GREG RUSEDSKI, UN CAMPIONE TRA I CAMPIONI

TENNIS - Compie quarant'anni l'ex numero 4 del mondo canadese di passaporto britannico. Quindici affermazioni lo rendono uno dei più forti tennisti degli anni '90 pur senza vittorie pesanti. Buon compleanno Greg!

Una forza della natura. Un servizio mancino straordinario, uno dei più potenti ed efficaci della storia del tennis. Le capacità per battere chiunque nelle “sue giornate”, anche i più forti, tra i quali Pete Sampras.
Il personaggio in questione è Greg Rusedski, nativo di Montreal, in Quebec, naturalizzato britannico dal 1995, che compie oggi 40 anni.

Rusedski, madre inglese e padre tedesco di origini polacche, nasce e cresce in Canada e diviene professionista nel 1991 difendendo i colori della nazione di nascita.
La prima affermazione nel circuito maggiore del giovane Greg si celebra a Newport, nel 1993, quando sconfigge in finale l’argentino Javier Frana, col punteggio di 7-5 6-7(7) 7-6(5), al termine di un’estenuante battaglia. Nello stesso anno, il ventenne canadese disputa un’altra finale, a Pechino contro lo statunitense Michael Chang, che si impone per 7–6, 6–7, 6–4.

Se il 1994 è un anno di transizione per la carriera di Rusedski, lo stesso non si può dire della stagione successiva, nella quale – oltre al cambiamento di nazionalità – Greg ottiene il suo secondo successo ATP a Seul, dove sfrutta il ritiro del tedesco Lars Rehmann e conquista l’unica finale della sua carriera sulla terra battuta nel torneo statunitense di Coral Springs.

Facilitato dal gran servizio, suo colpo fondamentale e maggiormente sviluppato, Rusedski predilige un gioco volto all’attacco, fatto soprattutto di “serve & volley”, che lo rende più competitivo sulle superfici veloci rispetto a quelle più lente, come la terra rossa.

Il 1997 è l’anno della svolta per il neo-britannico, che riesce a conquistare due tornei ATP e altrettante finali perse, ma il risultato di maggior spicco resta, oltre al quarto di finale raggiunto a Wimbledon, la finale ottenuta a Flushing Meadows, persa – due giorni dopo il suo ventiquattresimo compleanno –  in quattro set dall’australiano Pat Rafter con lo score di 6–3, 6–2, 4–6, 7–5.
Il 5 ottobre vince a Basilea il torneo e dalla settimana successiva raggiunge il suo best ranking, la quarta posizione, che rimarrà per lui un ostacolo invalicabile.

Comincia, piano piano, un lento declino che lo porterà – anche a causa di alcuni infortuni – ad appendere la racchetta al chiodo nell’aprile del 2007, all’età di 34 anni. Ciò nonostante, nel periodo tra il 1998 e il ritiro, Rusedski conquista 10 titoli ATP, il più prestigioso dei quali – nel 1999 – è la Grand Slam Cup, giocata a Monaco di Baviera.

Ricordato spesso per una violenta polemica a Wimbledon nel 2003 contro Andy Roddick per una palla chiamata “out” dal pubblico ed il conseguente punto assegnato allo statunitense, Rusedski, una volta ritiratosi dall’attività, ha intrapreso una doppia carriera, tra il commentatore per la televisione inglese ed il responsabile del modernissimo Centro Tecnico Nazionale della LTA (Lawn Tennis Association), nel quale cura e osserva i giovani prospetti britannici, nel tentativo di coltivare uno dei nuovi fenomeni mondiali per un tennis britannico che, escluso Andy Murray, ha il solo Dan Evans in grado di competere a buoni livelli ed ha dunque un disperato bisogno di qualche nuova leva a cui far fare esperienza. A Greg il non facile compito, consapevole, come riportato tempo fa dallo stesso Rusedski, che le basi ci sono ed ora bisogna solo lavorarci.

Greg Rusedski, un canadese divenuto britannico, un gentleman con la foglia d’acero nel cuore, competitivo, ma non troppo, sfortunato ad essersi trovato a giocare in un periodo di grandi talenti tennistici. Un servizio che faceva sognare, il gigante buono che non aveva peli sulla lingua, che non aveva problemi ad esternare qualsiasi pensiero gli passasse per la testa. Un tennista come lui manca nel circuito, ma in bocca al lupo per la carriera intrapresa. Nel frattempo, tanti auguri Greg!


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