IL TENNIS ABBANDONA MIAMI?

La Terza Corte d'Appello ha respinto il piano di allargamento di Crandon Park. Il Miami Open potrebbe presto traslocare.
mercoledì, 30 Dicembre 2015

TENNIS – Miami, ma quanto mi ami? Se si tratta del Miami Open, che fino a qualche anno fa si poteva fregiare dell’ineffabile titolo di quinto Slam, decisamente poco. Gli organizzatori del torneo si sono visti infatti respingere dalla Terza Corte Distrettuale d’Appello un piano da 50 milioni di dollari per ingrandire la sede che ospita il torneo, Crandon Park a Key Biscayne, da finanziare, almeno nelle intenzioni, con i proventi dell’evento e del tennis center (aperto tutto l’anno per consentire a tutti di prendere lezioni), o in alternativa con bond della contea garantiti da fondi privati del torneo e non dal denaro dei contribuenti.

“A un certo punto, l’evento si dovrà spostare. Ormai, è solo una questione di tempo” ha spiegato Eugene Stearns, l’avvocato di Miami che ha rappresentato gli organizzatori. “Ora come ora, questo è un ambiente ostile per il business”.

L’area infatti è ufficialmente considerata un parco naturale in virtù dell’accordo, tuttora valido, stretto negli anni ’40 fra la contea di Miami-Dade e gli allora proprietari dell’isolotto di Key Biscayne, la famiglia Matheson, che hanno ceduto Crandon Park alla contea solo in cambio della costruzione della Rickenbacker Causeway, l’autostrada che collega Key Biscayne alla terraferma.

La presenza del torneo, che attira fino a 300 mila spettatori ogni anno, ha cambiato le prospettive, Nel corso degli anni il Miami Open ha cambiato più volte denominazione, al variare dei title sponsor: Lipton, Ericsson, NASDAQ-100,0 Sony Ericsson, e ora la banca sudamericana Itau, che ha un contratto fino al 2019. Anche la formula si è leggermente modificata: col passaggio nei Super 9 prima e nei Masters 1000 poi, si è passati dai 3 set su 5 alla distanza breve, al meglio dei tre set, con i tabelloni a 96 giocatori e il bye al primo turno per le 32 teste di serie.

Già nel 1991 il torneo, creato dall’ex tennista Butch Buchholz nel 1985 e portato a Miami nel 1987, il primo con 32 teste di serie, ha chiesto l’autorizzazione per costruire una struttura permanente per il campo centrale ma i Matheson hanno causa alla Contea, chiedendo il rispetto dell’accordo originario e dello status di parco naturale dell’area. Quel primo scontro si è concluso con un patteggiamento. Il Centrale è semi-permanente, è fisso solo il primo anello (da 8 mila posti), ed è stato creato un comitato di quattro persone, compreso un membro della famiglia Matheson, che deve approvare ogni modifica nell’area di Crandon Park. Modifiche che, dal 1993, per effetto di una nuova normativa sui parchi nella contea, deve ricevere anche l’approvazione di due terzi della popolazione residente.

Il 6 novembre 2012, il 73% degli abitanti di Key Biscayne ha votato sì al progetto di sviluppo del torneo e di estensione dell’area. Ma il comitato di controllo, grazie alla presenza di un membro della  National Parks Conservation Association, associazione no-profit finanziata in larga parte dalla famiglia Matheson, ha bloccato l’iniziativa.

La famiglia ha citato in giudizio la contea per invalidare i risultati del referendum, perché a suo dire la domanda sulla scheda era stata formulata in maniera fuorviante. La IMG, che dal 2000 possiede i diritti sul torneo, ha a sua volta fatto causa a Matheson contestando la validità del suo diritto di veto tramite il comitato, ma il giudice Schumacher nel settembre scorso ha ritenuto validi i termini dell’accordo raggiunto nel 1993.

L’accordo tra la International Players Championship Inc., proprietaria del torneo, e la contea di Miami-Dade, vale ancora per otto anni. “Ma non posso dire se gli organizzatori vorranno andare avanti così ancora per otto anni” ha detto Stearns. La questione però coinvolge non solo gli organizzatori, che secondo l’accordo approvato nel 2012 dovrebbero pagare 1.5 milioni di dollari l’anno alla contea, chiamata a sua volta a versare 14 milioni in oltre 14 anni per migliorare le strutture. L’opera principale prevede la costruzione di tribune permanenti per il Grandstand e per altri due campi secondari, oltre a servizi igienici, spogliatoi, cabine per i commentatori tv e stand di ristoro. In più, nel progetto è incluso un padiglione ombreggiato e un’area erbosa, come la Murray Mount, ex Henman Hill, a Wimbledon con un maxi-schermo.

Perdere il torneo, ha ammesso il sindaco di Key Biscayne, Mayra Peña Lindsay, “creerebbe un vuoto nella ricca comunità”. Ma allo stesso tempo, ha sottolineato, “Bruce Matheson è un membro molto rispettato della comunità, è un po’ il guardiano dell’area: è grazie a lui che Crandon Park rimane un parco”.

Il futuro del torneo, ha spiegato lo stesso Matheson in un’intervista al Miami Herald, non lo preoccupa più di tanto. “Il destino economico della contea di Miami-Dade e di Crandon Park” ha detto, “non dipendono dalle due settimane del torneo di tennis”.


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