IL TENNIS VA VELOCE

Sempre più tornei si giocano sulle superfici rapide. Ecco come è cambiato lo stile dei tennisti contemporanei a fronte di un gioco diventato velocissimo
giovedì, 25 Marzo 2010
Montecarlo (Principato di Monaco), 25 marzo 2010 – Il torneo combined di Miami è l’ultimo appuntamento sul veloce prima della stagione della terra. Per qualche mese i tennisti potranno “far riposare” le proprie caviglie e ginocchia sui morbidi campi rossi, prima di ricominciare a prendersi a pallate sul duro estivo prima, autunnale e invernale poi. Come è noto infatti la struttura del calendario Atp è fortemente sbilanciata in favore dei tornei che si giocano sul veloce (circa il 75% dei punti viene assegnato da manifestazioni su cemento e derivati) e questo ha comportato cambiamenti visibili nella struttura fisica dei giocatori, nella loro tecnica e nell’approccio tattico al match.
Su pochi punti. All’inizio della mia carriera ho fatto molto bene sul cemento, indoor e sull’erba. Col passare degli anni però i miei risultati sono migliorati soprattutto su terra e cemento outdoor, avendo imparato a costruirmi i punti con un maggior senso tattico. Sul veloce si predilige invece il colpo risolutore, si cerca di spingere da subito e chiudere lo scambio il prima possibile. Molti top players contemporanei, come Ljubicic, Karlovic, Roddick, ma anche lo stesso Federer, puntano molto sulla potenza del loro servizio o del loro dritto, cercando di prendere l’iniziativa con pochi e micidiali colpi. Per contro sulla terra il discorso è molto diverso. Lo scambio dura molto di più, e il rimbalzo della palla, nettamente più lento, permette al giocatore la variazione delle altezze e delle direzioni, andando a ricercare gli angoli con i cross stretti, per aprirsi il campo e mettere in atto tattiche che creano i presupposti per andare a vincere le partite.
Il pensiero serve meno… A mio parere il tennis contemporaneo ha perso molto in fatto di inventiva. Come detto, giocando sul cemento rapido non si ha la possibilità di alternare il gioco più di tanto. Di conseguenza, quasi non c’è il tempo per un pensiero tattico dietro la giocata, e la velocità degli scambi impedisce le variazioni di gioco. E’ forse per questo che gli appassionati di vecchia data, quelli cresciuti con le gesta di Becker, Edberg e Sampras storcono il naso di fronte a questo tennis. Quando ero nel circuito, il servizio di Ivanisevic era considerato il più pericoloso, riuscendo a toccare punte di 220 Km/h e già allora si gridava allo scandalo, visto che Goran era capace di fare piu’ di 200 ace in un torneo dello “Slam”. Oggi, grazie agli attrezzi sempre piu’ performanti, tantissimi giocatori possono contare su un servizio di quel livello e di conseguenza passa in secondo piano la ricerca da parte dei giocatori attuali, la cosiddetta strategia di gioco. Nonostante questo, per fortuna le nuove generazioni di fan sono molto affascinate dai “bombardieri” contemporanei,  questo si ripercuote anche sullo stile di gioco che i tennisti “di domani” cercheranno di, ahimé, imitare. 
…ma occorre più personalità. Quando però dico che nel tennis moderno quasi non c’è una filosofia di pensiero dietro il colpo non voglio affermare che la testa conti poco, anzi… Essendo l’esito di un match racchiuso in pochi e determinanti punti, la differenza la fa proprio il giocatore da come interpreta le poche chances che gli si presentano durante la partita. I più grandi sono proprio quei tennisti che riescono a capire l’importanza dello specifico momento dell’incontro, e volgono a proprio vantaggio queste situazioni. Sampras, che io ritengo sia stato uno dei più grandi di tutti i tempi, era un tennista che giocava con il freno a mano tirato fino al 3 pari, ti faceva credere di essere nel match, poi cambiava marcia, prendeva l’iniziativa, accelerava e ti lasciava al palo. Risultato finale 6/4 6/4, sembrava una partita tirata…per lui era stata una passeggiata… Il giocatore più forte fa sempre quello che deve fare nei momenti importanti: ovvero prende in mano lo scambio, lo domina dal primo colpo, ti impone il suo gioco migliore e non ti permette di respirare, sei subito in difesa e il più delle volte non hai scampo. Ovviamente ci vuole una gran personalità per capire quando farlo.
Da Indian Wells agli Us Open. I campi in cemento non sono tutti uguali. La velocità che la palla può raggiungere varia molto, a seconda di quanti strati sono stati passati sulla superficie e se la mescola è più o meno porosa. In assoluto il torneo “più veloce” è lo Slam americano, dove è davvero difficile essere reattivi su una palla che viaggia in modo pazzesco. Di contro, i tornei di preparazione a Flushing Meadows, come ad esempio Toronto e Cincinnati, hanno invece una superficie leggermente più lenta cosi’ come nelle manifestazioni di Indian Wells e Key Biscayne.In questi ultimi tornei si può infatti assistere a scambi molto più lunghi. Queste differenze si palesano nei risultati che i tennisti non proprio specialisti del fondo duro riescono a centrare nell’arco della loro carriera. Prendiamo l’esempio del grande Rafael Nadal, dominatore indiscusso del rosso; il manacorino in due occasioni (2007 e 2009) è riuscito a conquistare Indian Wells, mentre non ha mai raggiunto la finale nell’ultimo Slam di stagione, ancora troppo distante dal suo stile di gioco.

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