IL FAVOLOSO WIMBLEDON DI AMELIE

L’ex numero 1 del mondo, Amelie Mauresmo, compie oggi 36 anni. Ai Championships del 2006 la vittoria più prestigiosa. Il lavoro nello staff di Andy Murray, l'imminente maternità: oggi, la transalpina insegue altri e ancor più attesi successi

Tennis. “Campionessa di Wimbledon 2006, sono come sono”. Questa frase, stampata sulla maglietta indossata da Amelie Mauresmo sul Centre Court, dopo aver alzato al cielo il Venus Rosewater Dish l’8 luglio 2006, racchiude probabilmente sia la carriera che la vita privata della campionessa francese. Una stella, nel firmamento tennistico mondiale, troppo in fretta trasformatasi in meteora con l’abbandono dell’attività agonistica nel 2009, a soli 30 anni.

Gli infortuni ed una discussa vita privata, caratterizzata da un outing che le creò non pochi problemi nel 1999, non cancellano comunque un palmares di assoluto prestigio in cui vanno annoverati 27 titoli, con due Slam conquistati agli Australian Open ed appunto a Wimbledon, entrambi nel 2006, oltre che una Fed Cup nel 2003, l’argento nel singolare femminile alle Olimpiadi di Atene del 2004 ed un primo posto nel ranking WTA sempre nel 2004, raggiunto senza aver vinto nessuno Slam e come prima transalpina della storia. Poi la carriera da allenatrice, il bellissimo sodalizio con Andy Murray. E anche quest’ultimo periodo contraddistinto dal gossip, con la gente a commentare (anche al vetriolo) la sua imminente maternità.

Innamoratasi del tennis in tenera età, guardando in tv il connazionale Yannick Noah impegnato nel Roland Garros, Amelie fece ben presto parlare di sé. Il suo esordio tra i professionisti fu subito di grande impatto. Finale agli Australian Open nel 1999, persa contro Martina Hingis, dopo aver superato la numero 1 al mondo Lindsay Davenport in semifinale. Da qui in poi una serie di alti e bassi con la tennista francese, spesso etichettata come perdente di lusso, impegnata più a combattere il suo fattore emotivo in campo che le  dirette avversarie.

Tutto fino al 2006, il suo anno d’oro, in cui torna nuovamente in finale al Melbourne Park ma stavolta, aiutata anche dalla sorte con il ritiro da parte della Henin, conquista il suo primo Slam della carriera. Sei mesi dopo va in scena il sequel della finale australiana: teatro del match il prestigioso terreno verde dell’ All England. Ancora una contro l’altra, con la belga Justine Henin favorita dai pronostici tecnici e dei bookmakers. E l’inizio del match sembra non tradire le aspettative, subito un break conquistato della tennista di Liegi che, sfruttando i soliti nervi tesi della francese, si aggiudica agevolmente per 6-2 il primo atto della finale.

Nel secondo set le cose cambiano con la Mauresmo, finalmente in partita, capace di ribaltare pronostico e risultato. Alla fine chiuderà con un perentorio 6-3, grazie ad un servizio ritrovato ed una serie di risposte che fanno vacillare le sicurezze di una Henin ora in difficoltà, costretta a rincorrere senza mai raggiungere la sua avversaria. Il terzo e decisivo set recita lo stesso copione visto nel secondo, con il rovescio ad una mano, marchio di fabbrica della francese, arma micidiale usata per costruire, colpo dopo colpo, il risultato che vale un posto nella storia. Dopo due ore di gioco, Amelie serve con in mano due match point, la tensione è ai livelli di guardia, ma stavolta le emozioni tradiscono la tennista belga che spara a rete un dritto neanche troppo forzato.

Amelie cade in ginocchio sul morbido terreno di Church Road e le sue lacrime una volta tanto sono di gioia. A 27 anni è protagonista assoluta nel tempio del tennis, finalmente domina in campo la sua storica avversaria, vendicando anche quell’oro strappatole ad Atene proprio dalla Henin. Le braccia protese al cielo e la corsa sulle tribune del Centre Court per raggiungere ed abbracciare genitori e coach, sul players’ box, si archiviano sotto la voce emozioni forti nel torneo britannico. Poi finalmente le mani sul prestigioso piatto, rimasto però come perla rara e preziosa nella carriera di una tennista, oggi 36enne, il cui talento forse avrebbe meritato maggiori riconoscimenti.


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