ITALIA, SERVE UN MIRACOLO

A Ostrava, contro la Repubblica Ceca di Berdych e Stepanek, gli azzurri tornano nel World Group di Coppa Davis dopo undici anni di assenza
mercoledì, 8 Febbraio 2012

La nazionale italiana di Coppa Davis torna nel World Group dopo undici anni di assenza ma il sorteggio non è stato particolarmente benevolo nei suoi confronti e le probabilità di evitare gli spareggi per rimanere nell’elite mondiale sono davvero scarse. Nel week-end, sul velocissimo Novacrylic Ultacushion dell’Arena Ostrava, cercherà di sovvertire il pronostico sfavorevole contro la Repubblica Ceca. La formazione che vincerà, passerà ai quarti di finale e avrà la certezza di rimanere in “Serie A” mentre la squadra che perde affronterà in settembre i play-off per non retrocedere.

IERI – In principio e fino al 1992 era la Cecoslovacchia. Poi, con la separazione delle due parti, ci furono Repubblica Ceca e Slovacchia. Quindi, gli head-to-head tra l’Italia e i suoi avversari vanno divisi tra prima e dopo: Cecoslovacchia-Italia 7-2 e Italia-Repubblica Ceca 1-0. La prima sfida risale nientemeno che alla finale europea del 1928, disputata a Milano e vinta in rimonta dagli azzurri per 3-2; determinanti le due vittorie in singolare di Umberto de Morpurgo, una delle quali sul più accreditato degli avversari, quel Jan Kozeluh fratello del ben più celebre Karel, che si meritò l’inserimento nella Hall of Fame di Newport.

Da quei giorni di luglio, l’Italia dovette attendere oltre mezzo secolo prima di tornare a battere i cecoslovacchi. Accadde infatti nell’ottobre del 1979, al Foro Italico. In mezzo, sei successi consecutivi per i nostri avversari, dei quali la metà in Italia e gli altri a Praga. Ma la sfida di Roma fu particolarmente importante sia per la qualità degli incontri che, soprattutto, in quanto si trattava della semifinale interzone, vale a dire l’anticamera della finale.

In quell’occasione le cose si misero subito in salita per l’Italia, con Barazzutti che perse il singolare d’apertura contro Tomas Smid; ci pensò poi Adriano Panatta, in una delle sue più belle partite giocate nella competizione, a riequilibrare le sorti del match rifilando al giovane ma già più che promettente Ivan Lendl un doppio clamoroso 6-0 nel terzo e quarto set. L’inseparabile coppia Bertolucci-Panatta vinse il doppio contro lo specialista Smid e il “vecchio” Kodes e, in apertura di terza giornata, Barazzutti mise in carniere il punto decisivo battendo Lendl 7-5 al quinto.

L’anno successivo, però, la posta in palio si alzò ulteriormente in quanto Cecoslovacchia e Italia si giocarono nientemeno che la finale, stavolta sul Supreme Court della Sportovni Hall di Praga. Nel primo week-end di dicembre, i cecoslovacchi misero in atto la vendetta sfruttando al meglio il fattore campo. In condizioni ambientali particolarmente difficili, con alcuni giudici di linea fin troppo di parte (per non parlare del giudice di sedia Bubenik e del giudice arbitro, l’inglese Hardwick), Panatta sfiorò l’impresa nel primo singolare ma si fece rimontare due set da Smid, che si impose 6-4 al quinto non prima del “fattaccio” che condizionò il match e, forse, l’intera finale: sul 3-3 del quinto, a Smid venne infatti assegnato un punto nonostante avesse colpito la pallina dopo il secondo rimbalzo. Quella fu la classica goccia che fece traboccare il vaso e numerosi tifosi italiani sugli spalti si misero a protestare vivacemente, tanto che un paio di loro vennero portati fuori di peso dalle guardie cecoslovacche. Calmati gli animi, ma solo dopo l’intervento delle diplomazie sportive, la partita riprese e terminò, come detto, con la sconfitta di Panatta.

I padroni di casa chiusero la prima giornata in vantaggio 2-0, grazie alla vittoria di Lendl su Barazzutti, e si imposero anche in doppio alzando così per la prima e unica volta nella loro storia la celebre insalatiera. La sfida si chiuse con il risultato di 4-1 e l’Italia disertò la cerimonia di premiazione, in segno di protesta. Con quella sconfitta si chiuse, di fatto, anche il ciclo glorioso della squadra composta da Panatta, Berolucci e Barazzutti, capace di conquistare quattro finali in cinque edizioni, tutte peraltro giocate in trasferta.

Infine, unica vera sfida tra Italia e Repubblica Ceca, nel primo turno del World Group 1995, sulla terra rossa di Napoli, gli azzurri si imposero 4-1 recuperando la sconfitta iniziale di Gaudenzi (battuto da Vacek) grazie a Furlan e, in particolare, al doppio Brandi-Pescosolido che si impose ai più accreditati Damm-Suk in quattro set.

OGGI – I convocati da parte di Jaroslav Navratil (capitano ceco) sono: Tomas Berdych, Radek Stepanek, Lukas Rosol e Frantisek Cermak. Barazzutti invece ha scelto Andreas Seppi, Potito Starace, Simone Bolelli e Daniele Bracciali. Sulla carta, come già anticipato in apertura di commento, le possibilità azzurre di superare il turno non vanno oltre il 5%. Barazzutti, nelle dichiarazioni ufficiali, ha cercato di fare e farsi coraggio puntando sulla consolidata maturità del nostro gruppo ma lo stato di forma dei nostri avversari (Berdych ha aperto la stagione vincendo la Hopman Cup, si è ripetuto la scorsa settimana a Montpellier e finora ha perso solo con Nadal a Melbourne, dopo essere stato a un passo dal 2-0; Stepanek agli Australian Open ha vinto il doppio) lascia ben poche ragionevoli speranze.

C’è il dubbio su chi verrà schierato come secondo singolarista, fermo restando che Seppi dovrebbe essere il numero uno. Starace ha un record invidiabile in Davis (15 vittorie e una sola sconfitta in singolare, rimediata peraltro con Federer, e sempre vittorioso sul duro) ma la qualità degli avversari battuti è piuttosto modesta (contro Haase in Olanda la vittoria più significativa). Certamente più adatto alla superficie, ma in una crisi di fiducia e di risultati che sembra irreversibile, è invece Simone Bolelli. Il bolognese viene da un 2011 a dir poco disastroso (eccezion fatta per la vittoria a Wimbledon contro Wawrinka) e in questo primo scorcio di stagione ha provato, senza riuscirci, a qualificarsi a Melbourne e Montpellier.

La speranza, molto flebile, è che Simone possa eventualmente ripetere l’impresa che riuscì a Omar Camporese, eroe della vittoria sulla Spagna di Moya e Costa sul sintetico di Pesaro nel 1997. L’importante è non crederci veramente. Poi c’è il doppio che, anche nella beneaugurante ipotesi potesse risultare decisivo, non ci vede certo favoriti. Berdych e Stepanek sono una coppia consolidata (7-1 il loro record) per non parlare dell’esperto Frantisek Cermak, che vanta 46 finali di specialità nel circuito, di cui 26 vinte.

DOMANI – Non ci resta che attendere il sorteggio e sperare di poter rendere la vita dura ai cechi. Un po’ come sono riuscite a fare le ucraine a Biella la scorsa settimana. Ragionevolmente, l’ipotesi più probabile è che l’Italia si trovi sullo 0-3 già dal secondo giorno e che il risultato finale possa essere condizionato solo dall’esito degli ultimi due, inutili singolari. Però la Davis, giova ricordarlo, non è un torneo qualunque e di conseguenza è bene attendere l’esito del campo prima di emettere verdetti certi.

HEAD-TO-HEAD TRA GIOCATORI

BERDYCH-SEPPI 2-2

STEPANEK-SEPPI 2-0

BERDYCH-BOLELLI 2-2

STEPANEK-BOLELLI 1-0

BERDYCH-STARACE 2-0

STEPANEK-STARACE 2-0

HEAD-TO-HEAD TRA NAZIONALI

1928  Milano  ITALIA-CECOSLOVACCHIA 3-2

1931  Praga  CECOSLOVACCHIA-ITALIA 3-0

1934  Milano  ITALIA-CECOSLOVACCHIA 2-3

1948  Milano  ITALIA-CECOSLOVACCHIA 2-3

1965  Praga  CECOSLOVACCHIA-ITALIA 3-2

1970  Torino  CECOSLOVACCHIA-ITALIA 3-2

1973  Praga  CECOSLOVACCHIA-ITALIA 4-1

1979  Roma  ITALIA-CECOSLOVACCHIA 4-1

1980  Praga  CECOSLOVACCHIA-ITALIA 4-1

1995  Napoli  ITALIA-REPUBBLICA CECA 4-1


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