PRONTO PER ESPLODERE?

Intervista a Fabio Fognini, che analizza per noi il suo 2010, soffermandosi sulle settimane migliori e i momenti meno felici, e parlando anche del cambio di allenatore, della Coppa Davis e della "questione superfici"

In occasione del Camozzi Doubles Masters, torneo di tennis in carrozzina riservato alle migliori otto coppie del mondo che ha avuto luogo la scorsa settimana all’Accademia Tennis Vavassori di Palazzolo sull’Oglio (Brescia), abbiamo intervistato l’azzurro Fabio Fognini, esibitosi con Andreas Seppi nel corso della manifestazione internazionale di Wheelchair. Il ligure, che ha chiuso la stagione sul 56esimo gradino della classifica mondiale, ha analizzato per noi il suo 2010, soffermandosi sulle settimane migliori e i momenti meno felici, e parlando anche del cambio di allenatore, della Coppa Davis e della “questione superfici”.

Fabio, un giudizio complessivo al tuo 2010?
E’ stata una stagione abbastanza dura sotto tutti i punti di vista, e come tutti sapete ci sono stati dei cambiamenti. E’ stata difficile soprattuto nel primo periodo poiché ho vinto davvero poche partite e poi bene o male mi sono un po’ ripreso, soprattutto dopo Parigi, giocando in maniera positiva e chiudendo abbastanza bene. Se devo essere sincero non sono contento perché giocavo buoni match ma perdevo partite che potevo benissimo vincere. Per questo mi sono leggermente “buttato giù” di morale, ma dopo il Roland Garros c’è stata una piccola svolta a livello mentale: ho cercato di rimanere concentrato, lottando e dando sempre il meglio di me, e posso dire di avercela fatta.

Capitolo Roland Garros. Sono ormai passati mesi ma siamo sicuri che il match con Monfils è ancora nella tua mente? Un commento a “freddo”?
E’ stato sicuramente un match positivo, tanto che lo reputo il migliore della mia stagione. Stavo perdendo due set a zero e in maniera piuttosto netta, poi non so cosa sia successo. Monfils probabilmente si è un po’ rilassato e io ne ho approfittato riuscendo a vincere una partita interminabile in un palcoscenico spettacolare e con migliaia di persone che mi tifavano contro. A livello prettamente tennistico c’è poco da dire di quell’incontro. La differenza l’hanno fatta pochi punti e i nervi. Io sono riuscito a rimanere attaccato ad ogni palla ed è stata una bella soddisfazione.

A Wimbledon hai vinto con Verdasco, mentre allo Us Open ci hai perso in 5 set. Quali sono state secondo te le differenze fra questi due incontri?
Quando ho visto il sorteggio a Londra ho pensato che sarebbe stato un match difficile, ma allo stesso tempo ero tranquillo, e se devo essere sincero non mi sarei aspettato nemmeno io di poter giocare un match come quello, servendo benissimo e concedendo una sola palla break in quattro sets. Ho espresso un gran tennis e praticamente non l’ho mai fatto entrare in partita. A livello di tennis credo sia stata la mia prestazione migliore. A New York invece la differenza è stata fatta da pochissimi episodi. Io ho iniziato in maniera fantastica, poi lui è salito di livello ed è stata una battaglia fino all’ultimo. Verdasco è riuscito a fare la differenza col servizio, e la partita, purtroppo, è girata.

Negli ultimi mesi della stagione hai giocato una manciata di tornei Challenger, che ti hanno portato punti importanti per la classifica. Come mai la decisione di scendere di livello?
Quest’anno nei tornei ATP ho perso numerose volte al primo turno, non c’è un motivo vero e proprio, ogni sconfitta ha il suo perché, e quindi ho deciso di giocare tornei di livello minore ma comunque con ottimi giocatori. Inoltre come sapete ho sbagliato la programmazione e non mi sono iscritto alle qualificazioni del Master 1000 di Shanghai, e quindi sono stato in poche parole costretto a giocare dei tornei Challenger. Ne ho vinti due di livello molto elevato (Genova e Santiago, ndr) più Napoli, e sono stati punti importanti che mi fanno comodo in classifica, aiutandomi a partire un po’ più avanti nel 2011.

Ne hai giocati tre consecutivi in Sudamerica. Nei primi due hai deluso le attese, perdendo fra primo e secondo turno, mentre nel terzo hai giocato alla grande, vincendo il torneo senza perdere un set. Come mai questa netta inversione di tendenza tra una settimana e l’altra?
Il primo torneo, nonostante abbia passato un turno, è stato il più difficile. Sono arrivato in condizioni durissime e ho fatto fatica a giocare. Nel secondo stavo meglio, ma con la testa ero già in Italia e, senza togliere nulla al mio avversario, ho perso con un giocatore modestissimo. Dopo quella sconfitta ho riflettuto molto e grazie agli ottimi consigli di chi mi ha seguito ho deciso di fermarmi per il torneo di Santiago, quello più importante, con più punti in palio e un montepremi più alto, con un solo obiettivo in testa: vincerlo! Anche li è stata chiaramente dura, ma ce l’ho fatta, ottenendo il risultato che volevamo.

Hai chiuso la stagione perdendo 7-6 al terzo da Ferrer a Bercy. Per certi versi il match con lo spagnolo ha rappresentato una sorta di svolta, no? Ti abbiamo visto giocare più aggressivo del solito, cercando maggiormente la rete e rimanendo più positivo in campo. Concordi?
Sicuramente. E’ stata una bellissima partita ma purtroppo il punteggio non mi ha dato ragione. Da questi incontri si impara molto, forse di più perdendo, specialmente se ci si abitua a giocare questo genere di match, con avversari come Ferrer, di livello più alto e nei primi 10 della classifica mondiale. C’è sicuramente un po’ di rammarico per averla persa, ma come ho già detto nella conferenza stampa post-match se gioco in quel modo posso benissimo perdere, la cosa mi turba meno. Se il prossimo anno riuscirò a mantenere l’attenzione e la concentrazione avuta nell’ultimo periodo dell’anno posso ottenere grandissimi risultati. Non dipenderà solo da me, perché in campo si va in due, però penso di potercela fare.

Visti i tuoi ottimi match tra Wimbledon, Us Open e appunto Parigi-Bercy, si è detto che forse dovresti giocare un po’ di più sul veloce. Tu come la vedi?
Posso essere d’accordo. Il veloce è una superficie sulla quale mi piacer tantissimo giocare, specialmente il cemento all’aperto, e anche se in passato ho ricevuto critiche perché sul rapido vincevo pochi match io sono rimasto della mia idea e quest’anno ho avuto la dimostrazione di aver ragione. Si è visto come possa giocare alla pari, o a tratti anche meglio, di gente attualmente più forte di me, come nella fattispecie Verdasco e Ferrer, e inoltre ho avuto la conferma, dal match con David, di poter far bene anche indoor. E’ una cosa molto positiva, e nel 2011 ne terrò sicuramente conto. Ci sono giocatori con i quale bisogna giocare aggressivi e altri contro i quali è meglio “rimanere li”, e io sto imparando a fare bene entrambe le cose.

Coppa Davis: ci è mancato veramente poco a tornare nel Gruppo Mondiale. Un tuo giudizio?
Purtroppo il mio giudizio è negativo poiché, anche se come avete visto noi ce l’abbiamo messa tutta, anche il prossimo anno ci toccherà giocare la “Serie B”. Purtroppo a parlare sono i risultati, e quindi non è stata una stagione positiva a livello di Davis. Non sta a me dire se deve cambiare qualcosa all’interno del sistema italiano, ma noi giocatori sicuramente ci proveremo ancora, e chi giocherà cercherà come sempre di dare il massimo. Prenderemo ciò che verrà, ma l’obiettivo lo sappiamo tutti.

Il 2010 è stata per te una stagione importante anche perché, come tu stesso hai accennato prima, ci sono stati dei cambiamenti; specialmente l’aver abbandonato il tuo coach Oscar Serrano a favore di Pablo Martin. Quali motivi ti hanno portato a questa decisione?
Innanzitutto devo dire che è venuta unicamente da me e non centra nessun altro. A livello di risultati non ero contento, e quindi ho provato a dare una svolta; il rapporto professionale non centra assolutamente nulla, e anzi, ci tengo a ringraziare anche qui Oscar per quello che mi ha dato e per i risultati che abbiamo ottenuto insieme. Spero in futuro di ottenere risultati ancora migliori, con Pablo mi trovo molto bene, e da fuori molti mi hanno detto di aver già notato alcuni seppur piccoli cambiamenti. Ora inizia una nuova stagione, e vedremo cosa succederà.

Hai già iniziato la preparazione invernale?
Ho iniziato giovedì, a Montecarlo, dove per ora c’è solo il mio preparatore atletico (che è quello che conta), poi arriverà anche il mio coach. Al momento non c’è nessun nome “caldo”, ma solo dei giocatori di livello più basso, ma pare arriverà la Wozniacki, numero 1 del mondo al femminile. Io dovrei proseguire per tutto il mese di dicembre, e poi partire direttamente da li per Doha, che sarà il primo torneo del mio 2011. Nella prima parte mi dedicherò unicamente al fisico, poi mi sposterò sull’aspetto tennistico. A livello fisico sono abbastanza completo anche se si può sempre migliorare: nella mia carriera, seppur breve, mi sono fatto male o ho avuto acciacchi ogni anno, e quindi l’obiettivo è quello di irrobustirmi per prevenire questo genere di problemi, facendo si che la mia struttura diventi più forte. Anche nel 2010 ad esempio mi sono dovuto fermare circa un mese dopo Miami e poi non sono stato al meglio dopo Roma per il problema al polso, con il quale purtroppo mi toccherà convivere ancora.

Concludiamo con i tuoi obiettivi per il prossimo anno. Te ne sei già posti?
Non ho obiettivi. L’unica cosa a cui punterò sarà quella di entrare in campo ogni volta tranquillo e sereno, per fare il mio gioco; e poi i risultati daranno il loro responso.


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