INDIAN PREMIER TENNIS LEAGUE AL VARO DEFINITIVO

Anche l’India avrà il suo torneo di esibizione. Prevista per il mese di dicembre, la IPTL non può ancora contare sulla partecipazione dei migliori tennisti e non può nemmeno competere con la popolarità sui media dei tornei di cricket. Ma la presenza di Nadal può essere un primo grande passo verso il successo.
mercoledì, 5 Marzo 2014

Tennis – La IPTL, ovvero Indian Premier Tennis League, è realtà. Dopo la pubblicità, le manovre politiche e dopo un imponente lavoro organizzativo e amministrativo dietro le quinte, la superlega indiana di tennis sbarca ufficialmente nel panorama tennistico mondiale. Manca poco ormai e anche i nomi dei giocatori, il montepremi e tutto quanto concerne una lega di tennis sarà rivelato.

Diventa necessario, quindi, capire se un progetto di questo genere e portata farà bene al tennis. Il demiurgo dietro questa iniziativa è Mahesh Bhupathi. A lui è andato il compito di progettare la IPTL, a lui tocca anche l’onere di promuovere adeguatamente la nuova lega tennistica al fine ultimo di farla decollare in maniera credibile. Ma il suo compito non sarà per niente facile. Durante l’Australian Open, quando sono state annunciate le numerose città che ospiteranno l’evento di tennis, è sembrato chiaro che la macchina organizzativa non fosse messa a punto nel migliore dei modi. E anche i giocatori contattati, in un primo tempo entusiasti, si sono via via defilati quando si è trattato di dire ufficialmente se vi avrebbero preso parte.

Tuttavia, un nome importante c’è già. Si tratta di Rafael Nadal, che tramite Benito Perez-Barbadillo, suo agente di pubbliche relazioni per la IPTL, ha deciso di prender parte al gioco e si è detto ben felice di essere presente alla prima edizione della Indian Premier Tennis League. Dietro alla decisione del maiorchino c’è quasi certamente un motivo di stampo economico. I nascenti tornei devono necessariamente fare la corte ai grandi campioni a forza di aste all’ultimo milione di dollari. Ne consegue un notevole ritorno di immagine che in maniera progressiva porta i tornei a diventare popolari e ad accogliere un numero sempre maggiore di top palyers. Un altro obiettivo dell’organizzazione sarebbe quello di convincere Novak Djokovic. La partecipazione del serbo numero 2 del mondo aggiungerebbe un altro tassello di popolarità a questo nuovo e inedito torneo.

Ma non tutti hanno bisogno di visibilità e di soldi. Non che Nadal e Djokovic siano poveri, ma certamente Roger Federer e Maria Sharapova hanno ritorni economici ben più consistenti. La loro mancata adesione alla alla IPLT non sarebbe quindi riconducibile a un motivo di natura economica. Ma potrebbe essere imputabile al fatto che i due ritengono poco opportuno giocare un torneo nel mese di dicembre con l’Australian Open dietro l’angolo.

Lo stesso Andy Murray ha manifestato interesse per un evento del genere, ma ha dettato alcune condizioni, come ad esempio quella di avere la garanzia di giocare una settimana e in una sola città per evitare spostamenti e dispendio di energie inutili.

La domanda sorge spontanea. È opportuno che i tennisti giochino un torneo a dicembre al solo scopo di guadagnare qualche centinaio di migliaia di dollari in più? Vale la pena rischiare per questo scopo un infortunio che possa pregiudicare la condizione fisica in vista dell’Australian Open di gennaio?

La prima questione va affrontata ricordando quanto, negli ultimi anni, i top palyers hanno lamentato i troppi impegni in calendario, salvo poi presenziare sempre più ai tornei di esibizione. Quindi, tirar fuori la scusa del calendario troppo fitto di impegni non sembra una scusa valida per non partecipare alla IPTL.

Per quanto riguarda i giocatori che non hanno troppe ambizioni di classifica il discorso cambia. Lleyton Hewitt, sicuramente ingolosito da una buona offerta economica, ha confermato la sua partecipazione. Per lui e per gli altri tennisti fuori dalla top ten che giocano 2/3 partite a settimana, il rischio di infortuni è notevolmente più basso, quindi giocare un torneo in più o in meno non fa troppa differenza, sicuramente non quella che fa per i vari Nadal, Federer, Murray e Djokovic. Infine, totalmente diversa è la questione per i giocatori senior, anche perché non esiste la necessità assoluta di arrivare all’AusOpen in forma smagliante. Per loro, con un torneo di esibizione in più, si aprono ulteriori prospettive di guadagno e anche di divertimento. Quindi, in sostanza, anche leggende come John McEnroe possono essere incentivati a iscriversi alla IPTL.

Infine c’è da analizzare la questione dei diritti televisivi. Se da un lato il cricket spadroneggia nell’universo delle tv in quanto sport più diffuso e popolare in India, il tennis non gode della stessa considerazione nel subcontinente.

Si tratta pur sempre di un discorso economico. Nel cricket, se i proprietari delle squadre creano team competitivi, garantiscono campionati spettacolari e dimostrano di avere un pubblico importante, le televisioni hanno tutto l’interesse a pagare i diritti di trasmissione. Quindi, se Mahesh Bhupathi renderà il suo prodotto appetibile per le Tv, magari riuscendo a portare in India Serena Williams e Li Na, anche il tennis si ritaglierà il suo spazio sui media indiani. La speranza è quella di portare in nel sud dell’Asia i migliori tennisti del mondo, quelli che sono miti per tutti i ragazzini e fare i modo che il tennis divenga popolare grazie alla passione e non solo ai soldi.


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