IL PROBLEMA DI NADAL? IL FISICO

Non è solo una provocazione. Ma gli acciacchi fisici costituiscono il più grande limite del mancino di Manacor. Una carriera splendida la sua, che però deve fare i contri con una struttura fisica che spesso non supporta la voglia di vincere di una mente forgiata per dominare.
giovedì, 30 Gennaio 2014

Tennis – Cosa manca a Rafael Nadal per diventare, se non altro dal punto di vista dei risultati, il miglior tennista di tutti i tempi? La risposta fa sgranare gli occhi. Ma al mancino di Manacor manca il fisico. Non è una provocazione, è una semplice presa d’atto. Senza andare troppo indietro, infatti, le ultime due partite dell’Australian Open del maiorchino sono l’emblema di una carriera. Una semifinale impeccabile contro Roger Federer, vinta in tre set e senza mai perdere un colpo o insinuare nella mente dei tifosi l’idea di un momento di difficoltà e meno che mai quella di una sconfitta. E poi la finale, cominciata male con il dominio di Stanislas Wawrinka nel primo set e finita anche peggio con la schiena a pezzi e le lacrime agli occhi.

L’AusOpen di Rafa Nadal dimostra quanto sia difficile per gli esperti riuscire a considerare l’attuale numero 1 Atp come potenziale numero 1 di tutti i tempi. La carriera di Rafa rimane splendida ma forse troppo spezzettata fra momenti di grande successo e di dominio assoluto su tutte le superfici e periodi di assenza effettiva dal circuito a causa di infortuni più o meno gravi. Dopo la semifinale contro Federer, la discussione sul GOAT (Greates Of All Times) si era riaperta e Greg Couch, il telecronista di Fox Sports, aveva acclamato Nadal come migliore di tutti i tempi. Sono passati appena due giorni e quel macigno insormontabile di nome Rafa si è sgretolato, ha ricevuto i fischi della Rod Laver Arena, ha giocato quasi in lacrime per dimostrare che quei fischi erano ingenerosi e ha perso.

Così la discussione sul suo ruolo di migliore di tutti i tempi si è trasformata in dibattito sui suoi infortuni, sui suoi periodi di pausa, sulla tenuta del suo fisico. Già, perché il marchio di fabbrica del mancino di Manacor, il suo fisico esplosivo, reattivo, potente e chi più ne ha più ne metta è quello che ad oggi gli ha dato più problemi. Sembrava una garanzia e invece sono arrivati i miglioramenti col rovescio in top e in slice, le discese a rete sono aumentate, il servizio è diventato più incisivo, i diritto rimane devastante. Ma il fisico di Nadal sembra andare nella direzione opposta rispetto alla leggenda, rispetto al trono con su scritto GOAT.

Il maiorchino compirà 28 anni in primavera, ma ha giocato sinora 19 finali slam, 37 semifinali di Master 1000 e molti altri tornei di medio livello. La prossima gara che giocherà sarà la numero 800 nella carriera da professionista. L’anno scorso ha vinto due slam (Roland Garros e Us Open) mostrando una serie incredibile di miglioramenti dal punto di vista tattico e tecnico. Questo è effettivamente il vero Nadal. Ma questa versione schiacciasassi passa necessariamente per uno stato di salute e di forma al 100%.

Quanto tempo resta quindi a questo Nadal, per così dire, “giovane”? Le statistiche e la storia del tennis parlano chiaro. Questo, quello del suo 28esimo anno di vita, potrebbe essere uno degli ultimi ad altissimo livello. È possibile che Nadal vinca 3 slam su 4 (cosa successa peraltro solo nel 2010) ma non è più così probabile. Il numero 1 Atp vincerà sicuramente degli slam ma con maggiore intermittenza.

Capita a tutti e forse anche lui dovrà rassegnarsi. Passata una certa età c’è bisogno di un perfetto equilibrio tra gioco, salute, stato di forma, mentalità vincente, capacità di recupero e status degli avversari. Pete Sampras, presente a Melbourne per la semifinale e per la finale giocate dal maiorchino, cominciò la sua fase discendente a 27 anni, quando vinse quattro major in cinque anni e fu afflitto da problemi alla schiena sempre più insistenti e da tendinite. E anche nella sua carriera c’erano stati momenti di assoluto dominio, come testimonia la finale di Wimbledon del 1999 stravinta contro Andre Agassi e momenti di grande appannamento, come la sconfitta contro Marat Safin nello Us Open del 2000.

Lo stesso Roger Federer, che viene lodato per la sua permanenza nella top ten e per la sua continuità di risultati, ha vinto il suo ultimo slam nel 2010 schiacciando le ambizioni di Andy Murray. Aveva 28 anni e per lui sembrava aprirsi una nuova fase di dominio con altri titoli slam pronti per essere alzati al cielo. E invece anche FedExpress ha subìto l’effetto inesorabile del tempo e da allora ha vinto soltanto un’altro major.

Adesso non si sa bene se effettivamente Rafael Nadal sia in riserva. I criteri per stabilire il GOAT non esistono e se esistono vengono cambiati quasi ogni giorno e adattati a tennisti diversi per epoca, gioco e risultati. Dall’analisi del mero dato statistico emerge un solo nome su tutti. È, inevitabilmente, quello di Roger Federer, che in carriera ha vinto 17 titoli dello slam dominando per diverse stagioni a Melbourne, Wimbledon, New York e facendo finale a Parigi. La curva della sua carriera è una campana abbastanza estesa con un pronunciamento importante nella fase centrale.

Per Rafa Nadal i discorso cambia e cambia anche la curva. Ci sono notevoli picchi nel 2008, 2010 e 2013 ma ci sono anche degli avvallamenti e questa potrebbe essere una penalità importante. I critici hanno grande considerazione della longevità e della costanza di risultati. È vero anche che Nadal ha dovuto affrontare più concorrenza di Federer per vincere titoli, prima fra tutte quella dello stesso svizzero. Ma è anche vero che ci sono più dubbi sul prosieguo della carriera del maiorchino che non su quello della carriera di Federer, che pure ha ormai 32 anni e va per i 33. Ed è ancora più evidente che il maiorchino ha sempre saputo rialzarsi e tornare più forte di prima ogni qual volta la sua parabola è andata giù.

Risulta quindi difficile se non impossibile capire se Nadal potrà mai diventare il migliore di tutti i tempi. Il suo fisico, al momento, non lo sta aiutando. Ma la sua determinazione, che lo ha portato a vincere già tantissimo è un’arma che il maiorchino non deve dimenticare e che i suoi avversari e/o detrattori non devono sottovalutare. 


5 Commenti per “IL PROBLEMA DI NADAL? IL FISICO”


  1. arbe ha detto:

    Vattela a cercare su un dizionario della lingua italiana ” l’ affermazione” ONDE PER CUI…Ammesso che tu ce l’ abbia un dizionario di italiano, e che soprattutto tu sappia cosa sia il medesimo…E già che ci sei, intelligentone, fattela anche te una cultura: tennistica non so, del lessico italiano sicuramente! Allora farai la sorprendente scoperta che il congiuntivo, non è una malattia degli occhi…

  2. Massimiliano ha detto:

    “Fatti una cultura” da uno che afferma “onde per cui” è tutto dire!

  3. arbe ha detto:

    Nadal verrà anche a rete col badile, ma tu neanche sai cosa significhi pallettaro. Wawrinka non mi sembra di averlo visto poi tante volte a rete a Melbourne, e tra l’altro in quei pressi non mi pare si muova con molta leggiadria…Quindi secondo te, anche Stan è un pallettaro? Per tua informazione, dicesi “pallettaro” colui che ti rimanda sempre di là palle alte, lente e mer…ose. I 13 slam che Rafa ha vinto, non li ha messi su con palle alte e lente, ma tirando forte e vicino alle righe, ma evidentemente, queste partite non le hai viste, te le sarai immaginate. Onde per cui, anziché sparare fregnacce, fatti una cultura e vatti a vedere un po’ più di buon tennis, tipo la finale di Wimbledon del 2008.

  4. max ha detto:

    Rimane il fatto che Nadal è un pallettaro,viene a rete con il badile

  5. max ha detto:

    Giusto x dovere di cronaca Federer non ha vinto il suo ultimo slam nel 2010 ma nel 2012 quando è tornato n 1 (Wimbledon)


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.