GUSTAVO KUERTEN: “IN BRASILE I GIOVANI TALENTI SI PERDONO PER STRADA”

Lunga intervista al tre volte campione del Roland Garros: “Ci sono tantissime iniziative. Ma sono tutte isolate. Manca una piattaforma comune e un sistema di lavoro strutturato che coinvolga tutto il paese”.
lunedì, 29 Febbraio 2016

Tennis – Nessuno meglio di lui può avere ben presente quale sia lo stato del movimento del tennis in Brasile. Gustavo Kuerten, tre volte campione al Roland Garros e tennista brasiliano senza dubbio più forte della storia, concede una lunga intervista a puntodebreak.com in cui analizza la situazione tennistica nel proprio paese e l’evoluzione che il movimento ha avuto dal 2008, anno del suo ritiro, fino ad oggi.

“Ho l’impressione – dice Guga Kuerten – che il tennis in Brasile stia attraversando una normale fase di crescita. Quando vinsi il Roland Garros per la prima volta, nel 1997, il movimento crebbe in maniera dirompente. Ora la crescita si sta assestando, ma credo stia andando avanti. Stiamo cercando di organizzare meglio il movimento e questo darà migliori risultati nel lungo periodo”.

Anche perché in questa fase i risultati non sono proprio confortanti. Anche se, in realtà, potrebbe andare peggio. Marcelo Melo è numero 1 del mondo di doppio e ha vinto il Roland Garros nel 2015, mentre Burno Soares ha vinto gli Australian Open 2016 in doppio e doppio misto: “Inoltre – aggiunge l’ex numero 1 del mondo – Thomaz Bellucci è stato nella top 40 per 5 anni. Teliana Pereira ha vinto due Wta sulla terra battuta lo scorso anno e il giovane Thiago Monteiro ha battuto Jo Wilfred Tsonga e Nicolas Almagro a Rio e San Paolo. Tutto fra brodo”.

Dunque il bilancio dell’ex tennista dallo splendido rovescio a una mano è senza dubbio positivo. Ma manca ancora qualcosa. E il pensiero di Kuerten va alle infrastrutture e alle competenze di allenatori e preparatori atletici: “Stiamo facendo bene, ma abbiamo ancora carenze nei metodi di allenamento. Abbiamo bisogno di allenatori e preparatori con grandi qualità e preparazione. Anche perché in un paese grande come il Brasile ci vuole tempo sia per seminare che per raccogliere i frutti di tutto il lavoro”. Che ovviamente sono i giovani talenti del tennis.

È questa mancanza di progettualità diffusa e comune che a Gustavo Kuerten proprio non va giù: “Il Brasile è un paese con molti limiti. Anche politici. Quando il tennis diventerà uno sport popolare ed entrerà a far parte del sentire comune e del dominio pubblico e anche politico diventerà più facile ottenere risultati” conclude il vincitore di 20 titoli Atp. Che ha le idee chiare anche sulla principale lacuna del movimento del tennis nel suo amatissimo paese: “Manca un sistema di lavoro. È questo il nostro più grande problema. Non siamo mai riusciti a lanciare un programma di formazione strutturato per sviluppare il nostro tennis. Il modo migliore – riflette ancora Kuerten – sarebbe quello di fare investimenti per costruire una piattaforma unica”.

Sembrerebbe facile a dirsi, ma la realtà, a giudicare dalle parole di un brasiliano che di tennis ne capisce, è ben differente: “Ci sono un sacco di singoli progetti, ma non sono sufficienti. È necessaria una base comune. E quello che manca sono gli allenatori preparati. Quali sono i 20 allenatori brasiliani oggi?” si chiede ancora Guga. “Abbiamo bisogno di sederci tutti a un tavolo e aprire un dibattito, vederci spesso e implementare una strategia. Allo stato attuale, le idee ci sono ma i progetti sono isolati e frammentati”.

Il pensiero va poi alle Olimpiadi di quest’anno, un punto di partenza perfetto per una crescita sostenibile: “Ci sono stati grandissimi investimenti negli ultimi cinque anni. La qualità della vita di tutti gli atleti brasiliani è migliorata rispetto al passato. Ma la vera sfida – insiste il vincitore degli Internazionali 1999 – sarà quella di gestire il dopo Olimpiadi. Perché non ci saranno più i consistenti investimenti di quest’ultimo periodo e noi dobbiamo essere preparati per questo. Il paese non ha mai investito così tanto nel tennis e sta a noi programmare il futuro per far valere questa ottima base di partenza”.

Anche perché il pericolo di disperdere in poco tempo le energie investite in un progetto èdietro l’angolo. E Gustavo Kuerten sembra saperlo bene: “In Brasile si è sviluppata la cattiva abitudine di perdere per strada i giovani talenti tra i 18 e i 25 anni. È un vero peccato. Non sanno a cosa vanno incontro, quella è un’età in cui si ha molta paura e si è portati a rinunciare. E il Brasile non sa gestire bene questo fenomeno”.

Un esempio positivo per il paese sudamericano potrebbe essere quello della Francia: “In Francia è più facile perché ci sono basi solide. I giovani di talento hanno molte opportunità. Invece, in Brasile è diverso”. E Thiago Fernandes, ex numero 1 del mondo juniores, è un esempio calzante: “Ha rinunciato a giocare a 20 anni – tuona Kuerten – e così ha fatto anche Bruno Rosa. È più facile affrontare la difficoltà quando si ha una cartina stradale e si può capire in quale direzione andare. Ma se si cammina alla cieca le difficoltà aumentano. Eppure i successi potrebbero essere dietro l’angolo”.

La soluzione resterebbe sempre quella di un sistema strutturato di formazione: “I giovani hanno bisogno di fissare obiettivi, di fare un passo per volta con l’assistenza di gente che è stata sul circuito. È un po’ come nel calcio. I migliori talenti vanno al Flamengo o al Fluminense e fanno esperienza. In Argentina è lo stesso, ma gli argentini sono più bravi di noi brasiliani perché hanno più coraggio quando si tratta di gestire la pressione nei momenti difficili”, spiega ancora ll’ex tennista nato a Florianopolis.

Ad ogni modo, il Brasile può contare anche sulla presenza dei due torneo di San Paolo e Rio, che negli ultimi anni sono diventati due appuntamenti fissi per molti tennisti in questo periodo dell’anno: “Sono fondamentali. L’Open di Rio è come un mini Roland Garros e per noi è meraviglioso ospitare un evento del genere. Anche perché si tratta di un volano di sviluppo anche per il nostro tennis. I giovani sono sempre più interessati al tennis e si ispirano ai grandi campioni. Tra l’altro, negli ultimi anni vi hanno preso parte otto giocatori classificati tra i primi 30 dell’Atp. È stata una grande conquista. Gli organizzatori stanno facendo un gran lavoro e sono molto professionali. E Rio è una città bellissima” conclude Guga Kuerten.

Foto: Gustavo Kuerten ha vinto il Roland Garros nel 1997, nel 2000 e nel 2001. (www.zimbio.com)


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