IMPRESSIONI DAL FORO ITALICO

TENNIS - Anche questa edizione degli Internazionali d’Italia è terminata. Sull’albo d’oro restano impressi i nomi dei vincitori, ma nel cuore di uno spettatore cosa resterà di Roma 2013? Come non commuoversi al cospetto del rovescio di Martina Hingis? Come trattenere l’emozione nel rivedere Kim Clijsters? Può un tennista di secondo piano, solo in termini di ranking, trasmetterti molto di più di un leader?
lunedì, 20 Maggio 2013

Tennis. Ed anche questa edizione degli Internazionali d’Italia con formula “combined” è terminata. Parafrasando un brano melodico tanto in voga alla fine degli anni ’80; cosa resterà di Roma 2013? Certo, come è giusto che sia sono stati i match a tener banco, a scandire i ritmi degli spettatori, divisi tra il Centrale, la Supertennis Arena, il Pietrangeli ed i campi minori. Incontri appassionanti, soporiferi, il cui epilogo è a volte scontato, così come non di rado è un risultato inaspettato a precedere la stretta di mano finale. C’è poi frenesia che si scatena intorno ai primi della classe non appena scendono in campo, che sia un match ufficiale quanto un allenamento. Sono i nomi dei vincitori a rimanere indelebili, incisi sull’albo d’oro, a muovere le folle; eppure, al di là del muro c’è un altro mondo. Tennisti abituati a volare lassù dove tirano i grandi venti che si ritrovano catapultati ai piani inferiori, decisi a risalire. E poi ci sono i personaggi minori, solo in termini di ranking non certo quanto a personalità o professionalità, disposti a vendere a caro prezzo la pelle prima di mettersi da parte.

Prima di tutto, il Foro Italico quest’anno è stato graziato dalla presenza di due Dee: Martina Hingis e Kim Clijsters. Entrambe ex numero uno del mondo, entrambe vincitrici al Foro Italico, entrambe giunte a Roma nelle vesti di coach. Divise da tre anni di età, se appena diciannovenne Martina aveva già messo in valigia cinque titoli del Grande Slam; a vent’anni Kim è la leader del ranking ma per agguantare il primo Slam deve attendere di diventare donna e per conquistare i successivi tre addirittura mamma. Due donne diverse, così come è sempre stato diverso il loro modo di intendere il tennis e la vita. Martina Hingis, l’eletta, la Grazia discesa sul campo da tennis, il genio contorto, che non ci stava mai a perdere, Kim Clijsters, un tennis esplosivo sorretto da fisico d’argilla, una donna solare, socievole, benvoluta da tutti. Martina, attualmente coach di Anastasia Pavlyuchenkova; ventiduenne russa di belle speranze con qualche chilo di troppo e nessun neurone disposto a concepire la necessità di abbozzare una tattica. Kim, in attesa del secondo figlio, scesa nella Capitale insieme al marito, Brian Lynch e alla primogenita Jada Ellie; che allena Kirsten Flipkens, ex promessa belga persasi per strada che ha sempre visto nella campionessa fiamminga una sorella maggiore. Martina, che non molla un minuto la sua pupilla, per cui ha mille attenzioni, con cui va a vedere i match delle colleghe, tra la gente, sempre vestita in divisa da tennis, insieme alla quale palleggia, impegnandosi al punto che se giocano una manciata di game è l’elvetica a vincerli. Mentre io mi perdo, mi commuovo ogni qualvolta impatta di rovescio. Kim invece si limita a restare a fondo campo, rimette le palline in gioco mentre la Flipkens scambia con Daniela Hantuchova, e fa sentire la sua voce solo a sessione d’allenamento terminata quando si ferma a parlare con la slovacca. Sia Anastasia che Kirsten perdono al primo turno, la russa travolta da Romina Oprandi e la belga dalla connazionale Yanina Wickmayer. Essendo una collaborazione part time, dopo il Roland Garros probabilmente Kim lascerà Kirsten libera di vagare per il mondo da sola; Martina invece, c’è da scommetterci, fiaterà sul collo ad Anastasia ogni istante. E chissà che prima o poi qualche “predatore di firme”, non inizierà ad avvicinarsi alla Pavlyuchenkova anziché a Martina.

Riguardo ai “cacciatori d’autografi”, è necessario aprire una parentesi. Per quanto una signora sulla sessantina, riconoscendo la Hingis in campo ha domandato al compagno ad alta voce: “Ma chi è quel cinghialone che gioca con Martina?”; la maggior parte dei quarantenni non riescono ad inquadrare l’esatto “periodo storico” in cui l’elvetica ha dominato il Circuito, mentre i giovani proprio non sanno chi sia. Poco male, solo uno scarsissimo numero di “saccheggiatori”, la cui età varia dagli otto ai dodici anni, si cimenta nella “richiesta mirata”. L’importante è trovare qualcuno disposto a impugnare il pennarello e firmare. Non importa se conoscono solo il 5% dei/delle tennisti/e. La maggior parte sono assolutamente ignari di chi sia Tomas Berdych, faticano a riconoscere Juan Martin Del Potro, probabilmente non hanno mai sentito nominare Jerzy Janowicz e persino Vika Azarenka potrebbe camminare indisturbata tra il popolo; cosa che ha fatto per tre giorni Sloane Stephens, vittima di un solo inconveniente ossia sbattere quasi addosso a me mentre io liberavo la card della macchina fotografica e lei scriveva un sms.

Gettonatissima dai piccoli “cacciatori di autografi” era invece Nadia Petrova. Per qualche oscuro motivo i suoi allenamenti condivisi con Katarina Srebotnic, visionati dalla sua coach Biljana Veselinovic e supervisionati dalla sua manager, Monica Vila, probabilmente perché svolti in un campo facilmente raggiungibile, erano tra i più seguiti, secondi sono a Sua Maestà Roger, Rafa Nadal, Serena Williams e Maria Sharapova. E questo nonostante sia palese quanto la Petrova non sopporti i bambini. La russa non ne ha mangiato nessuno, ma per resistere alla tentazione, durante le pause, era solita spostare letteralmente di un metro dentro al campo la panchina. Sotto allo sguardo mansueto della Srebotnik, quello accigliato della Veselinovic e quello vispo della Vila; la Petrova ha poi giocato e perso al primo turno contro Carla Suarez Navarro. Un match splendido, che ho seguito da un gradone dietro il team della ex numero tre del mondo; seduta accanto ad un loro connazionale piuttosto alticcio con tanto di bandiera russa. Un settantenne non troppo in grado di intendere e volere che incitava la Petrova chiamandola a volte Nadia, altre Maria. La manager della Petrova mi ha però chiesto se tifavo per la sua assistita; “sure”, ho risposto. Una mezza verità perché nonostante la Petrova sia intrattabile sempre pronta com’è a coinvolgere il proprio “angolo” con considerazioni, accuse, obiezioni, proposte, domande; le cui risposte sicuramente non vanno mai bene; a me non riesce a risultarmi antipatica e riconosco che, con un’altra testa, avrebbe vinto almeno 3 Slam. Tutt’altro tipo è Carla Suarez Navarro. Una ragazza d’oro, disponibile, alla mano, che si improvvisa “raccattapalle” per la Clijsters prima di sostituire la Flipkens sul campo d’allenamento, concentratissima durante le sedute, capace di giocare un tennis d’altri tempi e , viene da chiedersi, se fosse bella come Maria Kirilenko quanto can-can si sarebbe sollevato intorno a lei?

Avendola nominata, occupiamoci un attimo della “seconda” Maria di Russia. Che dire? Di una bellezza quasi inconcepibile. Maria Kirilenko però non è solo questo. La moscovita è di una professionalità straordinaria e osservare le sue sedute di allenamento dovrebbe essere una tappa obbligatoria per tutti i bambini che intendono “provarci” nel tennis. E’ davvero incredibile la serietà che accompagna gli allenamenti del tanto criticato (e da alcuni disprezzato) tennis femminile. L’impegno che Dominika Cibulkova porta in campo durante gli allenamenti è direttamente proporzionale alla grinta che dimostra nei match ufficiali. La slovacca è una trascinatrice capace di trasportare il pubblico e disposta, dopo una battagli di quasi tre ore, di “battere il cinque” a una schiera di ragazzi che l’hanno adottata e sostenuta durante l’incontro, vinto al terzo, sulla Oudin. Chi invece non riesce a farsi amica gli spettatori è l’ex numero uno del mondo senza Slam, Jelena Jankovic. In allenamento la serba è impressionante, sia come gioco che come disponibilità. Il tennis però è uno sport alquanto insidioso per la psiche femminile ed il torneo è un momento cruciale tanto per i cuoricini “da capriolo” tipo Ana Ivanovic  quanto per le “guerriere senza armatura” come appunto Jelena Jankovic. Presumo che il raccattapalle alla destra dell’arbitro incaricato di porgere a Jelena palline e asciugamano si debba ancora riprendere dall’esperienza traumatica vissuta durante il match contro Bojana Jovanovski. I sospironi che il poverino tirava ogni qualvolta Jelena si allontanava per andare a servire erano vere e proprie preghiere rivolte agli Dei del tennis, affinché quel supplizio durasse il meno possibile.

Non conosco il polacco, ma durante il match tra Urszula Radwanska e Ayumi Morita, la sorella minore di Aga era talmente espressiva da rendere la sua lingua madre facilmente comprensibile. Dopo aver sbagliato l’ennesimo rovescio Ula ha infatti guardato la racchetta e, in polacco, l’ha minacciata: “La prossima volta ti spacco per terra”. Tempo trenta secondi, la Radwanska insacca in rete una risposta e la sua Babolat finisce accartocciata. Quanto a traduzioni, probabilmente Eva Asderaki, sa ripetere correttamente alcune frasi specifiche in un numero imprecisato di lingue. “Ragazzini state seduti, qui stiamo giocando”; ha ordinato fino allo sfinimento l’arbitro greco, durante il doppio Svetlana Kuznetsova & Flavia Pennetta vs Lisa Raymond & Laura Robson. Un incontro che merita due parole se non altro per evidenziare quanto ancora sia sublime Lisa Raymond non appena si appresta a colpire nei pressi della rete, per citare la stima che trasuda dagli occhi della Robson per la leggendaria compagna, per accertarsi del fatto che se “sta lì con la testa” la Kuznetsova è ancora un portento e di come la nostra Flavia sia ancora l’azzurra più rappresentativa. Cosa intendo per rappresentativa? L’affetto della gente, in primo luogo. Flavia è apprezzata da un pubblico adulto, maturo, che il tennis lo segue da tempo e che va oltre a richiami ammaliatori dettati da risultati recenti. Ho visto giocare Flavia a Faenza quando era poco più di una bambina. Stava in campo con lo stesso spirito di adesso: una professionista in miniatura destinata a diventare una campionessa rispettata nel circuito; e il doppio giocato insieme alla Kuznetsova ne è l’ennesima conferma.

Insomma, resti una settimana al Foro e forse la freddezza, il distacco, di Milos Raonic è potente quasi come la maglietta strappata di Jerzy Janowicz. Un metro e novantasei centimetri di insofferenza nei confronti di chiunque tenti di avvicinarlo. Se è risaputo che Andreas Seppi è “l’educazione fatta persona”, altrettanto cordiali sono Vasek Pospisil, Lukas Rosol, Gilles Simon, Daniel Nestor e Philipp Kolhshreiber; mentre Stanislas Wawrinka è sempre in bilico tra l’essere un Dottor Jekyll o un Mr Hyde. Va sottolineato come la discrezione condita da un pizzico di timidezza di Samantha Stosur impedisce alla sua gentilezza di filtrare fino in fondo: l’australiana si illumina e saluta in italiano, non appena le viene rivolta una sua foto da firmare anziché la solita banalissima pallina colma di scarabocchi. Capita anche che qualche tennista si ritrovi assalita da cacciatori di autografiindiscriminati”. E’ accaduto a una ventottenne polacca, numero 972 del ranking, letteralmente assediata al termine di un allenamento. Nel frattempo, io stavo prendendo appunti, seduta sulle gradinate quando mi ritrovo investita da quell’orda di barbari che a sua volta vuole a tutti i costi la firma di una giocatrice di cui ignorano il nome. Rimango incantata da questa scena ma, smaltita la folla di vandali, mi ritrovo sola insieme a questa ragazza. Lei mi vede con in mano un blocchetto ed indecisa si avvicina. Solo allora capisco: pensa che pure io sia lì in fila ad aspettare l’autografo. Mi saluta e, nel pieno dell‘incoerenza della scena, mi dice il suo nome: “Alicja”. Guardo la targhetta; essì, “Alicja Rosolska” c’è scritto. Ma ecco che, come in un film, quella penna che aveva scritto fino a un minuto prima ora non ne vuole più sapere di far scendere l’inchiostro. Bisbiglio qualcosa, in fondo è lo stesso. Ma lei rimane lì, sorridente. Cerco nello zaino, ma non trovo l’altra penna. Eppure c’è e, vista la piega che ha preso la situazione, mi ci metto di impegno; mentre lei rimane in piedi, paziente. Nulla, la penna non la trovo. Ma Alicja Rosolska non demorde. Si guarda intorno, nel caos di un martedì al Foro Italico non passa nessuno. E invece no, qualcuno intravede. Gli va incontro, parla in polacco, in inglese, o chissà in che altra lingua. Fatto sta che ritorna con la penna e tutta soddisfatta firma l’autografo. Mi sorride, mi saluta. “Good Luck Alicja”, le dico. “Grazie”; risponde. Tempo un’ora e mezza più tardi la polacca perderà il suo match di doppio. Ma dopo una settimana di Foro Italico, ho capito che poco importa, persone come Alicja Rosolska nella vita vincono sempre.


Nessun Commento per “IMPRESSIONI DAL FORO ITALICO”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

  • SUPER-SABINE E KIRILENKO VOLANO La tedesca Lisicki non lascia alcuno scampo ad Irina Falconi e vola agli ottavi di finale dello U.S. Open 2011, emulata in serata dalla russa: per lei al prossimo turno Sam Stosur
  • IL SALTO DI JELENA E' il grande balzo dell'australiana Dokic l'unico vero cambiamento nel ranking Wta, invariato fino al n.28. Jelena, fresca vincitrice del titolo di Kuala Lumpur, è passata dal n.91 al […]
  • SONO LONTANI I TEMPI DI KAFELNIKOV E SAFIN Dopo gli splendori vissuti a cavallo tra il secondo e terzo millennio, il tennis russo vive una fase di stanca e si regge soltanto grazie alle imprese di Maria Sharapova, unica russa […]
  • MARTINA HINGIS E I GRANDI RITORNI, TRA TONFI E TRIONFI TENNIS - Tra meno di 24 ore rivedremo Martina Hingis impegnata in una competizione ufficiale: scenderà in campo a Carlsbad in doppio con Daniela Hantuchova. In passato tanti i ritorni […]
  • VENUS E SERENA, DUE SORELLE SUL TETTO DEL MONDO La danza di Venus sul Centre Court, gli Ori ai Giochi Olimpici di Sydney, finché, il 10 giugno 2002, le sorelle Williams diventano numero 1 e 2 del mondo. Al dominio di Serena fa seguito […]
  • VENUS E SERENA, L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA L’ossessione di un padre che, a rischio di passare per visionario, è determinato a fare delle sue figlie la numero uno e due del mondo. La forza di una madre che impone alle due bambine […]

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.