IL CAMMINO DI DJOKOVIC VERSO LA FINALE

Il tortuoso percorso del numero uno del mondo verso la finale dello Slam francese. Il serbo non ha impressionato, soffrendo a più riprese, ma va comunque sottolineato che ci è arrivato per la prima volta a Parigi, e può continuare a sognare
domenica, 10 Giugno 2012

Parigi (Francia) – Parlando del lato strettamente legato al gioco, quello parigino non è stato nemmeno un lontano parente del Novak Djokovic che abbiamo imparato a conoscere nell’ultimo anno, specialmente nei tornei del Grande Slam. Ma giocando bene o meno, è arrivato comunque per la prima volta in carriera in finale al Roland Garros. E non si può dire che la concorrenza non sia stata delle migliori, in quanto dopo tre turni piuttosto semplici ‘Nole’ si è trovato di fronte prima il miglior Andreas Seppi di sempre, poi un Jo-Wilfried Tsonga indiavolato e sostenuto a gran voce da 15mila connazionali, e quindi il numero tre del mondo Roger Federer. Non ha entusiasmato contro nessuno di loro, ma ha vinto tre sfide che poteva tranquillamente perdere. L’ha fatto da campione, perché solo i campioni sanno portare a casa match delicati pur non riuscendo a esprimersi al meglio.

All’esordio il serbo ha sofferto per un set e mezzo contro il nostro Potito Starace, prima di riuscire a prendere (dal 7-6 2-2) il comando della sfida, poi chiusa senza problemi. Sino a quel momento, però, il campano – che sulla terra battuta è comunque un signor giocatore – era riuscito a stargli veramente a ruota, vincendo anche buona parte degli scambi lunghi. Stesso discorso per il secondo turno, che ha visto ‘Nole’ regolare con il punteggio di 6-0 6-4 6-4 un generoso Blaz Kavcic, capace di risorgere dopo una pessima partenza e metterlo in difficoltà sia nel secondo (portandosi 3-1 con palla del doppio-break) che nel terzo parziale. Nessun problema invece nel match che l’ha promosso agli ottavi (vinto 6-2 6-2 6-1 con Nicolas Devilder), ma quella del transalpino, già bravissimo a vincere cinque match consecutivi (dalle qualificazioni) in un periodo non eccellente della propria carriera, è stata poco più che una passerella.

I problemi veri, come accennato in precedenza, sono iniziati agli ottavi di finale, quando Andreas Seppi gli ha dato conferma che per vincere uno Slam non basta giocare al 70%. L’altoatesino è andato avanti di due set, sbattendolo ripetutamente da una parte all’altra del campo, e nonostante non abbia mai dato fino in fondo l’impressione di potercela fare, non è arrivato lontano dal traguardo. Poi Novak ha rimontato, giocando con il cuore il terzo set, prima di cambiare passo nel quarto e nel quinto, facendo valere la sua maggiore freschezza a livello fisico. Contro Tsonga, nei quarti, ‘Nole’ è andato ancora più vicino alla sconfitta. Dopo aver dominato per un set e mezzo, Djokovic ha iniziato di colpo a soffrire il gioco offensivo del rivale. Tsonga ha rimontato uno svantaggio di 2-4 nel secondo set, ha vinto seconda e terza frazione per 7-5, e nel quarto parziale ha avuto ben 4 palle-match. Due sul 5-4 e due sul 6-5. Nessuna con il servizio a disposizione, ma pur sempre tutte da giocare. Tuttavia nei momenti decisivi il serbo è tornato a far male, portando a casa un set importantissimo che gli ha poi permesso di dilagare nel quinto.

Il resto è storia ancor più recente. Venerdì pomeriggio, semifinale contro Roger Federer. Lo scorso anno lo svizzero regalò spettacolo per 4 set, vincendo uno dei più bei match dell’intera stagione, mentre questa volta ha fatto l’opposto, consegnando il match a Djokovic a suon di errori. Il serbo si è limitato a guardare, ma ha fatto più che bene, in quanto gli è stato sufficiente per avere la meglio in tre set, senza sprecare ulteriori energie psicofisiche in vista della finale. Una finale nella quale dovrà assolutamente cambiare tattica, perchè contro Rafael Nadal (ancor di più con quello visto in questo Open di Francia) è necessario prendere l’iniziativa, dal primo all’ultimo punto. Non è detto che basti, ma di certo è in grado di garantire risultati migliori rispetto a una tattica più attendista, contro la quale il maiorchino va a nozze. Un successo regalerebbe a Djokovic il quarto titolo del grande Slam consecutivo, e quindi la possibilità di averli tutti nel proprio palmares. Una sconfitta, invece, non sarebbe nulla di preoccupante. Dopotutto in carriera Nadal ha perso solamente un match al meglio dei cinque set sulla terra battuta, e, almeno per ora, non è intenzionato a fare il bis.


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