IL PRECOCE TRAMONTO DEL REGNO DELLE AMAZZONI RUSSE

TENNIS – I primi anni duemila hanno visto l'esplosione di un gran numero di campionesse provenienti dalla Russia. Hanno vinto molto e, soprattutto, hanno innescato una rivoluzione del tennis femminile che ne ha incrementato la popolarità. Ma oggi, dieci anni dopo, il fuoco si sta spegnendo e non sembrano esserci giovani pronte a raccogliere il testimone.
martedì, 4 Novembre 2014

Tennis. La rivoluzione russa nel tennis è esplosa agli inizi degli anni duemila. Certamente il terremoto politico innescato con il crollo del comunismo ha avuto un ruolo fondamentale, se è vero che durante gli anni del socialismo reale il tennis era uno sport poco incoraggiato in Unione Sovietica, che già invece produceva campioni in abbondanza in altre discipline, soprattutto se olimpiche e che, ogniqualvolta nasceva un possibile talento veniva regolarmente ostacolato nei suoi spostamenti per il mondo, controllato all’estero, e comunque confiscato di gran parte dei suoi guadagni. Tempi lontani e storie superate, anche se a lungo si potrebbe argomentare su come sarebbero diversi gli albi d’oro dei grandi tornei, se in quella parte del mondo gli atleti avessero avuto le condizioni ideali per esprimere il loro talento. Fatto sta che la storia recente ci dice che oggi tutto è diverso e la Russia, dopo un decennio di incubazione ha sfornato una quantità di tennisti di alto livello impressionante.

Ma la vera rivoluzione proveniente dal paese della matrioska è arrivata dalle donne, sia per la quantità di giocatrici che hanno letteralmente invaso la top ten (ne sono arrivate fino a sei contemporaneamente), ma anche perché hanno introdotto nel tennis, oltre al talento e alla potenza, qualcosa di nuovo: il fascino. Belle, appariscenti e molto ricercate dai mass media così facendo hanno catalizzato l’attenzione degli appassionati anche grazie alla loro avvenenza, ed oggi si può ben dire che il tennis femminile ha fatto un salto di qualità che lo ha reso molto più interessante che in passato, quando era visto come una sorta di serie B di calcio di fronte alla serie A del tennis maschile. In pratica un gruppo di una dozzina di giocatrici, nate tra il 1981 e il 1987, quindi estremamente concentrate come arco temporale, ha operato, forse anche inconsapevolmente, questo cambiamento che, oggi, è raccolto da tante altre tenniste del globo per un processo piacevolmente irreversibile, anche perché è ormai consapevole e saggiamente pilotato.

Ma, tornando alle giocatrici russe, l’iniziatrice di tutto fu l’incredibile Anna Kournikova, buona tennista certo, pur sempre ex numero 8 al mondo, ma certamente la meno vincente di tutto il lotto. Ebbene, appena apparsa sul circuito, la sedicenne Anna riusciva a muoversi in campo con tale disinvoltura e con tale atteggiamento da star che, senza praticamente vincere nulla di importante, aveva al seguito delle sue partite più spettatori delle giocatrici più titolate. Fu una delle prime a smettere, Anna K, ma rimane a tutt’oggi una leggenda per l’entusiasmo “extra-tennistico” che è riuscita a suscitare. Le altre sono state tenniste vere, alcune vincitrici di Slam (Anastasia Myskina, Maria Sharapova, Svetlana Kuznetsova) altre finaliste di Slam o numero uno della classifica (Dinara Safina, Vera Zvonareva), altre top ten vincitrici di tornei comunque importanti (Nadia Petrova, Anna Chakvetadze, Maria Kirilenko).

Oggi però, a dieci anni circa dalla loro esplosione, il fenomeno è decisamente in fase calante. Di questo esercito di amazzoni, l’unica che sopravvive con fierezza è solamente l’immensa Maria Sharapova (del resto è anche la più giovane), capace di rigenerarsi e di ripartire di fronte ad ogni difficoltà. Ma ciò che stupisce, e che forse nessuno si aspettava è che, tutte, chi più o chi meno, hanno bruciato il meglio delle loro carriere molto precocemente. Oltre al paradosso Kournikova, che a 22 anni ha capito con astuzia di poter vivere bene anche senza affannarsi a rincorrere una pallina gialla, i casi più dolorosi ed incompiuti sono quelli di Dinara Safina e Anna Chakvetadze. La sorella di Marat, dopo un 2008 e 2009 pieno di successi e soddisfazioni non ha saputo reggere il peso delle sfide che l’aspettavano e, complice un infortunio grave alla schiena, è precipitata in una crisi senza fine che l’ha portata ad un ritiro definitivo, annunciato solo quest’anno, a 28 anni, ma che aveva preso forma già tre anni prima. Simile il caso Chakvetadze, giocatrice molto talentuosa ma diversa dalla muscolare Dinara; spintasi fino al numero 5 della classifica mondiale nel suo periodo più ispirato, anch’essa, dopo lunga crisi e tentativi di rientro falliti, ha smesso a soli 26 anni. Per lei gli infortuni fisici oltre all’esperienza di una rapina violenta subita in casa insieme alla famiglia sono stati fatali. Anche Anastasia Myskina, storica prima vincitrice russa di uno Slam, protagonista di Fed Cup, meno talentuosa ma agile e intelligente, si è persa giovanissima dietro agli infortuni e alle … gravidanze. Diventata mamma a 26 anni e poi altre due volte, non ha più trovato la forza e gli stimoli per competere anche se, da donna intelligente, è tuttora protagonista come star televisiva di programmi sportivi e capitana di Fed Cup. Certamente più equilibrata la storia di Elena Dementieva che ha terminato la sua carriera a 29 anni, eppure il suo annuncio a sorpresa al termine del Master 2010 ha lasciato l’amaro in bocca ai suoi molti estimatori. Non sono pochi gli addetti ai lavori a pensare che una grande atleta come lei avrebbe potuto chiudere la carriera con uno Slam in bacheca ma forse quella semifinale persa da favorita, con ritiro dopo il primo set, a Parigi contro Francesca Schiavone ha rappresentato, nella testa della moscovita, l’ultimo treno perduto.

L’ultima menzione va fatta doverosamente per quella che è certamente la seconda giocatrice russa per importanza: Svetlana Kuznetsova. Anche per lei i successi sono giunti in tenera età a presagire una carriera che poteva essere più che vincente addirittura dominante. Oggi, dieci anni dopo, possiamo dire che Svetlana ha vissuto di sussulti, con grandissimi trionfi alternati a periodi anche lunghi di appannamento e anonimato e il fatto che sia ancora in attività a quasi 30 anni, non la esenta dal destino riservato alle sue connazionali: nonostante ci mostri ancora, occasionalmente, degli sprazzi di classe e potenza è difficile non pensare che la sua carriera sia sostanzialmente al tramonto. Come Svetlana, anche Nadia Petrova e Vera Zvonareva non hanno ancora ufficializzato il ritiro, ma una serie infinita di infortuni e vicende personali le hannoallontante sempre più dalle luci della ribalta e ne rendono impossibile qualsiasi possibilità di ritorno.


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