IL TENNIS DOPO I “FAB FOUR”

La cosiddetta “Golden Era” del tennis non durerà certo per l’eternità. Proviamo a fare qualche congettura su ciò che potrà accadere dopo l’uscita di scena dei “Fab Four”.
giovedì, 27 Dicembre 2012

La storia del tennis è piena di incredibili rivalità che hanno infiammato e reso straordinario questo sport. Eppure mai come in questi anni si è avuto un dominio pressoché totale da parte dei primi quattro giocatori del ranking ATP: ogni partita che li vede scontrarsi tra di loro è infatti garanzia di grande tennis. Basta un solo dato per spiegare questo dominio: dal Roland Garros del 2005, tutti i tornei del Grande Slam giocati finora hanno avuto come trionfatore uno degli attuali “Fab Four”. Unica eccezione, Juan Martin Del Potro agli US Open del 2009. Nell’anno che si appresta a chiudere ognuno dei primi quattro ha vinto uno Slam e gli ATP Masters 1000 sono stati vinti tutti da loro, ad eccezione di Parigi Bercy (dove Roger Federer e Rafa Nadal non c’erano) vinto da David Ferrer, il giocatore che viene subito dopo in classifica.

Siamo ormai abituati a tutto questo e le scuole di pensiero sono diverse: c’è chi dice che il tennis maschile sia diventato monotono perché a vincere sono sempre gli stessi, chi invece (più realisticamente) dice che così tanti giocatori di questo livello il tennis non li ha mai avuti tutti in attività nello stesso momento. Quello che è indiscutibile è la differenza che c’è tra i primi quattro e tutti gli altri. I primi si dividono gli Slam, gli altri non vincono neanche i 1000 e il tempo passa inesorabile per tutti: nel 2013 i giocatori più giovani tra i top ten avranno 26 anni. Anche in questo caso, Del Potro fa eccezione avendo un anno in meno.

Prima di iniziare un’analisi dettagliata è bene considerare uno degli elementi più importanti che si è venuto a verificare nel 2012: il fatto che tutti coloro che vengono considerati talenti emergenti abbiano avuto un stagione estremamente deludente. Fatta eccezione per Milos Raonic, gli altri giovani hanno fallito su tutti i fronti. Se a questo aggiungiamo il fatto che nel tennis la precocità non esiste praticamente più, la prospettiva del tennis dopo i “Fab Four” si fa tremendamente oscura.

Roger Federer ha dichiarato di voler arrivare alle Olimpiadi di Rio nel 2016, un anno che potrebbe segnare anche il suo ritiro dal tennis giocato. Credo sia possibile iniziare a congetturare considerando questa data come possibile termine della “Golden Era”, analizzando la situazione dei singoli tennisti sulla base dei dati certi che abbiamo in possesso. Proviamo.

1. Novak Djokovic. Nel 2016 il serbo avrà 29 anni e potrà ancora giocarsela ad alti livelli. Quella che rimane in dubbio è la sua resistenza atletica: i regimi e le tecniche di allenamento di Nole sono noti per essere particolarmente intensi ed insieme a Nadal è colui che ha spinto più di ogni altro sul lato fisico di questo sport. A questo dobbiamo aggiungere anche la sua tendenza a fare sforzi fisici spesso al limite (torsioni, spaccate, recuperi estremi), tutti elementi che potrebbero danneggiare la sua permanenza sui campi da gioco. Finora la sua carriera non è stata caratterizzata da infortuni importanti e questo fa ben sperare nella sua longevità agonistica. Difficile però pensarlo a questi livelli quando avrà trent’anni.

2. Roger Federer. Non sappiamo se il voler arrivare fino al 2016 sia un azzardo. Certo è che in molti lo danno per finito da tempo e che il 2012 è stato per lui un anno stupefacente. Giocando un tennis più classico e meno basato sulla forza fisica rispetto agli altri, ha saputo adattarsi e vincere contro giocatori molto più giovani di lui e che giocano un tennis completamente diverso. La sua longevità atletica è incredibile e personalmente ho forti dubbi che gli altri tre “Fab Four” alla sua età saranno in grado di giocare a questi livelli (o che saranno persino ancora in attivitá). In carriera non si è mai praticamente infortunato.

3. Andy Murray. E’ coetaneo di Djokovic e con molta probabilità sarà insieme al serbo il dominatore degli anni che verranno. Certo la sua debolezza mentale lo sfavorisce rispetto a Nole ma ha dimostrato ampiamente di poter diventare un grande sull’erba e di essere un campione totale con la giusta concentrazione (e il servizio). Ha avuto la sfortuna di trovarsi quei mostri davanti ma se lavorerà sulla sua testa potrà diventare un giocatore straordinario. Resta da capire quanto Lendl sia la persona adatta a risolvere questo tipo di problemi.

4. Rafael Nadal. Dal Roland Garros del 2010 a quello del 2012 ha giocato tutte le finali dei tornei del Grande Slam tranne una (Australian Open 2011), di cui quattro consecutive contro Djokovic (3 perse, 1 vinta) per un totale di cinque vittorie. Un record straordinario. Di fatto, però, non vince al di fuori della terra battuta dall’ottobre del 2010. Combinando questi due dati, insieme alla nota estremizzazione fisica del suo tennis e ai suoi infortuni, è davvero difficile pensare ad un Nadal top four nei prossimi anni, figuriamoci atleticamente longevo. Più volte ha sostenuto che difficilmente giocherà ancora a trent’anni e l’analisi potrebbe essere assai veritiera.

5. David Ferrer. Lo spagnolo è l’eterno quinto. Quest’anno ha chiaramente approfittato dell’assenza di Nadal portandosi a ridosso del connazionale a livello di punteggio ATP. La sua forza e tenacia sono evidenti e questa stagione è il giusto premio ad una carriera dalla grande continuità. Ma non vince mai contro i primi quattro il ché, insieme a fatto di avere trent’anni, lo esclude da qualsiasi discorso di classifica per il futuro.

6. Tomas Berdych. Con il ceco abbiamo già scavalcato l’abisso che divide i primi quattro (concedendo una posizione intermedia a Ferrer) da tutti gli altri nella top ten. Giocatore assai incostante, capace di arrivare in finale a Wimbledon nel 2010 ma anche di uscirne al primo turno quest’anno e per ben due volte, alterna prestazioni importanti come la semifinale di US Open dopo aver battuto Federer ad altre poco esaltanti. Difficile pensarlo ora più in alto del posto che ha in classifica, figuriamoci tra quattro anni.

7. Juan Martin Del Potro. Palito è il più giovane tra i top 10 e questo è il vero elemento che gioca a suo favore. In più è l’unico ad aver interrotto il pluriennale dominio dei “Fab Four” negli Slam. Dopo l’infortunio al polso, ha dimostrato quest’anno di essere in grado di tornare ai livelli del 2009. Rimane ancora molto incostante soprattutto contro i primi quattro e soprattutto il suo tennis è troppo limitato al suo dritto ed estremamente lento. E’ senz’altro il più papabile ad essere il protagonista degli anni a venire perché ha ampi margini di miglioramento.

8. Jo-Wilfried Tsonga. L’impressione è che per Jo di treni ne siano passati molti e lui non ne abbia preso neanche uno. Dopo la bella stagione nel 2011, l’anno che si chiude è stato all’insegna di occasioni perse (ricordiamo i numerosi match point annullati da Djokovic a Roland Garros) e solo qualche buon risultato (semifinale a Wimbledon) senza la conferma che ci si aspettava. Se il suo gioco è spettacolare e spesso vario, la sua fragilità mentale continua a condizionarlo pesantemente. Il fatto che abbia un allenatore (finalmente) potrebbe essere una svolta ed anche l’ultimo treno da prendere.

9. Janko Tipsarevic. Il serbo è il vero estraneo della top ten. Personalmente fatico a vederci un qualsiasi talento, cosa peraltro sostenuta anche da lui. Onesto faticatore, tre soli tornei vinti in carriera, la sua migliore prestazione è il quarto di finale agli US Open di quest’anno. Considerata anche l’età, direi che l’uscita dalla top ten potrebbe essere imminente.

10. Richard Gasquet. Eterno incompleto, uno dei rovesci più belli ed efficaci di sempre, grandissimo talento ed altrettanta incapacità di gestirlo. Quest’anno ha perso due finali (Estoril e Toronto) e ha vinto il suo primo torneo dopo oltre due anni (Bangkok). Sempre bello da veder giocare, il lavoro di Riccardo Piatti è evidente. Difficile però, vista l’età, pensarlo in salita nel futuro.

Dopo l’analisi dei top ten, andiamo a vedere quali sono le aspettative per il dopo-”Fab Four”, prendendo in considerazione i tennisti più giovani e talentuosi del circuito insieme alle sorprese dell’anno.

Milos Raonic. Tra i più giovani è forse l’unico ad essersi comportato bene in questo 2012, raggiungendo il suo best ranking (numero 13). Il canadese ha vinto due 250 (Chennai e San Jose) giocando una prima parte dell’anno di tutto rispetto. Resta nella memoria la sua eccellente prestazione contro Roger Federer al secondo turno di Madrid, partita persa al tie-break del terzo set. Il suo servizio è imponente, ha anche una discreta volée ma soffre ancora di una certa lentezza (dovuta anche alla stazza fisica) e di poca varietà in generale. Con una maggiore consapevolezza ed esperienza potrebbe essere uno dei protagonisti del tennis del futuro.

Jerzy Janowicz. E’ la grande rivelazione di quest’anno. Nonostante il torneo di Bercy fosse privo di Federer e Nadal (e con un Djokovic davvero sottotono), il giovane polacco elimina Philip Kohlschreiber, Marin Cilic, Andy Murray, Janko Tipsarevic e Gilles Simon, per poi soccombere in finale a David Ferrer. Il sospetto che possa essere un caso c’è tutto (Jerzy ha un gioco particolarmente “frivolo” fatto di palle corte da ogni parte del campo) ma la prestazione è indiscutibile e l’attuale numero 26 è meritatissimo. Il ragazzo va osservato attentamente.

David Goffin. Nessuno sapeva chi fosse prime del Roland Garros, arrivatoci da lucky loser sfruttando il forfait di Gael Monfils. Riesce ad arrivare al quarto turno battendo Radek Stepanek, Arnaud Clement, Lukasz Kubot e strappando un set al suo idolo Roger Federer. Ha inoltre portato il suo Belgio nel World Group di Coppa Davis vincendo due singolari, confermando così le buone sensazioni di Parigi.

Grigor Dimitrov. Da molti considerato (anche grazie ai due Slam vinti da Junior) l’erede di Federer per lo stile di gioco, il giovane bulgaro non sembra ancora pronto non solo a sostenere una simile responsabilità ma anche a diventare un top player. L’anno prossimo compirà 22 anni eppure si ritrova ancora ad essere numero 48 del mondo senza guizzi degni di nota: secondi turni nei tornei dello Slam e quarto turno a Miami sono il massimo raggiunto da Grigor. Se è vero che oggi nel tennis si arriva in alto più tardi, per lui ci sono ancora speranze. Ricorderemo questo suo 2012 solo per la sua demi-volée dietro la schiena a Basilea.

Bernard Tomic. Senz’altro la più grande delusione tra i giovani tennisti. L’australiano è giunto alle cronache più per i suoi comportamenti al di fuori del circuito che per le sue prestazioni in campo. In gennaio, dopo essere stato multato dalla polizia per tre volte in un giorno, è scappato e si è rinchiuso in casa e durante il torneo di Miami ha preteso che suo padre venisse cacciato dagli spalti. Il suo risultato migliore del 2012 è il quarto turno agli Australian Open, per il resto risulta non pervenuto. Il suo futuro dipende moltissimo dalla sua capacità di frenare queste sue intemperanze.

Ryan Harrison. Il tennis maschile americano sta soffrendo molto ed è cosa nota: con i problemi fisici di Fish e d il ritiro di Roddick sono rimasti solo John Isner e Sam Querrey a difendere i colori a stelle e strisce tra i primi 50 del mondo. Se il futuro del tennis americano è nelle mani del Ryan Harrison visto finora, negli Stati Uniti dovrebbero iniziare a preoccuparsi: il quarto turno di Indian Wells è il meglio che questo ragazzo è riuscito a fare nel 2012.

In conclusione, da ciò che si è visto quest’anno le prospettive per il tennis del futuro non sembrano così rosee. A meno che non ci siano trasformazioni improvvise dei più giovani o ingressi nel circuito di ragazzi dal talento cristallino, il rischio di avere un periodo di tennis anonimo è davvero consistente. Il pensiero di un tennis senza il talento dei “Fab Four” smarrisce e non fa essere ottimisti.


2 Commenti per “IL TENNIS DOPO I "FAB FOUR"”


  1. Emiliano Severoni ha detto:

    Grazie. Ero indeciso se metterlo, insieme a Dolgopolov. Alla fine mi sono limitato alle delusioni e alle sorprese.

  2. Consuelo Motta ha detto:

    Bell’articolo e previsioni molto realistiche. Io non sottovaluterei Nishikori 🙂


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