LA SOTTILE DISTANZA TRA UMANI ED EXTRATERRESTRI

TENNIS - I nostri voti ai protagonisti delle Atp World Tour Finals di scena a Londra: Djokovic e Nadal da finale di romanzo, Wawrinka e il tennis metafisico, Federer leone ferito

Tennis. Fari spenti sulla O2 Arena di Londra dopo le folgoranti World Tour Finals tenutesi nella capitale britannica nell’arco della settimana da poco conclusasi, e che hanno raggiunto il proprio culmine con la finale di lunedì vinta dal serbo Nole Djokovic ai danni del numero uno al mondo, Rafa Nadal. Tempo dunque di tirare le somme sulla cerimonia di chiusura della stagione tennistica 2013. Una edizione, quella del Final Showdown di quest’anno, che ancora una volta sottolinea e rimarca il doppio bipolarismo presente nel circuito dal ritorno di Nadal ai giorni nostri: se da un lato infatti il solco tra i primi due giocatori al mondo e gli altri top eight sembra essersi allargato fino a poterlo riempire con tutta l’acqua dell’Oceano Pacifico, d’altra parte lo stesso duello Nadal/Djokovic è stata la costante che più di tutte ha caratterizzato la competizione per le fette di torta più grosse che la pasticceria ATP potesse offrire. Dunque, una finale, quella tra lo spagnolo e il serbo, combinata in maniera giusta, equa, quasi a significare lo scontro finale tra il bene e il male di un romanzo da pelle d’oca scritto da questi due tennisti nell’arco di questi 365 giorni; un romanzo nel quale l’ultimo a metter penna è stato proprio Djokovic, ma composto da un equilibrio di inchiostri stabile e intenso, nel quale ognuno dei due tennisti battagliava per finire la parola iniziata dall’altro.

Ma ora, è tempo di analizzare le prestazioni degli otto tennisti invitati a ballare nella sagra del tennis dell’autunno londinese. Ecco dunque i nostri umili giudizi, personalissimi e – si spera – il meno supponenti possibile per essere dei semplici appassionati del mestiere, sull’andamento dei partecipanti alle Barclays World Tour Finals.

DJOKOVIC VOTO 9,5 – Difficile immaginare il suo stato d’animo ora: chissà che alla gioia infinita derivante dalla conquista in finale del trofeo (e soprattutto, a prescindere, derivante dall’aver battuto la sua parassitaria nemesi manacorina) non sia subentrata un pò di amarezza nel constatare la sua permanenza nella seconda piazzuola del ranking nonostante gli enormi sforzi compiuti in questo rush finale, o addirittura qualche rimpianto nel non aver potuto mantenere questi ritmi in passato, quando posta in palio ed avversario erano sempre più o meno gli stessi. Ma immaginiamo anche che Nole possa in qualche maniera l’anima in pace: la prestazione monstre fornita a Londra non può che essere un’enorme carica motivazionale per riprendersi la vetta della montagna nell’anno venturo, quando lo scontro con Nadal sarà completamente alla pari, con lo spagnolo finalmente costretto a difendere ciò che ha accumulato dopo un anno giocato senza assolutamente nulla da perdere. In ogni caso, il serbo ha tenuto un’andatura da fenomeno assoluto: impossibile non ammettere che ora come ora sia il miglior giocatore al mondo, e forse in assoluto, sul cemento indoor. Le World Tour Finals sono il suo terreno di conquista, un pò come il Roland Garros per Rafa. Vedete? Alla fine lo scontro, che sia a distanza o meno, si riduce sempre agli stessi due nomi. Ed un motivo, sotto sotto, ci deve pur essere. Intanto, tanto per dirne una, Djokovic non perde un incontro dalla finale degli US Open. Tanto per dirne una. EXTRATERRESTRE

NADAL VOTO 8,5 – Dopo lo Yin, lo Yang. Conseguenziale, matematico, spirituale. Ad un livello che è propriamente altro rispetto a quelli raggiunti dagli altri partecipanti al Masters: giocando un tennis tutt’altro che eccezionale e in condizioni fisiche un tantino esagitate dopo la clamorosa cavalcata di quest’anno, riesce comunque a raggiungere la finale con una facilità impressionante. La mostruosità nella normalità: più munito dell’Ispettore Gadget, dalla sua giacca a vento esce sempre i colpi giusti per l’occasione per toglierlo dai guai. Il sorteggio lo favorisce in parte, perchè gli concede un giorno in più tra ultimo incontro del round-robin e semifinali e perchè gli evita sin da subito avversari diabolici come Juan Martin Del Potro (capace di battere lo stesso Rafa un mese fa a Shanghai), ma domare l’osticità di Ferrer e Berdych e soprattutto la fame di Wawrinka, cedendo solo un set (in un incontro – l’ultimo, contro Berdych – nel quale gli bastava vincere solo un set per garantirsi la matematica qualificazione alle semifinali come primo classificato del suo gironcino) non deve essere stata certo la più facile delle imprese. Da notare, facendo un appunto a parte, la signorilità con la quale tra l’altro ha portato a termine il suo dovere – battendo il ceco prima citato in tre set – nonostante avesse potuto tranquillamente permettersi di perdere e risparmiare energie per il successivo incontro: Wawrinka ringrazia sentitamente. Djokovic in finale era davvero ingiocabile, persino per uno come lui, autentico mattatore del serbo per il resto della stagione (Montecarlo ovviamente esclusa); ma dopo una stagione così, pretendere di più anche da una macchina perfetta come Rafa sembrava davvero impossibile. E come direbbero i Daft Punk.. HUMAN AFTER ALL

FEDERER VOTO 8 – Quel ragazzo ci sembra di riconoscerlo: ma sì, quello che ti fa sembrare dei colpi paranormali degli scherzetti da quinta elementare e che si può permettere di vincere incontri anche giocando male perchè, nel bene e nel male, rimane padrone del proprio tennis, quel tennis che lui stesso ha contribuito a cambiare, creando a sua immagine e somiglianza un’icona che per sempre rappresenterà questo sport meraviglioso. Parole e prestazioni, le ultime riservate da Rog in quel di Londra, che sanno tanto di promessa: “Nel 2014 tornerò a competere con i primi al mondo“. Se per promuovere il suo personalissimo movimento ‘Roger 2014” la campagna elettorale è quella presentata alle World Tour Finals, allora non si può far altro che attendere fiduciosi per una sua prossima elezione negli alti vertici: da tempo non lo si vedeva giocare con quella voglia di vincere a tutti i costi, tant’è che lo si è visto piuttosto nervoso in campo come quasi mai in carriera. Quasi una rabbia ribelle, da leone ferito, a fronte del periodo di apatia e di disinteresse che ha caratterizzato gran parte del suo 2013: il suo orgoglio, tagliuzzato e malridotto, lo sta finalmente spingendo a reagire. Perchè quando sei il migliore, o per lo meno quando lo sei stato per così tanto tempo, un crollo non può far altro che rimotivarti a trovare quel ‘numero uno’ disperso nei meandri della tua psiche. E chissà che ora, con la schiena più o meno a posto, alla fine lo svizzero non abbia finalmente ritrovato il suo baricentro. La sconfitta contro Nadal segna la fine della sua era di imbattibilità sul cemento indoor contro lo spagnolo, ma potrebbe anche essere l’inizio di una nuova era Federer: la seconda, la più insperata. IL GRINTA

WAWRINKA VOTO 8,5 – Che giocatore. Il King of the Mountains nella terra dei normali: a coronamento di un’annata spettacolare, intramezzata – tra un rovescio da esporre al Louvre e l’altro – dalla prima semifinale raggiunta in una prova dello Slam in quel di New York circa un paio di mesi fà, ecco arrivare anche la prima partecipazione allo Showdown di fine anno e, conseguenzialmente, anche la prima semifinale, raggiunta aggrappandosi punto su punto contro i favori dei pronostici che premiavano nomi diversi dal suo. Vivo come non mai, dopo anni piuttosto duri sembra aver finalmente fatto pace col tennis, regalando a noi appassionati l’estetica più romantica e colorita di questo sport: colpi come i suoi abbinati ad una condizione fisica amica sono la ragione per la quale esiste gente alla quale piace trattare di tennis, al di là delle ovvie e schematiche discussioni su vincitori e alzatori di trofei che si ripetono alla fine di ogni torneo di spessore. Ci piace invece pensare che, al termine di questa competizione, il colpo di coda dello svizzero sia l’highlight più prestigioso dell’intera competizione, al di là delle ambizioni di vittoria ovviamente ridimensionate da quegli altri due lì, a dir poco intoccabili, a momenti invisibili ad occhio nudo. Fa quasi tremare Nadal nel gironcino, per poi arrendersi inevitabilmente in semifinale all’IperNole; mai come in questo caso, però, il risultato finale è qualcosa che trascende la semplice somma di vittorie e sconfitte.  METAFISICO

DEL POTRO VOTO 6 – Nel mondo degli umani, ancora molto distante da quello extraterrestre di popolazione due, era forse quello che doveva far più voce grossa. Ma a forza di urlare per un anno intero, normale che la voce gli si strozzi un pò: dopo aver giocato 365 giorni ad altissimo livello, interferendo spesso e volentieri nei piani di spartizione del bottino dei due Altissimi, alla fine non riesce a raggiungerli nel luogo di appuntamento prefissato, in un piccolo sobborgo di Londra, per la resa dei conti, subendo invece l’ira furiosa del rigenerato Federer. Nel post-sconfitta con l’elvetico, non maschera la sua delusione per il mancato approdo in semifinale: gran segnale di consapevolezza, comunque, per chi sa di poter raggiungere livelli eccelsi, tendendo a non nascondere le proprie ambizioni. Sa di voler giocare per vincere; quando questo sapere si trasformerà in volontà concreta e pratica, difficile trovare in giro, anche in quel pianeta di extraterrestri di popolazione due, qualcuno capace di fermare il suo impeto di potenza. Ma nel frattempo, la stanchezza prevale sulla fame; e allora, prima del risveglio dal letargo previsto per gli Aussie Open dell’anno prossimo, meglio fermarsi per un pisolino, accompagnato da una bella tisana. Offre Roger, ovviamente. ASSONNATO

BERDYCH VOTO 5 – Difficile trovare un caso più paradossale di quello offerto dal ceco: talento unico, colpi da fenomeno e ranking di grande prestigio, contrapposti ad una clamorosa incapacità di esser tennista da elite negli incontri che contano davvero. Quasi un blocco emozionale il suo, difficile spiegarlo: fatto sta che circondato da grandi nomi in quel delle World Tour Finals, Thomas si rinchiude nella sua claustrofobia e inizia a giocar alla c(i)eca, chiudendo gli occhi dinannzi alle numerosissime occasioni che gli si son poste davanti. Avrebbe per esempio potuto approfittare di un Nadal meno motivato del solito a vincere, o di un Wawrinka comunque alla sua portata: invece, sono arrivate due sconfitte che con solo un pizzico di cattivera in più sarebbero potute essere tranquillamente evitate. Peccato non vedercapitalizzare da parte sua un talento così cristallino: forse l’esempio più plateale di giocatore che potrebbe, ma che non sempre riesce. Chiude l’anno senza aver vinto un solo trofeo, l’unico ad esser riuscito in tale ‘impresa’ tra gli otto qualificati allo Showdown finale. COMPLESSATO

GASQUET VOTO 5 – Combatte contro il destino (e soprattutto il sorteggio, il peggiore che gli potesse capitare) avverso solo nel match contro Del Potro, nel quale nonostante la sconfitta ha battagliato e tenuto testa all’argentino fino all’ultimo 15. Perso quest’incontro, si abbandona definitivamente al fato avverso, e soprattutto ad una condizione fisica decisamente poco incoraggiante. Ma a parte ciò, è proprio l’atteggiamento in campo che non convince per nulla: ad un brutto Federer non è riuscito a rispondere se non adattando – e addirittura peggiorando – il suo livello di gioco, mentre contro Djokovic, a giochi ormai chiusi, gli sprazzi dell’enorme talento che si ritrova tra le mani son stati davvero pochi e tardivi. Che la separazione da mister Piatti possa essere il segnale di una svolta? Lo si spera, perchè sarebbe davvero un peccato perderlo dagli scenari che contano dopo una stagione tutto sommato positiva, e che al di là dell’esito dei Masters londinesi ha avuto i suoi meritati apici nella semifinale raggiunta agli US Open e nella qualificazione alle World Tour Finals stesse. ABBATTUTO

FERRER VOTO 4 – Che crollo verticale da parte del trottolino spagnolo. Il peggiore in assoluto in questo Masters, in relazione al rapporto potenzialià-risultato ottenuto: 3 sconfitte (anche piuttosto nette) su 3 incontri giocati, cosa che va violentemente ad impattare contro la bella finale raggiunta solo una settimana prima a Parigi-Bercy. Stanchezza? Appagamento? Probabilmente entrambe e probabilmente nessuna delle due ipotesi: fatto sta che la sua prestazione ai Masters non è certamente all’altezza del suo elevatissimo ranking, ma che anzi giustifica ancor di più il divario clamoroso creatosi tra i primi due giocatori al mondo e tutti gli altri. A fronte di una stagione estremamente estenuante, la risposta in questo finale di stagione è stata forse più fisiologica che mentale: arriva a Londra scarico e svogliato, pronto a farsi investire dalle prime Ape Car che passavano. La pausa prima dell’inizio della nuova stagione non può che fargli bene, ma che faccia attenzione prima di tutto a ritrovare le motivazioni giuste: con Murray pronto ad aggredirlo alle spalle, bisognerà tornare a nuotare alla stessa velocità degli squali. SFINITO


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