IL DUBBIO È PEGGIORE DELLA CONDANNA

TENNIS – Il Cas di Losanna ha ridotto la squalifica comminata a Viktor Troicki da 18 a 12 mesi. Potrà rientrare il 15 luglio 2014. Ma la verità non la conosce nessuno. Il serbo: «I miei sogni di essere un giocatore di alto livello sono finiti».
mercoledì, 6 Novembre 2013

Tennis. John Patrick Shanley, sceneggiatore, regista e drammaturgo americano, nel 2005 firma l’opera teatrale che gli vale il Premio Pulitzer: Il dubbio. La vicenda, portata sul grande schermo nel 2008, si svolge nel Bronx del 1964. Lo scenario è quello di un collegio parrocchiale nel quale insegna un prete cattolico, dai metodi fortemente innovativi, particolarmente amato dai suoi discepoli. I bambini lo adorano, le insegnanti più giovani lo stimano. Ma la direttrice non lo sopporta: è una conservatrice e non apprezza la modernizzazione cui la Chiesa sta andando incontro con il Concilio Vaticano II in pieno svolgimento. Le vecchie regole hanno retto fino a quel momento e non c’è alcun motivo per cambiarle. Un giorno un ragazzino di colore esce dallo studio del prete. Ha un atteggiamento strano. Il suo alito puzza di alcool e ha lo sguardo assente. Il prete viene accusato di pedofilia. Nessuno sa veramente cosa è successo nell’intimità del suo studio, ma i sospetti si scatenano. La Madre Superiora fa di tutto per allontanarlo dai ragazzi: è talmente convinta delle sue accuse da spingersi fino alla menzogna. D’altro canto il prete modernizzatore si giustifica ma le sue affermazioni non sono tanto forti da togliere ogni dubbio. La puzza di alcool nell’alito del ragazzo sarebbe giustificata dal fatto che ha bevuto il vino dell’Eucarestia mentre la convocazione in privato è un tentativo del religioso di sgridare lo studente facendogli prendere coscienza della violazione commessa. Chi avrà ragione? Non è questo il punto. Il fatto è che sulla reputazione una volta immacolata del prete, ora grava un dubbio atroce: l’unica soluzione possibile, seppur amato ancora dai ragazzi e dalle suore più giovani, è quella di lasciare l’Istituto. Il quarto trasferimento in pochi anni. Il prete tiene l’ultimo sermone e poi se ne va. La direttrice ha vinto. Eppure, seduta in cortile dopo la partenza dell’uomo, lei tradizionalmente granitica e ferma nelle sue convinzioni, confida a una Sorella più giovane che nel fondo della sua coscienza ha attecchito un tarlo: quello del dubbio. Nemmeno lei era sicura della colpevolezza del prete e teme di aver agito male. Un rimorso con il quale dovrà convivere per il resto dei suoi giorni.

Nella vita il dubbio equivale a una condanna. Non lo è legalmente ma lo è socialmente: nei fatti si finisce per essere emarginati. E qualunque cosa si faccia per cancellare quella macchia, l’alone rimarrà sempre. La lunga digressione letteraria, che certamente i lettori perdoneranno, è lo sfondo della vicenda che in questi mesi ha coinvolto un ex top 15, il serbo Viktor Troicki. I fatti sono i seguenti. Il 15 aprile 2013, durante il torneo di Montecarlo, Troicki viene invitato a espletare un controllo antidoping. Ha appena perso 6-1 6-2 contro Nieminen e non si sente bene. È pallido in viso. E in più ha la fobia degli aghi. Allora rilascia un campione di urine ma non di sangue (si noti che tramite le analisi del sangue è possibile riscontrare sostanze che alla semplice lettura delle urine non risultano). Le versioni sono due: il giocatore dice che il medico addetto al controllo, la dottoressa Gorovilova, lo ha rassicurato dicendo più volte che era sufficiente giustificare il mancato controllo con una lettera all’Itf nella quale erano enucleate le ragioni della rinuncia e tutto si sarebbe risolto. A detta del tennista, anche la Gorovilova si era resa conto dei problemi di Troicki e delle sue precarie condizioni di salute e quindi per lui era possibile saltare il test, adducendo una valida motivazione. La dottoressa, per contro, nega affermando di aver suggerito al giocatore di scrivere all’Itf «ma solo perché lui aveva preso la decisione di non fornire il campione e allora stava a lui spiegare all’Itf il perché». Insomma, la dottoressa – che in gergo tecnico dovremmo chiamare DCO ovvero Doping Control Officer – avrebbe semplicemente rispettato la decisione di Troicki senza rassicurarlo in alcun modo. La verità non la sapremo mai. In primo grado il giocatore viene condannato a una squalifica di 18 mesi. Il Cas di Losanna l’ha ridotta a 12 mesi. I giudici hanno creduto alla versione della dottoressa. Ma si trattava della sua parola contro quella del tennista serbo, la cui fobia per gli aghi è ben conosciuta tra gli addetti ai lavori. Tuttavia i giudici non hanno fatto altro che applicare il regolamento antidoping che, al punto 2.3, recita che un giocatore non può rifiutarsi di sottoporsi a un controllo salvo rilasciare giustificazioni persuasive. Secondo i giudici la fobia degli aghi e il malessere non lo sono. Qualora lo fossero, in futuro diverrebbe fin troppo semplice eludere un controllo. Non se la sono sentita di creare un precedente tanto pericoloso. Avrebbe aperto una falla nel sistema antidoping.

E allora perché la squalifica è stata ridotta? Il dubbio. Ha agito sui giudici del Cas così come sulla Madre Superiora protagonista del dramma teatrale di John Patrick Shanley. La sentenza di revisione del Cas recita che «nonostante l’incomprensione con il DCO non ci sono prove che Troicki abbia agito così per evitare che fossero scoperte sostanze proibite nel suo organismo». Le giustificazioni che ha addotto non sono valide, doveva sottoporsi al test. Ma il dubbio permane. Ecco la ragione della riduzione della condanna. Ma pur sempre di una condanna si tratta. Anzi, è questa la vera condanna. Quella morale, quella sociale. Il serbo si è detto disperato: «Questa decisione mette fine ai miei sogni di essere un giocatore di alto livello, di raggiungere una finale ATP e di potermi confrontare alla pari con i migliori giocatori del mondo». Quel che è peggio per lui, è che invece potrà rientrare e magari vincere contro un top ten. Ma il dubbio, agli appassionati come ai giudici, non andrà mai via.


Nessun Commento per “IL DUBBIO È PEGGIORE DELLA CONDANNA”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.