IL TALENTO NELLE CORDE

Marco Giustarini e Corrado Valdrighi svelano i segreti delle incordature. Da Agassi alla Williams, tutto quello che c'è da sapere sul mondo della racchetta.
giovedì, 26 Luglio 2012

Abbiamo incontrato gli incordatori di questa quarta edizione del trofeo “Bellaveglia”, il fiorentino Marco Giustarini e Corrado Valdrighi, da Castiglion della Pescaia. I maestri della racchetta ci hanno svelato qualche chicca sul loro mestiere, raccontando il rapporto con gli atleti e  le richieste insolite che di tanto in tanto gli vengono sottoposte.

Quando avete cominciato questo lavoro e cos’è che vi ha spinto ad avviarlo?

Marco Giustarini: Nel 1998 i primi tornei, qualche Open, poi piano piano siamo saliti di categoria. Alla mia epoca eravamo veramente pochi, poi la richiesta è aumentata, specialmente nelle competizioni più seguite.

Corrado Valdrighi: Io non sono mai stato un buon giocatore, quindi mi sono dedicato più sulla racchetta che sul gioco stesso. Collaboro con gli atleti per arrivare alla gratificazione che giunge dopo la loro vittoria. Il problema è che se vincono son bravi loro, se perdono è l’incordatore che ha sbagliato…

Aneddoti da raccontare riguardo quest’anno?

Giustarini: Per ora no, questi ragazzi li conosciamo già da tempo. L’unica incognita erano le macchine, quest’anno della Wilson. Abbiamo avvisato i giocatori che nel fare il rodaggio della macchina poteva sorgere qualche problema, ma, dopo averle testate, ci siamo resi conto che si tratta di un’apparecchiatura fenomenale e tutte le preoccupazioni sono sparite.

Qualche chicca sui top players?

Più in alto si va e più si incontra gente squisita. Tutti rispettano il nostro lavoro e ti salutano anche quando sono in mezzo al gruppo.

C’è qualche giocatore in particolare con cui si è instaurato un buon rapporto dopo la collaborazione?

Giustarini: Io incordai le racchette di Andrè Agassi nel 2002 a Roma quando ancora non esistevano incordatori che seguivano gli atleti più forti nei loro tour (P1 NDR). Era appena uscito dal primo turno, ma appariva comunque soddisfatto e venne di persona a ringraziare per il mio lavoro con la sua racchetta.

Qua chi incorda, e come?

Quasi tutti i 32 atleti in gara. Molti rompono le corde e vengono a cambiarle più spesso. Il caldo, la tiratura abbastanza alta, sopra i 26 chili, e la potenza che hanno nelle braccia contribuisce alla rottura. Poi ci son quelli che vengono solo dopo aver passato il turno.

Ci sono corde con cui i giocatori si trovano meglio su un determinato tipo di terreno, in questo caso la terra battuta?

Più che al terreno le corde si adattano al tipo di giocatore. Oggi giorno le tipologie sono cinque, ma loro usano particolarmente un mono filamento, una corda molto rigida che serve ad avere molta più potenza, oltre al controllo. Questa generalmente è la caratteristica base dei giocatori più forti, non solo in questo torneo.

Puoi svelarci la richiesta più “particolare” che tu abbia mai ricevuto?

Giustarini: In un torneo a Monteroni d’Arbia una giocatrice in un 25 mila dollari, mi chiese un ibrido (due corde differenti) composto da verticali a ventinove chili e orizzontali a 22, una cosa impossibile insomma, o meglio, una cosa che si può fare. Il solo problema poteva essere rappresentato dalle difficoltà che un’incordatura così poteva portare.

E come è finita?

Giustarini: È finita che è uscita al primo turno (ride).

Un episodio o un giocatore che ricordate con piacere?

Robin Haase, l’olandese che passò anche a Orbetello, finito il torneo (perse nei quarti) venne qua a ringraziarmi e mi lasciò una mancia di 5 euro, un gesto simbolico che mi fece piacere. Segno evidente che avevo fatto un buon lavoro.

E poi? È più capitato che qualche altro tennista lasciasse la mancia?

No, mai, ringraziamenti tanti, ma mance nessuna. Ne hanno di spese anche loro…

Il giocatore che tende meno le corde e quello che invece le tira di più?

Filippo Volandri durante il torneo dello scorso anno qui ad Orbetello incordava a 12 chili, ma avendo un ottimo braccio questo tipo di incordatura non ne limita il controllo. Quella che però mi ha stupito più di tutti è stata Serena Williams, incontrata anche lei a Roma: ha chiesto di incordare la sua racchetta a trenta chili con una corda in budello, una corda multi-filamento molto pesante di per sè.

E in questo torneo qual’ è la media?

Si parte dai 14 Kg e si arriva ai 28, per una media di 20-21 Kg. Più tirata è la corda e più controllo ha il giocatore; inversamente, meno tirata è e più potenza si ha. A loro interessa principalmente non tanto il controllo, quanto la potenza.

Un pensiero sul challenger di Orbetello.

Nonostante si sia abbassato il montepremi ho visto, a differenza della scorsa edizione, una bella presenza di giocatori di qualità anche nelle qualificazioni. Questo vuol dire che i tennisti stessi ci tengono a tornare a giocare ad Orbetello.


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