IL GIOCO RALLENTA: SI VA VERSO UN TENNIS SEMPRE PIÙ UGUALE

Tennis- San Paolo è stato il campo più veloce del 2013, nonostante sia su terra, ma in generale lo studio di Heavytopspin.com ci racconta di campi da tennis sempre più lenti. A Wimbledon non si gioca più serve end volley, l'O2 Arena è uno dei campi più lenti su cemento.

Tennis. Per anni lo schema tennistico, volendo essere semplicistici al massimo, è stato sempre abbastanza chiaro: superficie veloce uguale Federer, lenta uguale Nadal; il quadro è ormai cambiato e non solo dall’arrivo di Novak DJokovic. In generale il campo, ha ovviamente, da sempre avuto un ruolo importante sulla formulazione dei pronostici prima di ogni torneo. Ma non è solo la superficie ad influenzare, nel calderone dei fattori extra valore tecnico ci va messa anche la posizione geografica, con altitudine e latitudine possibili fattori influenzanti, le particolari condizioni climatiche nella settimana del torneo e anche il tipo di palline. Insomma tanti fattori, ma in generale quello che cattura l’attenzione è il discorso sulla superficie, visto che ormai secondo molti si sta andando sempre di più verso una omologazione dei campi dai gioco. La velocità dei campi è quindi un argomento sempre attuale, specialmente a fine stagione, quando si tirano le somme sull’annata appena finita e si prepara quella che sarà. È così che guardando il 2013 emerge, da uno studio pubblicato su heavytopspin.com, che il campo più veloce non è stato nessun manto erboso, o nessun cemento al chiuso, bensì la terra brasiliana di San Paolo. La situazione è stata figlia proprio dei tanti fattori che costituiscono l’ambiente di gioco. Ma a parte qualche eccezione in generale si sta assistendo a quell’omologazione non da tutti i tennisti auspicata. Per compiere questo studio il dato statistico più utile è il tasso degli ace effettuati in ogni torneo, l’analisi in esame ci mostra così nel dettaglio come la situazione non sia molto favorevole per chi auspica un tennis diverso in base alla superficie.

La velocità dei campi – Alcuni esempi possono spiegare meglio la situazione. Come detto San Paolo è stato per il secondo anno di fila il campo più veloce, quello dove c’è stata la media del 58% in più di ace rispetto ad un campo neutro, e curioso è il fatto che ci sia stato un salto negli ultimi anni: nel 2011 aveva infatti fatto registrare soltanto l’8% in più di ace, mentre nel 2012 il 58% e quest’anno addirittura il 74% in più. Un numero stravagante quindi, in controtendenza con l’andamento generale. Questa speciale graduatoria pone infatti subito alle spalle della terra brasiliana il duro indoor di Marsiglia, dove in media (la media ponderata che tiene conto anche del numero delle partite nel torneo) negli ultimi 3 anni si fanno il 30% in più di ace. E così, spulciando la classifica, ci si rende conto di come più o meno le previsioni siano confermate sul campo, ma di quanto i valori numerici non distanziano di molto i campi duri da quelli in terra. Il caso più curioso è sicuramente quello di Wimbledon. Da anni si parla di un rallentamento che l’erba dell’All England Club sta subendo, dei rimbalzi più alti, della meno efficacia del serve and volley e di scambi più lunghi (non ai livelli dei campi duri, ma comunque inediti in quel di Londra). La classifica lo pone, in base alla percentuale degli ace, al quarto posto con la media, calcolata sempre negli ultimi 3 anni, di soltanto il 24% di ace in più. Ma quello che più salta all’occhio è la diminuzione avvenuta dal 2010 al 2011, senza voler scomodare gli anni novanta che renderebbero ancora più impietoso il divario. Nel 2010 è stato servito il 35% di ace in più, l’anno successivo, quello della vittoria di Djokovic, solo il 18% in più, facendo registrare quindi un calo del 17%. Tutto sembra andare terribilmente più piano: il campo dell’O2 Arena, teatro dell’ultimo atto della stagione, nonostante sia al chiuso è il più lento, Mosca (indoor) è sceso dal 28% in più di ace addirittura a -1% rispetto a un campo neutro. È interessante a questo punto notare come il tasso degli ace ci indica una velocità molto bassa anche negli slam sul cemento (cosa dimostrato anche dalle finali – maratone disputate da Djokovic e Nadal). In entrambi i tornei si realizzano in media il 3% in più di ace, ma la differenza è che in Australia la percentuale è lievemente salita, mentre a Flushing Meadows  si è registrato un calo di velocità rispetto al 2010. Che poi, per cercare di venirsi incontro i campi lenti stanno diventando nel loro piccolo un po’ più veloci. Montecarlo, torneo ovviamente su terra, è salito dal -37% di ace del 2010 al – 33% del 2013, mantenendo però la media ponderata degli ultimi 3 anni al -33%. Anche il 1000 di Roma ha cercato di velocizzarsi dal -22% del 2010 al -19% di quest’anno. Si può chiudere questa carrellata di esempi con l’ultimo slam, quello parigino. Al Roland Garros negli ultimi anni si è mantenuto un equilibro, con la media ponderata stabilizzata al -19% di ace.

E i giocatori che ne pensano – Vista la tendenza a rallentare i campi da gioco c’è Roger Federer che di certo non fa i salti di gioia. Un anno fa, infatti, lanciava quasi un appello a fare campi più veloci per premiare il gioco d’attacco e favorire lo spettacolo. Insomma lo svizzero voleva, e crediamo voglia tutt’ora, un po’ di varietà da torneo a torneo. Rafa Nadal, invece, dalla sua vorrebbe qualche torneo su terra in più, non necessariamente per vincere più facilmente, ma perché, come ha spiegato più volte, le sue ginocchia sul cemento sono sottoposte a uno sforzo notevole che gli sarà dannoso una volta finito di giocare. Comunque non c’è una verità assoluta, ognuno continua con la propria preferenza. Così quando Bercy provò a velocizzare nel 2010 ci furono lamentele dei giocatori, mentre quest’anno a Shanghai, dove è stato fatto lo stesso tentativo, non ci sono state proteste. Anche addetti ai lavori si sono espressi nel corso degli anni. Paul Annacone, ex coach di Sampras e Federer, si auspica un ritorno a una differenziazione delle superfici, ormai troppo simili. Anche secondo Craig Tiley, il direttore degli Australian Open (che come visto ha cercato lievemente di alzare la velocità di gioco), ci sono stati troppi sforzi nell’unica direzione di rallentare i campi. Le componenti sono tante e i giocatori sono quella più importante, questi cambiamenti uniti con le caratteristiche fisiche di questa nuova generazione rende una partita di un certo livello più vicino a un braccio di ferro. Quindi, senza dover per forza tornare ad avere campi estremamente veloci, dove magari lo scambio si risolve in 2 o 3 colpi, addetti ai lavori, giocatori e pubblico dovrebbero trovare il modo di arrivare a un compromesso per non rendere tutto tremendamente uguale.


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