IL CAMPIONE E LA PALLINA

Orbetello. Il golden boy Gianni Rivera arriva al Challenger Bellaveglia e ci parla di tennis, olimpiadi e giovani
domenica, 29 Luglio 2012

Sabato sera una presenza d’eccezione tra le altre ha fatto capolino al Circolo Tennis, proprio mentre si giocava la semifinale tra Bautista-Agut e Di Mauro. Si tratta di Gianni Rivera, il “golden boy” del calcio italiano, così come fu ribattezzato da Gianni Brera quando di partite in tv se ne vedevano ben poche, e tutte in bianco e nero.

Attualmente Rivera è il presidente del Settore Giovanile Scolastico della Figc. Un incarico di respiro nazionale e di grande responsabilità, che porta avanti con passione, ma soprattutto con la speranza di poter invertire la rotta e incentivare la promozione della pratica sportiva a favore delle nuove generazioni. Grazie alla sua disponibilità abbiamo potuto scambiare con lui quattro chiacchiere. Siamo partiti dai nostri campi da tennis e, passando dalle problematiche legate alla valorizzazione dei settori giovanili nello sport, siamo arrivati fino ai colori che hanno caratterizzato la sua vita sportiva.

Buonasera Rivera, come mai ad Orbetello?

Rivera: Sono stato invitato dal direttore del torneo Raffaele Cirillo e dal presidente Amato, siamo grandi amici da anni e non è la prima volta che capito qua. Spesso siamo insieme anche a Roma per vedere qualche finale di tennis.

Cosa ci dice del circolo? Le piace l’ambiente?

Rivera:  Molto. Ogni tanto i miei amici mi coinvolgono in cose del genere, mi fa sempre piacere assistere a finali di questo livello. Lei è stato uno dei più grandi calciatori italiani di sempre, qui oggi si gioca a tennis.

Se dovesse fare un paragone tra il tennis ed il calcio, quali sono i punti di incontro e le differenze tra queste due discipline?

Rivera: Sono due sport completamente differenti. Le somiglianze riguardano perlopiù il punto di vista fisico: la corsa c’è, l’occhio c’è, il rimbalzo anche. Ci sono elementi che coincidono, ma è un paragone che si esaurisce a poche cose.

Come è cambiato lo sport rispetto agli anni in cui calcava i campi da giocatore?

Rivera: É cambiato così come è cambiato il mondo. Gli uomini hanno preso posizioni diverse che hanno condizionato nel bene e nel male lo sport. Tutti i settori della vita subiscono le cose positive e quelle negative, apprendendo e apprezzando da quel che di buono si può trovare.

Sono iniziate le olimpiadi. C’è qualche disciplina che segue con particolare attenzione?

Rivera: Ho visto la finale di tiro con l’arco, che è stata molto appassionante. L’Italia ha vinto con un solo punto ma dall’altra parte c’era una squadra veramente forte.

A Londra l’Italia del calcio non c’è, ma nessuno quasi se ne è accorto, a differenza di quanto accade per gli Europei o i Mondiali. É normale questa disaffezione, specialmente in virtù del fatto che nei giochi dei cinque cerchi partecipano le selezioni giovanili?

Rivera: Sapevamo che non ci saremmo stati. Abbiamo pagato un po’ il fatto che non si è data la giusta attenzione al settore giovanile.

È rimasto deluso dall’Italia degli Europei?

Rivera: Credo che la nazionale abbia sfoderato una grande prestazione. Pessima la finale, ma il risultato è importante: in tanti si sono stupiti del risultato raggiunto, quindi dobbiamo considerarlo un traguardo positivo.

Lei è presidente del settore giovanile scolastico della Figc. Com’è possibile conciliare la crescita sportiva dei giovani al tempo del calcio dei miliardi?

Rivera: Bisogna spingere le società a credere che l’attività dei giovani sia fondamentale come punto di ricerca. Se i club più importanti cominciassero a investire su questo settore, nel giro di qualche anno potrebbero nascere nuovamente dei grandi campioni italiani. E’ ovvio che se non ce ne curiamo nel modo corretto, non si può sperare più di tanto.

Per tutti lei sarà sempre una bandiera del Milan. Recentemente hanno fatto discutere le cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic. Ma esistono sempre le bandiere?

Rivera: Anche se fossero rimasti, loro non sarebbero state bandiere comunque.

Dal 1986 Berlusconi è presidente del Milan. Riesce a immaginare un’altra gestione o è fantascientifico pensare a dei vertici diversi da quelli di sempre?

Rivera: Berlusconi ha fatto grandi cose per la squadra, ma avrebbe dovuto fare solo quello. Purtroppo si è dedicato anche ad altro, nonostante le nostre speranze. Saremmo stati tutti più contenti se avesse fatto solo il presidente del Milan, parlo sia per noi milanisti che per i non.

Si sente di fare un augurio alle nuove generazioni dello sport?

Rivera: Lo sport è la cosa più bella che un ragazzo possa fare, ma non esiste solo quello. Nella vita o si è particolarmente dotati in una disciplina, oppure ci si deve abituare a trovare delle alternative. É giusto incentivare lo studio e bisogna che i giovani imparino ad accontentarsi. Solo così si può capire e scegliere quello che è utile nella vita. Finché si è piccoli è bene fare tutte e due le cose: sport e studio.


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