HENMAN: “MURRAY HA CLASSE MONDIALE CHIUNQUE SIA IL SUO COACH”

TENNIS - L'ex numero uno britannico si esprime a lungo sul suo erede Murray parlando del divorzio da Lendl del cambio di coach ed in generale della stagione che ci dobbiamo attendere dallo scozzese. Quando gli si chiede se possa essere lui il successore di Lendl scherza: "Non ho mai avuto un vero lavoro, non lo voglio certo adesso!"
giovedì, 24 Aprile 2014

Tennis. Da sempre idolo indiscusso del campione in carica di Wimbledon Andy Murray, l’ex numero uno britannico Tim Henman nonché connazionale dell’attuale numero 8 del mondo dice la sua sul suo “successore” che finalmente ha riportato in patria il trofeo dei Championships in particolare in merito al dilemma riguardante la scelta del nuovo coach dopo il divorzio inatteso da Ivan Lendl che tanto merito ha avuto nella vittoria di Londra. Ecco le impressioni di Henman a riguardo riportate dal Daily Mail qualche giorno fa.

Molte persone sono rimaste sorprese, alcune anche scioccate, quando Ivan Lendl ha comunicato che non sarebbe più stato il coach di Andy Murray, in special modo dopo averlo portato lo scorso anno a vincere Wimbledon. Si è trattato di un duro colpo per lo scozzese?

Ivan ha fatto un grandissimo lavoro con Andy. Lo ha portato al top aiutandolo a conquistare la corona di Wimledon soprattutto contribuendo all’evoluzione del suo gioco. Quando divorzi dal tuo coach è sempre importante prendere tutte le cose positive. Andy dovrà dunque riflettere sul fantastico lavoro fatto con Ivan e sono sicuro userà questa esperienza per andare avanti. Non dimenticherà tutte le cose importanti insegnategli da Ivan. Se questo sarà un brutto colpo per lui? No, Andy è un tennista di classe mondiale e continuerà ad esserlo chiunque sarà il suo coach.

La domanda ora è: chi sarà il suo nuovo coach? Lui ne ha avuti sette  fino ad ora mentre tu hai lavorato solo con tre – Paul Annacone, David Felgate e Larry Stefanki. Forse è stato uno sbaglio quello dello scozzese di cambiare così tanti coach?

A me è sempre piaciuta la continuità e contornarmi sempre delle stesse persone. Mi piaceva anche avere un gruppo di lavoro molto ristretto. Questo era l’ideale per me. Per Andy invece è differente: il suo staff è composto da molte più persone. Sono convinto che nelle prossime settimane o mesi troverà qualcuno in grado di prendere le redini. Non credo che aver avuto più coach abbia influito sulla sua carriera come i risultati evidenziano. Evidentemente ha bisogno semplicemente di provarne di più per trovare quello che meglio gli si adatta.

Il Roland Garros è alle porte. Quanto sarà importante per Andy approcciare il prossimo Slam con un coach nel suo angolo?

Non credo sia una variabile fondamentale. Ha abbastanza esperienza ed ha giocato abbastanza a lungo per conoscere a pieno il suo gioco e sapere cosa va fatto anche senza l’aiuto di un coach.  Se nel frattempo troverà qualcuno che risponde alle sue esigenze e che è disponibile a prendere l’incarico tanto meglio! Se invece non troverà nessuno fino ad allora potrà benissimo affrontare la spedizione in Francia facendo appello solo al suo staff.

Sembra esserci un trend significativo tra gli ex tennisti. Cioè quello di ricoprire cariche di coach, vedi Boris Becker con Novak Djokovic, Stefan Edberg con Roger Federer o Goran Ivanisevic che segue Marin Cilic. Ebbene Tim Henman nell’angolo di Andy Murray? È pura fantasia?

Attualmente sono nel board di Wimbledon, incarico che mi piace molto e che al contempo mi porta via un sacco di tempo. Fare il coach è un qualcosa che ti coinvolge a tempo pieno, io ho sempre scherzato sul fatto di non avere un mai avuto un vero lavoro e non lo voglio certo adesso. Ora con una famiglia, moglie e tre figli non voglio viaggiare molto, da questo punto di vista ho già dato abbondantemente quando ero giocatore. Mi tengo sempre in contatto con i coach, seguo qualche giovane interessante. Ma fare il coach a tempo pieno non fa per me al momento.

Chi sarà dunque il nuovo coach di Andy?

È una decisione difficile, ma ovviamente tutti i migliori del mondo vorrebbero lavorare con lui. Immagino che Andy farà una lista di nomi è poi vedrà chi di quelli è disponibile. Ha uno staff di grandi persone che lo accompagna dunque sono sicuro che no si butterà in decisioni avventate.

Al momento Murray è retrocesso alla posizione numero 8 in classifica mondiale. È un segnale d’allarme? Ti aspetti che possa vincere altri Slam?

Ho sempre pensato avrebbe vinto qualche Major e la mia opinione non è assolutamente cambiata. Mi piacerebbe molto vederlo vincere in Australia dove ha già giocato una finale. Ha l’impostazione di gioco adatta per farlo. Ovviamente mi piacerebbe vederlo trionfare in tutti gli Slam, sebbene vincere il Roland Garros sarà molto dura visti i grandi campioni della terra che ci sono adesso.

Se sarà un’outsider a Parigi, che dire di Wimbledon? Ha qualche possibilità di difendere il titolo?

È un buon giocatore sull’erba come chiunque al giorno d’oggi. Sarà interessante sondare se Federer sarà in forma, sono rimasto molto impressionato dal modo in cui ha giocato in questi anni ed il suo record sull’erba non è secondo a nessuno. Se Andy sarà in forma e pronto mentalmente sarà di sicuro uno dei favoriti. Tra questi ci saranno anche Nadal e Djokovic naturalmente.

Tornando per un attimo al periodo in cui hai conosciuto Andy per la prima volta quando era un ragazzino, avevi da subito pensato che sarebbe diventato uno dei più grandi tennisti del mondo?

L’ho visto colpire qualche pallina la prima volta quando aveva 15 anni, poi l’ho visto giocare qualche match ed infine quando si era rivelato già un grande talento. Ha un tempo nei colpi perfetto, è un gran colpitore da fondo, grande atleta. Di certo vi erano delle peculiarità mentali, fisiche e tecniche ancora da migliorare ma non ho mai avuto alcun dubbio sul fatto che sarebbe divenuto un grande tennista. Se pensavo potesse un giorno vincere Wimbledon? È difficile pronosticare una cose del genere quando sono così giovani e ci sono così tante variabili in ballo, ma ho sempre pensato che Andy sarebbe potuto diventare un top 10. è stato solo quando il suo gioco si è evoluto che ho pensato avrebbe potuto vincere anche uno Slam. È stato qualcosa di fantastico seguire il suo successo durante quel periodo.

In quel periodo quali consigli gli hai dato per gestire la pressione di essere uno dei maggiori tennisti di un paese come l’Inghilterra? Tu avevi uno come Greg Rusedski con cui dividere questo fardello. Per Andy è stato diverso non avendo nessuno che gli togliesse per un momento le luci dei riflettori britanniche sempre puntate addosso.

Abbiamo affrontato molte chiacchierate in cui abbiamo discusso di molte cose: come trattare con la stampa, giocare a Wimbledon. Il messaggio che ho cercato sempre di far passare è stato quello di controllare sempre le cose che poteva controllare ossia la sua preparazione e le sue prestazioni. Inizialmente con la stampa era molto aggressivo. Leggeva molto i giornali e le cose che si dicevano di lui. C’erano momenti in cui era frustrato quando leggeva articoli negativi sul suo conto ed io gli ho sempre detto di non tenerli mai in considerazione. Da quei primi giorni è molto maturato avendo anche accumulato molta esperienza a riguardo. Ha un gran team che lo supporta e lui riesce a gestire tutto in maniera ottima.

Da allora le dinamiche tra di voi sono cambiate?

Parlo ancora con Andy e sono sempre disponibile per qualunque cosa. Riesco a comprendere la pressione cui è sottoposto quotidianamente. Se ha bisogno di confrontarsi con me su qualcosa io sarò a sua disposizione. Vige un mutuo rispetto tra di noi. Sono stato felice di vederlo migliorare e raggiungere i traguardi che ha raggiunto. Quando ha bisogno di aiuto o consigli sarò sempre aperto e disponibile.   


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