IN ASIA LE ULTIME GRANDI SFIDE A CACCIA DI GLORIA E POSTI AL MASTER

TENNIS- Calato il sipario sul circuito nord americano, il grande tennis si sposta in Asia. E' qui che ha luogo lo sprint finale per conquistare tornei ricchi e prestigiosi e gli ultimi posti al Master.
mercoledì, 2 Ottobre 2013

Tennis. Ed anche quest’anno, per gli appassionati di tennis non sono mancate le emozioni e il divertimento. Gli Slam, i Master 1000, la Coppa Davis hanno dispensato incontri spettacolari con i soliti protagonisti che non hanno tradito le aspettative del pubblico (chi più chi meno), ed alcune interessanti novità per il futuro (non troppo convincenti, per la verità). E’ vero, la stagione volge al termine, e il più è stato giocato, ma non è ancora finita! Tra settembre e ottobre c’è il circuito asiatico che da alcuni anni lancia la volata, con pochi altri prestigiosi tornei europei, ai Master di fine anno che chiudono veramente la stagione, insieme alle finali di Coppa Davis e Fed Cup.

Come è facile immaginare le principali tappe del circuito asiatico hanno la loro sede in Cina e Giappone, i due colossi economici del continente; nelle metropoli di Tokio, Pechino e Shanghai si svolgono, infatti, i tornei di maggior richiamo, ai quali prendono parte quasi tutti i campioni e le campionesse del momento.

Per gli ambiziosi organizzatori dagli occhi a mandorla si è trattato dell’ennesima scommessa vinta: in pochi anni sono riusciti a creare interesse ed entusiasmo verso un movimento tennistico assolutamente privo di tradizione. E’ noto, infatti, che a parte qualche caso isolato del passato i tennisti e le tenniste asiatici sono sempre stati un numero esiguo e non competitivo rispetto ai giganti europei ed americani. A tutt’oggi la situazione è cambiata in meglio: qualche grosso personaggio è nato ed è riuscito ad affermarsi a livello mondiale. Sulle due top ten Kimiko Date (ex numero 4 al mondo) e Na Li ormai si conosce ogni dettaglio su imprese tennistiche e vita privata. La graziosa nipponica, poi, sta diventando un fenomeno di longevità agonistica coi suoi 43 anni di forza e leggerezza nonostante sia stata assente dal circuito per più di un decennio. La cinese è, invece, la prima ed unica del continente ad aver portato a casa uno Slam in singolare (come non ricordare la finale contro Francesca Schiavone a Parigi 2011) oltre ad aver raggiunto altre due finali (entrambe agli Australian Open, nel 2011 e 2013) ed è certamente la tennista col palmarès più prestigioso. Ma altri nomi di rilievo nel panorama internazionale sono certamente il giovane e ancora promettente giapponese Kei Nishikori, l’ormai ex top ten Paradorn Srichapan, le quasi top ten Naoko Sawamatsu, Zheng Jie e Shuai Peng solo per citare i principali.

E’ certo, però che, quell’esplosione prevista e auspicata che avrebbe dovuto portare gli atleti asiatici ad invadere e dominare il movimento tennistico del futuro, al momento, non è ancora avvenuta: a livello femminile i numeri sono più incoraggianti, ma, in generale, il confronto con le altre grandi scuole mondiali li vede ancora soccombere nettamente. Tutto questo, però, non fa che ingigantire i meriti della macchina organizzativa dl Sol Levante che costruisce e vende eventi tennistici di grande qualità spesso senza il cosiddetto “beniamino di casa” e del pubblico che risponde con entusiasmo riempiendo gli ottimi e moderni stadi e regalando calore e ospitalità ai protagonisti.

Impossibile non ricordare, a tal proposito, la prima finale dell’ATP World Tour Master a Shanghai, nell’ormai lontano 2002: fu l’ultima finale disputata al quinto set (due anni dopo la formula della finale al meglio dei 3 set su 5 sarebbe stata infelicemente sostituita da quella 2 su 3). Ebbene, i due protagonisti, gli allori rampanti Hewitt e Ferrero diedero vita a un match di rara intensità agonistica, con l’australiano avanti di due set riagganciato dal ritorno dello spagnolo prima di effettuare l’allungo conclusivo; una partita spettacolare, certo, ma quel che ancora oggi resta impresso nella memoria degli appassionati è l’entusiasmo puro, genuino e rumoroso, in perfetto stile cinese, di un pubblico fino ad allora completamente digiuno di grande tennis, che ha reso l’evento ancor più elettrizzante.

Si può ben dire che l’Asia ha qualcosa di magico, se tanti top player vi si recano ogni anno al termine di una stagione come sempre logorante e affrontano i disagi di lunghi viaggi con un clima e un jet leg non propriamente comodi. Ovviamente ci sono anche motivi pratici: i ricchi montepremi fanno sempre gola anche alle tasche già gonfie degli affermati campioni e, inoltre, la collocazione cronologica fa si che in questi tornei si assegnino punti decisivi per conquistare l’accesso ai Master di fine anno.

C’è da credere che, con l’entusiasmo, la competenza e la ricchezza di mezzi dei suoi organizzatori il circuito asiatico è destinato a crescere ancora. Se poi dovesse nascere un super campione con gli occhi a mandorla be’ …. sarebbe la classica ciliegina sulla già ottima torta ma questo dipende solo dai capricci delle divinità sportive!


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