I 31 ANNI DI VERDASCO, TRA SUCCESSI MANCATI E LOVE STORY

Tanti auguri a Fernando Verdasco che compie oggi 31 anni. Una carriera, quella del madrileno, che poteva regalargli qualche successo in più. Con il rimpianto, poi, di quella semifinale a Melbourne del 2009 contro Rafa.
sabato, 15 Novembre 2014

Tennis. Essere spagnolo, mancino e amare la terra rossa non basta per diventare numero uno del mondo. Lo sa benissimo Fernando Verdasco, che dentro casa ha visto crescere quel ragazzo con 3 anni di meno, con qualche caratteristica simile che però poi ha conquistato il tennis mondiale. Non è riuscito in questo il secondo mancino di Spagna, nato a Madrid 31 anni fa, ma ha comunque detto la sua in un mondo ormai votato alla potenza e alla resistenza nella quale forse però poteva fare qualcosa di più. Verdasco vive oggi, a 31 anni suonati, una fase di stanca della carriera: i suoi ultimi due anni non hanno certo rappresentato qualcosa da ricordare. C’è stato qualche tentativo di far notare ancora la propria instancabile presenza,  come ad esempio Wimbledon del 2013 che lo ha visto arrivare fino ai quarti di finale. Ma nel complesso tra infortuni vari e problemi tecnico tattici dei primi anni di Fernando Verdasco si è visto veramente poco o nulla.

Soprattutto di quel Verdasco capace di giocare forse la più bella partita della carriera, proprio contro Rafael Nadal, nella semifinale degli Australian Open 2009, talmente perfetta e incompiuta che l’ha terminata poi con due doppi falli nel game decisivo, il secondo dei quali proprio sul match point. Un po’ la fotografia della carriera di Fernando, sempre lì a lottare per poi non riuscire spesso a capitalizzare. A testimonianza di questo ci sono le finale giocate in carriera: 19, di cui 13 perse e soltanto 6 quelle vinte.

Il primo sigillo arriva nel 2004, anno di svolta della carriera: scala, infatti, qualcosa come una cinquantina di posizioni nel ranking. A marzo centra la prima finale Atp (Acapulco) persa contro Carlos Moya ma ad aprile il primo titolo diventa realtà. Siamo in Spagna, e, ovviamente, siamo sulla terra rossa. Fernando questa volta si impone contro un connazionale e sconfigge in due set Albert Montanes. A neanche 21 anni arriva così la prima grande gioia sportiva per uno dei tanti spagnoli pronti a conquistare il tennis. Il 250 valenciano resta però per tanto tempo l’unico sigillo di Verdasco, gli anni cominciano a passare e in campo i trofei continuano a non arrivare: perde le finali di Kitzbühel nel 2005, di San Pietroburgo nel 2007 e di Nottingham nel 2008.

La maturazione sembra finalmente arrivata intorno ai 25 anni. Nel 2008, infatti, dopo 4 lunghissimi anni di digiuno (ma non sarà l’ultima volta) si impone a Umago contro Igor Andreev, e nel 2009 a New Hewen vince il primo titolo sul cemento, ancora un 250, questa volta in finale contro il padrone di casa Querrey. Ma il 2009 è soprattutto l’anno della cavalcata fino alle semifinali degli Australian Open, di quella semifinale persa dopo 5 ore e 11 minuti di gioco contro Rafa 6-7(4) 6-4 7-6(2) 6-7(1) 6-4, dopo essere stato 4-4 al quinto avanti 0-30 su servizio del connazionale. Chiuso il capitolo Australian Open però per Fernando si è aperta la stagione in cui è arrivato anche il top ranking Atp, un bel settimo posto occupato ad aprile.

Nel 2010 c’è qualche piccola conferma, vince due tornei, record di vittorie in una stagione, il 250 di San Jose e il 500 di Barcellona, lui madrileno doc. Sempre nel 2010 la seconda grande occasione della carriera gli viene negata, ovviamente, neanche a dirlo, da Rafa Nadal. La finale del Master 1000 di Montecarlo è una non partita in cui il maiorchino si impone con il punteggio di 6-0 6-1. Dalla vittoria di Barcellona (la settimana successiva la sconfitta di Montecarlo) per Fernando comincia il secondo grande digiuno: altri quattro anni senza titoli, perdendo però ben 6 finali (3 soltanto nel 2011). La vittoria è poi finalmente arrivata quest’anno sulla terra di Houston, in finale contro Nicolas Almagro.

Qualche amarezza di troppo che però non ha tolto allo spagnolo il sorriso e la voglia di giocare, senza perdere, il che non guasta, neanche quell’appeal su gentil sesso.Tante le love story coltivate dal tenebroso Fernando all’interno del circuito stesso. La Dulko, passando per Ana Ivanovic (che dopo essersi lasciata con Fernando sprofondò dalla posizione numero uno del mondo ben oltre la cinquantesima, chissà… visti i risultati di quest’anno si sarà ripresa soltanto ora), fino ad arrivare alla Wozniacki.

Tanti auguri Fernando!


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