IL PENSIERO FELICE DI ROBIN SODERLING

Dopo quattro anni di inattività dovuti alla mononucleosi, lo svedese Robin Soderling, ex N.4 del mondo, pensa ad un futuro ritorno nel tennis che conta
venerdì, 17 Aprile 2015

Tennis. In uno sport come il tennis, che vive di generazioni e quotidianità, è sempre molto difficile riuscire a gestire l’assenza dal circuito di un giocatore, che sia esso un giovane che tutti attendono ma che sceglie di fare altro, come la giovane australiana Ashleigh Barty, che sia un professionista colto da vari infortuni e costretto ad una faticosa rincorsa al vertice, come i recenti casi Juan Martin Del Potro e Janko Tipsarevic, oppure chi vede spezzato il suo cammino a causa di un problema che esula totalmente dai problemi fisici causati da duri allenamenti e l’avanzare dell’età.

E’ successo per Mardy Fish, di ritorno al circuito maggiore per qualche sortita in questo 2015, e potrebbe succedere, chissà, anche per Robin Soderling: il tennista svedese, guai a chiamarlo “ex”, è riuscito in una delle imprese più difficili che i tempi moderni abbiano potuto annoverare, ovvero battere Mr. Nadal Rafael sulla terra rossa dei French Open, unico in ben dieci anni di storia del torneo dal 2005 al 2014.

Dieci trofei maggiori in bacheca ed un best ranking da N.4, con una carriera che in quel maledetto 2011 sembrava dover ancora riservare il meglio, ed invece ha visto la propria corsa infrangersi su una patologia come la mononucleosi, assolutamente estranea al gioco del tennis ma terribilmente debilitante per un uomo, ancor prima che atleta, e per tutto ciò che gli obiettivi di Soderling richiedevano per essere raggiunti.

Lo scalpore che è suscitato da quella scoperta è stato molto, con anche molte voci inopportune su un coinvolgimento dello svedese in faccende poco lecite in fatto di doping, ma il tempo ha dissipato le malelingue e ci ha lasciato soltanto grandi rimpianti, con la consapevolezza che forse quello che si stava perdendo era ben più grande di una news da prima pagina, anche perché a perderci era il tennis e tutti quelli che il tennis lo amavano.

Cronaca a parte, il campione svedese si è già lasciato alle spalle il tempo dei pensieri bui e della disillusione, visto che nelle sue parole resta viva la speranza di ripresentarsi un giorno su quei campi che hanno permesso alla sua stella di brillare, senza guardare troppo alle difficoltà di un rientro alla soglia dei 31anni ma puntando forte e deciso verso i suoi nuovi obiettivi, con la sua famiglia a sostenerlo ed una rinnovata coscienza delle sue possibilità.

 

Robin sogna un (nuovo) futuro nel circuito, e per quanto sia debilitato dalla sua malattia, che lo costringe a lunghi tempi di recupero dopo l’attività atletica, vede nitida la possibilità di fare proprio l’esempio dato da Tommy Haas, tennista tedesco che a 36 anni militava ancora nei primi 20 del mondo.

Direttore del torneo ATP250 di Stoccolma ed ideatore della prima linea di palline creata da un tennista professionista (le “RS”, come le proprie iniziali), nel mondo del tennis ha ancora ben salda la sua presenza, eppure il sapore e l’emozione di un torneo ATP sono troppo forti nella sua memoria per impedirgli di tentare un ritorno, per provare ancora una volta le sensazioni che solo il campo è in grado di dare.

 

 

 


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