IL TALENTO DI ANGELIQUE

Angelique Kerber ha smentito tutti coloro che non la consideravano capace di diventare una delle migliori giocatrici del mondo. Semifinalista agli Us Open nel 2011 ed a Wimbledon nel 2012; è riuscita ad issarsi fino alla quinta posizione del ranking. Oggi compie 25 anni.
venerdì, 18 Gennaio 2013

Chissà come l’avrà presa Slawomik Kerber quando, compiuti dodici anni, la figlia Angelique era indecisa se concentrarsi sul tennis o sul nuoto, sport quest’ultimo, nel quale dimostrava uno spiccato talento. Di certo il signor Kerber, ex tennista, che ha iniziato la figlia sui campi in terra rossa di un Circolo di Brema quando aveva solo tre anni, deve aver tirato un bel sospirone di sollievo quando Angelique ha deciso di seguire le orme paterne. Non è da escludere che tra i motivi che spinsero Slawomik Kerber ad emigrare dalla Polonia alla Germania, ci fosse pure quello di consentire alla sua erede di nascere in un Paese dove in quegli anni il tennis aveva eguagliato in popolarità crauti e salsicce; di sicuro non gli era sfuggito che seppure Angelique non poteva essere considerata un purosangue della racchetta, celava in se’ quelfuoco’ capace di bruciare qualsiasi limite tecnico cucitele addosso da madre natura.

E’ il 2003 quando appena quindicenne Angelique Kerber vince i Campionati tedeschi Under 18; per poi sconfiggere la prima top 100 in carriera, Marion Bartoli, e chiudere la stagione al 433° posto della classifica mondiale. L’anno successivo vince il suo primo torneo ITF a Opole, ma per sfondare il muro delle top 100 le occorreranno altri due anni che consumerà girando il pianeta in lungo e in largo, arrabattandosi tra qualificazioni e tornei minori. Angelique deve attendere il 2008 per aggiudicarsi il primo match in un torneo del Grande Slam, agli Australian Open, ma nonostante i trionfi agli ITF di Madrid e Saint Raphael, la classifica non decolla. La tedesca fa il suo ingresso tra le top 50 solo nel luglio 2010, grazie al terzo turno raggiunto a Wimbledon. Il salto di qualità lo aveva però fatto agli Australian Open quando, dopo aver superato le qualificazioni, interrompe la sua corsa al terzo turno contro Svetlana Kuznetsova. Risultati che non riesce a confermare a inizio 2011, quasi a dimostrare che l’opinione di chi non la riteneva competitiva ad altissimo livello fosse esatta. Poi, a luglio decide di recarsi ad Offenbach, all’Accademia Schuttler-Waske ed agli US Open si presenta in una forma strepitosa tanto da raggiungere le semifinali dove si arrende solo alla futura vincitrice, Samantha Stosur. Eppure la diffidenza verso le sue reali capacità rimane inalterata.

Il 2012 della tedesca parte un po’ in sordina. Ad Aukland, pur raggiungendo la semifinale, perde in meno di un ora contro Flavia Pennetta; mentre al terzo turno degli Australian Open sbatte contro Maria Sharapova dove racimola solo tre game. Angelique però riparte a testa bassa ed il 12 febbraio 2012 vince il suo primo titolo WTA, l’Open GDF Suez di Parigi, dove sconfigge in finale con il punteggio di 7-6 5-7 6-3 la beniamina di casa, Marion Bartoli. Questo successo la issa a ridosso delle prime 20 giocatrici del mondo e, mentre la classifica cala sempre più, la fiducia cresce. Se ad Indian Welles sconfigge la sua prima top 10, la cinese Na Li, prima di perdere in semifinale contro la Azarenka; la scalata alla classifica prosegue a Copenaghen, dove vince il suo secondo titolo WTA prevalendo su Caroline Wosniacki. A fine maggio la Kerber entra tra le prime dieci giocatrici del mondo ma, quando al Roland Garros perde ai quarti contro Sara Errani, in molti continuano a storcere il naso. Straordinario si rivela invece il suo Wimbledon: agli ottavi la Kerber pone fine alla carriera su erba di Kim Clijsters, ai quarti prevale sulla connazionale Sabine Lisicki, al termine di una battaglia-maratona carica di colpi di scena, per infine perdere in semifinale contro Agnieszka Radwanska. Prima di arrendersi in finale contro Na Li, al torneo di Cincinnati, riesce addirittura a sconfiggere Serena Williams; mentre le va peggio agli US Open dove, reduce da un emozionante match serale dove ha la meglio su una rediviva Venus Williams, inciampa nuovamente nella Errani. La partecipazione al Master, dove per poco non riesce ad affondare la numero uno del mondo Victoria Azarenka, ma soprattuto l’aver chiuso il 2012 come numero cinque del mondo, coronano una stagione strepitosa.

Alla faccia di chi era arrivato a giudicarla una sorta di troglodita della racchetta. Resta comunque il fatto che in uno sport abituato a tenniste potenti supportate da fisici statuari, a maratonete instancabili o fuoriclasse dal braccio d’oro; una Kerber un po’ stona. Per lo meno quel po’ da spingere un appassionato di tennis a chiedersi: come ha fatto ad arrivare fin lassù? Tatticamente la Kerber è una giocatrice difficile da definire. Se da una parte è innegabile la sua abilità nell’individuare il punto debole dell’avversaria di turno, per poi iniziare a macinare i suoi schemi nel tentativo ingigantirlo sempre più; d’altro canto salta all’occhio la tendenza ad attendere l’errore altrui quando in palio c’è un punto che conta particolarmente, per poi rischiare il tutto per tutto se il match sembra esserle sfuggito di mano, trovando la forza di riaprirlo e di rimettere tutto in discussione. Forse per questo, nel suo tennis la tattica e l’approccio mentale sembrano quasi essere un tutt’uno: e così quando vince ne esce una tennista eccellente, capace di battere chiunque, mentre quando perde autorizza i cori degli addetti ai lavori a rigettarla nel purgatorio tra le giocatrici di seconda fascia, che mai trionferanno in uno Slam. Tesi quest’ultima non certo difficile da sostenere se si analizza la Kerber sotto il profilo tecnico: spesse volte la pallina sembra quasi accartocciarsi sulle corde, in un impatto che all’occhio non può che risultare sgradevole, per poi dar vita ad una traiettoria che taglia la metà campo dell’avversaria, generando un rimbalzo velenoso proprio perché sporco. E riguardo all’indiscutibile mobilità è altrettanto innegabile che la sua non è una corsa leggera, anzi, spesso sembra annaspare nei recuperi, prima di colpire la pallina con l’ennesima badilata.

Oggi Angelique Kerber compie 25 anni e, per quanto possa apparire contraddittorio, sinceramente non posso evitare di considerarla una giocatrice di talento. Seppure il suo è un talento atipico, difficile da spiegare, da razionalizzare, proprio perché non risiede nella tecnica, nel “braccio”. Il talento di Angelique si cela dietro a un recupero impensabile, a un vincente dettato dall’istinto durante uno scambio estenuante, alla sua caparbietà. E quel recupero, quel vincente, la trasforma per qualche secondo in una sorta di Jimmy Connors in gonnella che, con il pugno al cielo sfoga la sua grinta urlando un “come on”, non tanto a se’ stessa quanto rivolta al pubblico, come per coinvolgerlo nella sua impresa. L’impresa di affrontare le migliori giocatrici del mondo e magari, persino di batterle, partendo da un bagaglio tecnico distante anni luce da quello che possiedono le eccellenze. E questo perché, parafrasando un celebre film di animazione, non è stato un ingrediente segreto a portare Angelique tra le migliori giocatrici del mondo. E’ lei l’ingrediente segreto.


2 Commenti per “IL TALENTO DI ANGELIQUE”


  1. Samantha Casella ha detto:

    Ma sì ne ha di tempo la Keys per far bene! Non posso dire di tifare Kerber però è una tennista che credo meriti tanto rispetto e ammirazione, è davvero una roccia.

  2. renato ha detto:

    mi è sempre piaciuta la Kerber, per niente io la chiamo “la roccia”
    però in questa partita tenevo più per la Keys, cmq non importa la Madison e giovane ed ha tutto il tempo per farsi valere


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