IL PM DI MARTINO: “LE PARTITE TRUCCATE SONO UN PROBLEMA MONDIALE, NON ITALIANO”

Il pm Di Martino annuncia: dall'indagine a Cremona emergono emergono una trentina di nomi, e non tutti di giocatori di seconda fascia. Ma la TIU sembra interessata solo a Bracciali a Starace. E la Procura di Palermo deferisce Cecchinato.
giovedì, 17 Marzo 2016

TENNIS – L’Italia sembra diventata l’ombelico del mondo delle partite truccate nel tennis. BuzzFeed ha lanciato un nuovo articolo, The Italian Job, e ha citato documenti in mano alla Procura di Cremona, da cui emergerebbe il tariffario per combinare gli incontri, si va da 50 mila a 300 mila euro, e il coinvolgimento di almeno 37 giocatori, di cui otto italiani. I nomi sono quasi tutti coperti, a parte Bracciali e Starace.

Il match-fixing, ha detto a Buzz Feed il pm di Cremona Roberto Di Martino, titolare dell’inchiesta partita con le scommesse nel calcio che si è poi allargata per il coinvolgimento di Manlio Bruni, “è un problema su scala mondiale, che capita in tutti i tornei. La questione internazionale pare molto più grande rispetto alla situazione che coinvolge pochi giocatori italiani. Dovrebbe essere possibile identificare, e magari punire, alcuni giocatori stranieri che sono parte di questo sistema. E non sono solamente tennisti di seconda fascia. Eppure, gli investigatori della Tennis Integrity Unit avevano un grande interesse esclusivamente per la questione italiana. Non capisco come mai non ci siano delle reali iniziative da parte loro per stabilire se c’è qualcosa di sporco nel mondo del tennis”.

A questo secondo capitolo dell’inchiesta sul match-fixing si è aggiunto anche il Sole 24 Ore, che ha riassunto le puntate precedenti e raccolto le dichiarazioni di Tomas Nydahl, ex giocatore che avrebbe indicato i match sicuri su cui scommettere al clan dei bolognesi, nonché di Frederik Rosengren, ex coach di Mario Ancic. Nydahl ammette contatti con Bruni, ma nega ogni accusa di azione illegale. “Lavoravo per un’agenzia di scommesse. Aiutavo a determinare le quotazioni e condividevo delle idee con Bruni, ma non sapevo che lui facesse qualcosa di illecito”.

Intanto, si è difeso anche Daniele Bracciali, in un’intervista concessa a Tennis Best. L’aretino ha negato che siano stati consegnati a lui i 15 mila euro destinati a Starace per il match con Brands del 2009, come dichiarato da Bruni, che ha cambiato più volte versione su questo episodio. “Questa storia era emersa anche in dibattimento e io dissi: “Lui abita a Bologna, io ad Arezzo…per darmi i soldi dovevamo vederci a Lugano?”. E poi, scusate, a Lugano nel 2009 c’era anche Starace: perché doveva dare a me i soldi per lui?” ha detto. Ha anche negato, come Goretti avrebbe riferito a Bruni secondo quanto scrive Di Martino, di aver fornito il suo IBAN a Bruni. “Ho preso talmente tanti soldi che non mi hanno controllato nemmeno i conti correnti. Gli unici a chiedermi qualcosa sono stati quelli della TIU: volevano gli estratti conto del 2010, 2011 e 2012” ha dichiarato a pochi giorni dal nuovo processo d’appello che inizierà il 22 marzo.

Il cerchio, però, si allarga. Gli ispettori federali hanno inviato in questi giorni alla Procura di Palermo le carte che hanno portato al deferimento di Marco Cecchinato, il più giovane azzurro in top-100, e Riccardo Accardi, palermitano che vive a Milano, tesserato per il Tennis Club Pioltello. Accardi e Cecchinato sono accusati di violazioni all’articolo 1 e 10 del Regolamento di Giustizia per il quarto di finale del Challenger di Mohammedia, in Marocco, dello scorso ottobre. Cecchinato perde dal polacco Kamil Majchrzak, numero 338 del mondo, 6-1 6-4. Al momento, spiega Repubblica, è aperto un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di frode sportiva. Possibile, si legge nell’edizione siciliana, che sia coinvolto Fabrizio Guttadauro, lo scommettitore già tirato in ballo dall’inchiesta BBC-BuzzFeed, che avrebbe tenuto i contatti con Vassallo Arguello all’epoca del contestatissimo match di Sopot del 2007.

Non si è fatta attendere, infine, la risposta della Tennis Integrity Unit alle dichiarazioni del pm Di Martino. “La TIU ha dovuto assumere un consigliere legale in Italia per ottenere le informazioni contenute nell’inchiesta di Di Martino e si è dichiarata parte lesa nel procedimento penale” si legge in un comunicato. “Stiamo attentamente verificando tutte le informazioni ricevute dal PM e, laddove necessario, stiamo avviando indagini con i poteri che ci vengono concessi dal Programma Anti-Corruzione. Ormai è di pubblico dominio che Bracciali e Starace siano sotto processo in Italia. La TIU ha parlato con entrambi ma, essendo il processo ancora in corso, non possiamo fare altri commenti sulla questione. Abbiamo già affermato, e lo ripetiamo, che se BuzzFeed e la BBC credono di avere prove solide di corruzione, possono renderle immediatamente disponibili: siamo aperti ad accogliere ogni possibile prova che possa aiutare la TIU nel suo lavoro”.

La spiegazione della TIU, ha detto Richard Ings, l’australiano che ha guidato il programma anti-corruzione dell’ATP tra il 2001 e il 2005, “è perfettamente sensata per me. La TIU deve assolutamente aspettare che si chiuda il procedimento in Italia prima di iniziare ogni tipo di indagine nei confronti di giocatori soggetti a tale procedimento. In relazione al coinvolgimento di giocatori non italiani, poi, la TIU non può avviare nessuna azione se non riceve prima tutti gli incartamenti e i documenti in possesso delle autorità italiane”.

Tuttavia, rivela The Age, l’ex manager Alan Moore non è dello stesso avviso. Moore ha dichiarato di aver gestito una quarantina di tenniste russe, fino a tre anni fa: ad almeno la metà, dice, è stato chiesto di combinare partite. Una delle sue giocatrici, ha spiegato, ha denunciato un coach che durante un torneo a Devon le aveva offerto una somma a quattro cifre per accomodare il match. Ma, ha concluso, nessuno ha fatto nulla. “I giocatori” ha concluso Moore, “hanno paura di essere ostracizzati se davvero dovessero parlare e dire tutto. Penso fermamente che l’ITF, che il tennis in genere, non sia nelle condizioni di sorvegliare il fenomeno con efficacia. Le partite truccate, purtroppo, non sono un fenomeno storico. Se ne vedono costantemente e regolarmente”.


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