi tutto per se, senza che venga tramandato il tennis più fantasioso e tecnico che questo sport abbia mai visto in Italia, in particolare in campo femminile.

Ripercorrere la carretta della tennista tarantina senza che scorrano delle immagini che possano ritrarre un’istantanea dei suoi eleganti e armoniosi gesti tecnici, o ancor meglio dei video in grado di rendere idea di ciò che era il tennis e che non sarà più, col suo addio. Scompare gran fetta di quel modo di usare la racchetta, non robotizzato ma reso arte, come un dipinto da lavorare col pennello, maneggiando il manico con sinuosità e testa.

E’ quello che lei ha fatto partendo dai campi pugliesi, incrociando i guantoni con la quasi coetanea Flavia, non potendo nemmeno lontanamente immaginare che anni, tanti anni dopo, si sarebbero sfidati per la finale degli Us Open 2015, vinti dalla Pennetta. Eppure di quel torneo resta memorabile una partita, la precedente, che costrinse a spegnere i sogni di una indomabile Serena Williams, la quale aveva vinto tutti gli Slam stagionali e che aveva una Nazione intera sulle spalle pronta a festeggiarla dinnanzi alla vittima sacrificale.

Roberta merita, al di là dei freddi numeri che non spiegano la bellezza del suo tennis, vengano comunque snocciolate le statistiche di una carriera fenomenale. 10 titoli vinti su 15 finali disputate in singolare, già segno tangibile della mentalità vincente della Vinci. Altro dato non trascurabile, ha vinto su tutte le superfici, a dimostrazione di una completezza tecnica e fisica eccelsa. Il miglior risultato Slam è ovviamente la Finale a New York, ben figurando anche a Wimbledon grazie al suo gioco verticale.

E’ ovviamente al doppio che Roberta, soprattutto prima degli Us Open 2015, deve gran parte della sua fama e successi. 25 tornei Wta, quasi tutti con Sara Errani, ma in particolare il Career Grand Slam, chiuso con il successo a Wimbledon. 5 tornei Slam vinti, una n.1 occupata a lungo nel Ranking Wta di doppio, mentre in singolare si è issata all’età di 33 anni alla best position di n.7 del mondo. Due le semifinali raggiunte nelle Wta Finals di soppio, oltre ai quarti nelle Olimpiadi di Rio e Londra. L’ultimo titolo in singolare, giunto a San Pietroburgo nel febbraio del 2016.

Roberta ha tantissimo da dare ad un ricambio generazionale che tarda ad arrivare. Forse si sentirà un po’ fuori posto per l’evoluzione tecnica e fisica intrapresa dal tennis moderno, ma lei è la dimostrazione vivente di come una mingherlina dal tagliente slice possa abbattere un portento americano che serve a 210 km/h. 21 anni di carriera, la prima vittoria a 24 anni a Bogotà quando sembrava troppo tardi per assistere alla campionessa che poi avremmo invece ammirato. E infine, le  4 vittorie storiche in Fed Cup, di cui è stata favolosa protagonista, scrivendo le più belle pagine nella storia dello sport della racchetta, al femminile.

Grazie di tutto, Roberta!

 


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