IN VIAGGIO CON KADER NOUNI, SULLA TRATTA FIUMICINO-PALERMO

TENNIS – Un incontro casuale su uno dei numerosi voli effettuati quotidianamente per lavoro diventa lo spunto per una chiacchierata interessante sul tennis e dintorni.
venerdì, 12 Luglio 2013

Tennis. Passeggiando per i cieli d’Italia e d’Europa capita di vedere una gran quantità di persone. Facce di ogni tipo e colore in viaggio per il mondo, ognuno col suo fardello di bagagli, umori e paure celati (più o meno) dietro un sorriso di circostanza. L’abitudine, ormai, rende la cosa poco emozionante, anche se ci sarebbero spunti per riflettere e scrivere dei romanzi. Qualche volta vedere a bordo dei personaggi famosi, del mondo dello spettacolo, dello sport o della politica può destare un po’ di curiosità, ma non più di tanto.

Recentemente, però, ho avuto un incontro casuale assai interessante, perché di natura tennistica, che si è trasformato in una mini intervista molto informale. Stavo per iniziare un volo da Roma a Palermo (quarto della giornata!) quando vedo accomodarsi, proprio accanto alla mia postazione, un volto noto a tutti gli appassionati di tennis: il giudice di sedia Kader Nouni. Istintivamente lo saluto chiamandolo per nome e parlandogli in italiano, sembrandomi di aver a che fare con un amico o, comunque, con una persona familiare. Di fronte al suo momentaneo imbarazzo mi rendo conto di dovergli delle rapide spiegazioni e a quel punto è spontaneo iniziare una simpatica e stimolante conversazione.

Ovviamente il primo tema su cui ci siamo soffermati è stato il recente Wimbledon appena terminato con i suoi ultimi verdetti a dir poco sorprendenti. Per quanto riguarda il torneo maschile mi è sembrato stupito, come tutti del resto, della prematura uscita di scena di Roger Federer e Rafael Nadal, ma conoscendo di persona i giocatori ha espresso il concetto per cui, tra gli uomini, le gerarchie sono rispettate anche in presenza di sorprese; in pratica se non vincono i favoriti la classifica propone sempre dei sostituti, per così dire nobili, in grado di ben figurare nell’albo d’oro del torneo più prestigioso al mondo. E, infatti, chi meglio di Andy Murray poteva prendere il posto dei big venuti a mancare? In ogni caso, pur nella sua imparzialità di arbitro, mi è sembrato che la sconfitta di Roger lo abbia amareggiato particolarmente; e, comunque, sembra ancora disposto a scommettere su un ultimo exploit vincente del campione di Basilea a Wimbledon 2014. Se lo dice lui c’è da credergli! Ai posteri la sentenza.

Il torneo femminile, invece, lo ha totalmente destabilizzato, con i suoi verdetti choc a ripetizione dai primi turni fino alla vittoria di Marion Bartoli, n. 15 WTA! E, mentre nel mondo si grida allo scandalo, per i fancesi, come si può ben immaginare, è stata festa grande. E Marion, come Napoleone, è risorta dalla polvere all’altare; in crisi di risultati, criticata per il suo gioco, i suoi atteggiamenti poco simpatici in campo e fuori (per dirlo i suoi connazionali!), a lungo in lite con la sua federazione, con la corona di Wimbledon è diventata improvvisamente l’eroina nazionale, simbolo di un paese che tanto ambisce a primeggiare in tutto.

Era inevitabile, poi, che la conversazione scivolasse su alcune curiosità della sua vita da arbitro professionista che, a prima vista sembra molto complicata, come lo è per tutti coloro che viaggiano continuamente per lavoro. Kader mi ha raccontato che, per esempio, solo per raggiungere Palermo dalla sua abitazione a Perpignan, nel sud della Francia, ha dovuto prendere ben tre voli nella stessa giornata. Ma anche per lui, la passione è il motore di tutto, e la possibilità di godersi i grandi match dalla posizione più privilegiata di chiunque altro lo sostiene e lo ripaga di ogni sacrificio. Del resto, mi conferma, arbitrare molti giocatori di alto livello è estremamente facile grazie alla correttezza degli stessi. Semmai qualche problema in più sorge in tornei minori e con giocatori di secondo piano, dove non c’è l’aiuto di occhio di falco. Essendo al top della sua categoria, poi, la passione diventa anche professione che gli consente di avere una famiglia, anche se mi confida che i guadagni non sono ottimi. Al momento la moglie è in attesa di un bimbo ma lui non pensa affatto ad un ritiro dal circuito quindi lo vedremo ancora a lungo a seguito dei tornei ATP e WTA.

Sarebbe bello continuare a conversare con l’arbitro franco-algerino perché, oltre ad essere competente, è una persona affabile e gentile, ma il breve volo è terminato e mi saluta con un elegante “enchanté”. Mi accorgo  allora che, intorno a noi, alcuni passeggeri si sono incuriositi sull’identità del personaggio e un signore, avvicinandosi, mi chiede se io abbia chiacchierato con Arthur Ashe….


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