ESCLUSIVA: L’OPINIONE DEL CAPITANO

Presente alle fasi finali del Challenger di Bergamo, Corrado Barazzutti ha parlato in esclusiva per Tennis.it, riflettendo su vari argomenti. Fra questi la recente sconfitta in Coppa Davis, l'addio della Oprandi, il mandato del presidente Binaghi, e lo stato attuale del tennis italiano
sabato, 18 Febbraio 2012

Bergamo (Italia). In occasione delle semifinali del challenger di Bergamo abbiamo incontrato Corrado Barazzutti, capitano azzurro di Coppa Davis e Fed Cup, che come gli scorsi anni si è recato nella città orobica per tenere un paio di clinic, con raccattapalle e sponsor. Il commissario tecnico di Udine ha risposto volentieri alle nostre domande, e ne è uscita una piacevole intervista, nella quale si spazia dalla recente trasferta di Coppa Davis a Ostrava, allo stato attuale del tennis italiano, passando per la sua figura di capitano, la scelta di Romina Oprandi di giocare per la svizzera, e il mandato del presidente della Fit Angelo Binaghi.

Capitano, innanzitutto un commento alla recente trasferta di Coppa Davis in Repubblica Ceca, che ha visto l’Italia perdere dopo le prime due giornate. Qualche rimpianto o di più non si poteva fare?
Credo che i ragazzi abbiano fatto il possibile. Sono entrati in campo determinati e ce l’hanno messa tutta. In particolare nei singolari trovo che abbiano giocato bene, tenendo testa ai due difficili avversari della Repubblica Ceca. È andata un pochino meno bene nel doppio, però onestamente gli altri erano molto forti, addirittura più di quanto pensassi. Insomma, è vero che il ritorno in Serie A non è stato dei più felici, ma abbiamo pur sempre affrontato una delle squadre più forti in assoluto, specialmente in casa loro.

Sabato scorso si è letto che il doppio italiano non è competitivo per sperare di far punti nel Gruppo Mondiale. Lei cosa ne pensa?

Lo trovo eccessivo, in quanto siamo tutti d’accordo che Potito Starace e Daniele Bracciali, oin coppia, possono fare di più di quanto si è visto a Ostrava. Era però necessario giocare meglio, e questo l’abbiamo capito subito. Penso infatti che il doppio Tomas Berdych e Radek Stepanek, per come hanno giocato, non sono solo uno dei più forti della Coppa Davis, ma addirittura del mondo. Noi in quella giornata non siamo stati assolutamente competitivi, infatti si sono davvero viste poche possibilità di vittoria, e hanno avuto vita facile. Però questo non significa nulla, in quanto sappiamo di poter fare meglio.

Nonostante la netta sconfitta, trova che ci sia stato qualcosa di positivo nella trasferta azzurra?

Sicuramente le prestazioni dei singoli. Addirittura Andreas Seppi con un qualcosina in più avrebbe forse anche potuto portare a casa l’incontro, mentre Simone Bolelli come sempre ha risposto positivamente alla scelta di schierarlo, giocando un gran bel match. Ha tolto un set a Berdych, e ha giocato alla pari per quasi tutta la durata dell’incontro.

Da cosa è stata dettata la scelta di preferire Simone Bolelli a Starace nel secondo singolare della prima giornata? Solo dai problemi del campano o sarebbe stato comunque così?
Potito era rimasto fermo un giorno e mezzo per la febbre, e quindi credo non avesse senso schierarlo in singolare. Quindi ho optato per lasciarlo in panchina, nella speranza che un giorno di riposo in più servisse per recuperarlo in vista del doppio. Pensavo infatti potessimo avere qualche possibilità, ma non è stato così.

Ritiene che la buona prestazione di Simone contro un giocatore del calibro di Tomas Berdych possa aiutare l’azzurro a tornare ai suoi massimi livelli di rendimento?
Me lo auguro. Credo si stia lentamente ritrovando, e ciò che ha fatto vedere in Repubblica Ceca lo dimostra. Spero che la Davis possa rappresentare una spinta per continuare a esprimersi in quel modo anche durante i tornei, in quanto sono certo che, se Bolelli riuscisse a giocare in quel modo anche nelle gare individuali, non farebbe fatica a tornare fra i primi cento giocatori del mondo.

La buona prova di Bolelli ha fatto dimenticare l’ennesima mancata convocazione di Flavio Cipolla, che inizialmente aveva fatto discutere parecchio. Il motivo di questa scelta?
È stata esclusivamente di carattere tecnico, come avvenne con Filippo Volandri nella sfida dello scorso anno contro la Slovenia ad Arzachena. Ho deciso di sacrificare un singolarista per avere a disposizione un doppista in più. Questo non vuol però dire che in futuro le cose non possano cambiare, assolutamente. In queste due situazioni ho dovuto fare questo sacrificio con entrambi, che magari presi singolarmente meritavano la convocazione più di Bolelli, ma nell’economia della squadra mi garantivano meno opzioni per i doppi. Tant’è vero che poi nella trasferta di Santiago contro il Cile la scelta di portare Bolelli ha dato i suoi frutti, in quanto in coppia con Fabio Fognini ci ha regalato il ritorno in Serie A.

E per quanto riguarda la decisione di Romina Oprandi di preferire la bandiera svizzera a quella italiana cosa ci può dire?
Non ce l’aspettavamo, e ci dispiace, ma naturalmente rispettiamo la scelta di Romina. Lei ha deciso di gareggiare per la Svizzera, in quanto, oltre ad alcune garanzie, ciò gli permetterà probabilmente di disputare le Olimpiadi (cosa che con l’Italia gli sarebbe risultata meno facile) e di prender parte alla Federation Cup. Io ho parlato con Romina, ci siamo chiariti, e per quanto riguarda la vicenda del match con la Schiavone in Australia (la Oprandi ci rimase male perché tutti gli italiani erano schierati nel box della Schiavone, ndr) è stata semplicemente spiegata male dai giornalisti. Era infatti già un anno che lei trattava con gli svizzeri, e non credo sia stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso, come ha detto qualcuno.

Lei è uno dei pochi ad essere capitano sia di Coppa Davis che di Fed Cup. Quali sono gli aspetti positivi e negativi di questo suo doppio e importantissimo incarico?
È difficile parlare di aspetti positivi e negativi. Diciamo che si tratta di una condizione in cui bisogna lavorare il doppio, e quindi sotto questo punto di vista è un pochino logorante e faticoso. Però lo ritengo un grande onore e un piacere, in quanto l’impegno viene ricompensato dai risultati. Spesso molto soddisfacenti.

I più maliziosi ritengono che la sua carica di capitano delle nazionali italiane stia durando troppo, e sia ora di lasciare spazio a volti nuovi. Lei che ne pensa?
Evidentemente qualcuno si è stancato di vedere la mia faccia sulla panchina dell’Italia (ride, ndr). Io sono a disposizione, e spetta al presidente e al consiglio federale decidere se il mio incarico vada bene o meno. Non mi sento di dare torto a chi dice che il mio mandato stia durando molto (in quanto undici anni sono tanti), ma allo stesso tempo penso che, essendo un professionista, questo sia il mio lavoro, e rispondo a chi di dovere. Fino a quando mi daranno fiducia io ci sarò, poi si vedrà.

Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis, è spesso contestato da pubblico e giornalisti, per i più svariati motivi. Secondo lei perché la gente non lo vede in maniera positiva?
Io credo che quelli che lo contestino ormai non siano tantissimi. E dovrebbero spiegare i motivi delle loro ripetute lamentele. Credo che se dovessi fare un elenco dei risultati ottenuti da Binaghi negli ultimi dieci anni sarebbero molto superiori a quelli ottenuti da chi è venuto prima di lui. Anche in considerazione del fatto che la Federazione da lui ereditata al suo arrivo era sull’orlo del fallimento. Inoltre ritengo che non gli si possa dire proprio nulla dal punto di vista dei risultati, in quanto sotto il suo mandato sono arrivati tre successi, una finale e due semifinali in Fed Cup, e anche il ritorno nel World Group di Coppa Davis. Ma si può continuare a lungo, citando il fatto che la Fit è l’unica federazione al mondo ad avere un canale tematico (Supertennis), che, oltre a rappresentare un importante strumento di promozione, in questi anni è diventato un canale conosciuto dagli appassionati e visto in tutti i circoli di tennis.

Quindi se lei volesse fare un appunto a Binaghi non lo trova?

Mah, certamente non siamo tutti perfetti, magari può anche non essere simpatico a qualcuno, e probabilmente nemmeno io sono simpatico a tante persone, ma bisogna comunque ricordarsi che Binaghi è uno di quelli che ha preso la Federazione e l’ha migliorata sotto tutti i punti vista, ricostruendola e risanandola. Può piacere e non piacere, ma non è assolutamente discutibile. È il miglior presidente che la Federazione Italiana Tennis abbia mai avuto, e forse addirittura uno dei migliori presidenti di federazioni che ci siano in giro. Sotto di lui il tennis è stato rilanciato alla grande, e ora è il quarto sport più praticato in Italia. Ne hanno sicuramente merito tutti i giocatori e tutti gli addetti ai lavori, ma anche il presidente.

Quindi secondo lei il tennis italiano è pienamente in salute?
Io posso dire che gli Internazionali d’Italia sono tornati uno dei tornei più importanti del mondo, e si giocano in una location, il Foro Italico, che viene migliorata di anno in anno, e lo sarà anche nel 2012. Ci sono sempre i più grandi giocatori del mondo, e il torneo ha iniziato a guadagnare. Abbiamo una scuola di formazione che, stando a quanto emerge dalla riunioni che vengono fatte, viene considerata una delle migliori al mondo. Altre dimostrazioni sono il gran numero di tornei challenger organizzati in Italia e anche la fantastica risposta di pubblico che il tennis in Italia sta avendo negli ultimi periodi. Come le oltre 10mila persone presenti a Milano per ‘La Grande Sfida’ e i 4500 che hanno affollato il palazzetto di Biella per la sfida di Fed Cup contro l’Ucraina. Segno che, grazie alle vittorie dei nostri giocatori, la gente si sta avvicinando al tennis. E su questo bisogna lavorare. A partire dalle scuole tennis e dal centro tecnico, che deve continuare a produrre tennisti di livello. Di questo abbiamo bisogno.

In futuro le piacerebbe di più portare dei giovani a grandi risultati o preferisce continuare a togliersi soddisfazioni con le squadre?
Considerando che ho 59 anni in futuro preferirei andare in pensione (ride, ndr). A parte gli scherzi, ovviamente mi piacerebbe rimanere nell’ambiente, ma dopo aver fatto il capitano per 12 anni devo dire che l’idea di cambiare non mi dispiace.


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