HELEN WILLS MOODY. 110 ANNI DALLA NASCITA

Una delle più grandi campionesse di tutti della storia. A suo tempo, una della prime icone del tennis femminile, punto di riferimento per tutte le generazioni a lei successive. E non solo in campo.
martedì, 6 Ottobre 2015

Tennis – Sono passati 110 anni dal giorno della sua nascita. Eppure Helen Newington Wills, meglio nota come Helen Wills Moody, non può e non deve essere dimenticata. La tennista nata a Centerville, in California, è ancora oggi un patrimonio del tennis. “Non dimentichiamoci di inserire Helen Wills Moody nel dibattito sul Goat (Greatest of all times)” scriveva www.tennisworld.com il 24 agosto 2015. Erano i giorni immediatamente precedenti gli Us Open e il dibattito si era aperto per la possibilità che Serena Williams aveva di completare il Grand Slam in una sola stagione, riconoscimento che l’avrebbe senza dubbio inserita di prepotenza nel novero dei papabili al trono di tennista più forte di tutti i tempi.

E allora era facile pensare a Martina Navratilova, a Chris Evert o a Steffi Graf. Ma il fatto che si sia pensato a una tennista nata ben 110 anni fa, agli albori del ‘900, non è così scontato. E allo stesso tempo non è così scandaloso. Perché ci sono pochi dubbi sul fatto che Helen Wills Moody detenga ancora oggi un posto tra i più grandi dello sport della racchetta. Ci sono 19 titoli del Grande Slam nella sua bacheca (più nove in doppio), tra cui otto affermazioni a Wimbledon, sette a Flushing Meadows e quattro a Parigi. Meglio di lei, nella storia, hanno fatto soltanto Margaret Court (24), Steffi Graf (22) e Serena Williams (21). Ma non ci sono riuscite due che nei dibattiti sul Goat ci entrano spesso e volentieri: Martina Navratilova e Chris Evert.

Quando alla fine della storia un fantomatico consiglio supremo del tennis si riunirà per decidere chi sia la più grande di tutti i tempi, nell’esaminare le performance di Helen Wills Moody non dovrà nemmeno dimenticare il doppio oro olimpico di Parigi 1924 (in singolare e in doppio), conquistato nell’ultima edizione della rassegna a cinque cerchi prima del 1988 in cui era presente il tennis. E dovrà anche tener conto del fatto che la tennista californiana non prese mai parte agli Australian Open.

Erano tempi diversi, era un tennis diverso, ma i numeri sono immutabili anche a secoli di distanza. Helen Wills Moody ha vinto in carriera 398 partite e ne ha perse soltanto 35. Tra il 1927 e il 1932 ha ottenuto una striscia vincente di 158 incontri. E nelle prime sedici finali disputate in carriera non ha mai perso un set.

Il suo nome, tuttavia, è legato in maniera indissolubile a un evento. Come Rafael Nadal contro Roger Federer negli anni Duemila, come John McEnroe vs Bjorn Borg e Martina Navratilova vs Chris Evert prima ancora, i ruggenti anni Venti furono il teatro della sfida tra Helen Wills Moody e la divina Suzanne Lenglen. Era 16 febbraio 1926 e si giocava a Cannes. Helen Wills Moody era la giovane rampante. Suzanne Lenglen la regina incontrastata. Ma in campo c’erano due continenti, due stili, due filosofie. Il piccolo circolo tennistico non riuscì a contenere tutti gli spettatori giunti per assistere alla sfida del secolo. Si racconta di gente che si arrampicò sugli alberi per poter vedere anche solo un istante del match. Emozioni, colpi di scena e capovolgimenti di fronte portarono alla vittoria finale della regina Lenglen (6-3, 8-6) in quello che è e rimarrà l’unico incontro tra le due. Forse sarebbe stato più soddisfacente se le due avessero messo in piedi una rivalità più “giocata”. O forse è meglio così. Una sola sfida che assume i connotati di una leggenda.

Leggenda, un termine che viene facile tirare in ballo quando si parla di nomi pesanti come quello di Helen Wills Moody. Una tennista che fa parte della International Tennis Hall of Fame dal 1969. Ma soprattutto una donna capace di giocare e nello stesso tempo di laurearsi in belle arti all’università di Berkeley, una donna dallo sguardo impenetrabile – da qui il soprannome “Little miss poker face” – ma che impressionava, a quei tempi, per il modo di vestire. È merito suo la prima rivoluzione del vestiario del tennis. Helen Wills Moody indossava la visiera, le gonne al ginocchio e vestiti alla marinara, segnando il passo rispetto alle gonne alla caviglia e ai classici corpetti in uso a quei tempi. E il suo senso estetico è mai venuto meno. Dal 1939, anno del ritiro, Poker Face si è dedicata alla pittura e alla scrittura, conducendo un’esistenza serena e tranquilla fino al 1° gennaio 1998, giorno della sua morte, avvenuta a Carmel (Monterey, California).


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