IL NUMERO 1, SENZA DISCUSSIONI

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi su quale fosse il miglior giocatore del 2012, Novak Djokovic li ha fatti svanire. Il successo alle Atp World Tour Finals di Londra lo ha confermato come il migliore della stagione, anche se la classifica lo avrebbe premiato pure in caso di assenza nell'ultimo torneo dell'anno
martedì, 13 Novembre 2012

Londra (Regno Unito) – C’erano ancora dei dubbi prima delle Atp World Tour Finals di Londra. Dubbi che adesso non esistono più. La stagione più equilibrata delle ultime nove, ovvero la prima dal 2003 con quattro diversi vincitori nei tornei del Grande Slam, aveva ancora bisogno di alcune risposte. Queste sono arrivate dal numero 1 del mondo Novak Djokovic, che ha vinto l’evento di fine anno, e che, a questo punto, è da considerare indiscutibilmente il miglior giocatore dell’anno per la seconda volta consecutiva.

Il serbo aveva già vinto le Finals nel 2008. Ma quello era un Djokovic diverso, un ragazzino che aveva vinto il suo primo Slam a inizio anno in Australia, e che si ripeteva vincendo a fine anno, nonostante una sconfitta subita nel round robin (contro un Jo-Wilfried Tsonga già eliminato dallo 0-2 dei primi due incontri), e una stagione tra alti e bassi. In questo 2012 le Finals avevano invece un altro significato per lui. Il caso ha voluto che anche questa volta il serbo aveva vinto un unico Slam in stagione, proprio l’Australian Open, ed era per questo che doveva vincere l’evento di fine anno, per dimostrare che la prima posizione nel ranking di fine anno, già matematicamente conquistata, se la meritava proprio lui. E Novak lo ha fatto alla grande, vincendo il torneo da imbattuto, e superando sia Andy Murray, nel round robin, che Roger Federer, in finale.

Lo scozzese e lo svizzero erano proprio i due principali avversari, quelli che potevano dire, prima di questo torneo, di aver disputato una stagione al livello di quella del serbo. Murray, che in questa stagione aveva vinto le Olimpiadi e gli US Open, trionfando a Londra avrebbe davvero potuto prendersi il trono “virtuale” del tennis mondiale, con tre grandi tornei vinti su sei, prendendo in considerazione i quattro Majors, il torneo olimpico e appunto le Atp World Tour Finals. Per Federer il discorso era simile, visto che vincendo la manifestazione finale avrebbe ottenuto la prestigiosa accoppiata Wimbledon-Atp Finals, e sarebbe stato davvero difficile a quel punto considerarlo meno vincente di Djokovic in questo 2012.

Tutti discorsi che però sono rimasti tali, perché a trionfare, come abbiamo detto, è stato proprio il numero 1 Djokovic, che era comunque stato il tennista più costante ad alti livelli nell’arco della stagione. Novak ha chiuso quindi nel migliore dei modi un’annata incredibile, che lo ha visto perdere prima delle semifinali solo ai Masters 1000 di Madrid e Parigi, su un totale di diciassette tornei giocati. Un martello capace però anche di vincere, e di farlo contro i migliori, come ha fatto in questo torneo.

Come al solito sono stati i momenti decisivi degli incontri a fare la differenza per lui. Perché il serbo ha sofferto in tutte le partite giocate a Londra, ma alla fine ha sempre avuto la meglio sui suoi avversari. Con Tsonga è andato in più di un’occasione a un passo dal subire il break nel primo parziale, poi ha vinto il tie-break e da quel momento in avanti ha dominato. Con Murray ha rimontato un set di svantaggio è ha vinto per 7-5 al terzo, poi con Tomas Berdych è stato indietro per 3-6 al tie-break del secondo set ma lo ha vinto per 8-6. In semifinale ha ancora rimontato un set di svantaggio contro Juan Martin del Potro, mentre in finale con Federer è stato perfetto nei momenti decisivi di entrambi i parziali, riuscendo a spuntarla per 7-6(6) 7-5.

Ha sempre avuto qualcosa in più dei rivali nella lotta, e nel tennis d’élite a fare la differenza spesso è proprio questo. Un’altra stagione da numero 1, quindi, per il serbo, che a questo punto potrà ripartire con più certezze in un 2013 in cui rientrerà Rafael Nadal, e nel quale sarà davvero difficile confermarsi nuovamente. Ma se lo ha già fatto una volta…


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