NELLA MENTE DI FEDERER

Roger Federer si racconta in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. E tra tennis e Olimpiadi, ammette di essere innamorato del nostro Paese: “Ogni volta che torno, mi basta vedere un viso italiano e sono felice”
giovedì, 9 Febbraio 2012

Non è stato il protagonista dell’indimenticabile finale degli Australian Open, ma ne riconosce la spettacolarità. Roger Federer si è raccontato in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, nella quale parla di tennis, di Olimpiadi, di Martina Hingis, ma anche di quello che apprezza del nostro paese (ammettendo una incontenibile passione per spaghetti al pomodoro e mozzarella di bufala). Roger Federer tornerà n.1 del mondo? Lo svizzero ne è convinto. E noi non possiamo far altro che fidarci…

Sei appena tornato dagli Australian Open e un sondaggio ti ha incoronato miglior giocatore di sempre. Pensi che quella tra Nadal e Djokovic sia stata una delle finali più belle?

Credo sia semplicemente il tennis moderno, fatto di partite molto lunghe, infiniti scambi da fondo campo, qualcosa di inimmaginabile venti anni fa, perché i giocatori avanzavano e interpretavano il punto in maniera diversa. Sfortunatamente non ho visto la finale, ma è stato comunque un grande spettacolo, molto fisico, Rafa ha lottato. Peccato non fossi tra i protagonisti, ma sono felice che il match sia stato così apprezzato.

Dopo il primo Slam della stagione sei l’unico tra i “Fab 4” a giocare anche la Coppa Davis questa settimana. Perché non ti sei fermato?

E’ un anno interessante, con l’Olimpiade in estate ho valutato tutte le opzioni tra i vari impegni e ho scelto di giocare la Coppa Davis. Nella squadra ci sono molti amici, per me è importante stare con loro, certo se vinciamo è meglio. Ci proviamo, siamo contenti di far felici i fans, l’anno scorso è stato un grande sacrificio andare in Australia dopo gli Us Open e vincere lo spareggio per tornare nel World Group, anche per questo sarò in campo già al primo turno come non accadeva da molto tempo. Sono sicuro che con Michael (Lammer, ndr) Stan (Wawrinka, ndr) e Marco (Chiudinelli, ndr) faremo bene.

Dopo aver messo alle spalle mille partite, come ci si sente ogni mattina al risveglio?

Mi sento molto bene, meglio di due, tre anni fa quando mi ha colpito la mononucleosi e il mal di schiena. Ho avuto qualche problema all’inizio della stagione, ma adesso sono al top, concentrato sui match e sui tornei. Con l’allenamento e un po’ di fortuna riesco a mantenermi in forma e motivato anche di testa. E’ bello che sia così a 30 anni compiuti e spero duri ancora per molto.

Perché ci sono stati così tanti infortuni in questo inizio di stagione?

Credo sia solo una coincidenza. Il gioco si è fatto più fisico, i punti sono più lunghi, si prova sempre a colpire la palla al massimo. Ma con una buona preparazione, quello che si può temere a inizio stagione è solo qualche stupido contrattempo fisico, di quelli che possono capitare a tutti, anche solo andando in bicicletta. Penso che alla fine sia solo una questione di fortuna.

Ti ricordi la partita più lunga giocata in carriera? Probabilmente è stato a Roma nel 2006 contro Nadal.

Certo che ricordo! Ogni partita con Rafa è un discorso a parte perché si prende il suo tempo, ma probabilmente quella di Roma, con la sconfitta al quinto set, è stata la più lunga. Fu un anno speciale, con Rafa c’incontrammo nella finale a Montecarlo, a Roma e a Parigi: ogni volta sulla terra il livello cresceva, fu incredibile per entrambi, compresa l’epica finale di Roma.

A proposito di Roma. Stai già programmando di tornare anche quest’anno?

Sì, penso di sì. Dipende dal calendario che può cambiare ogni giorno, ma spero proprio di esserci perché amo quel torneo.

Cosa ti piace particolarmente dell’Italia? Oltre a Valentino Rossi?

Valentino è il migliore! In Italia ho passato molto tempo e mi piace tutto, il cibo, l’ospitalità, la moda. Ogni volta che torno, mi basta vedere un viso italiano e sono felice. Datemi spaghetti al pomodoro e mozzarella di bufala e m’innamoro completamente del vostro paese. Adoro divertirmi con gli amici e trascorrere il tempo libero in ogni luogo d’Italia che mi capita di visitare.

Come ti immagini le Olimpiadi a Wimbledon?

Sarà fantastico. Un’esperienza unica nella vita, che probabilmente non si ripeterà, una pietra miliare per il tennis, per le Olimpiadi e per noi giocatori, tutti quelli della mia generazione. Sono sicuro che ci sarà un’atmosfera davvero speciale e spero di fare davvero un gran risultato.

Giocare con Martina Hingis a Londra 2012 era soltanto un sogno impossibile?

Ne abbiamo parlato, quando ho visto il programma olimpico ho pensato subito che la mia unica partner di doppio potesse essere Martina perché è stata una giocatrice fantastica, ha appena un anno più di me, ma mi ha insegnato tantissimo su come giocare ad altissimi livelli per così tanto tempo. Ho pensato che sarebbe stato un bel modo per ringraziarla. Quando ne abbiamo parlato al telefono, però, ho capito che ci sarebbero stati troppi problemi, anche se ci sarebbe piaciuto, puntare sul singolare, sul doppio e il doppio misto sarebbe stato da matti. Allora ho detto “Ok Martina, nessun problema. Siamo entrambi felici, tu nella vita privata, io sul campo”. E’ stata una bella conversazione, resta un po’ di rammarico, ma abbiamo deciso serenamente.

Pensi di poter tornare n.1 del ranking?

Sì, ne sono convinto. Sono molto vicino, dammi una o due grandi vittorie e sono lì. Non vedo l’ora di giocare i prossimi mesi, ci sarà una fantastica serie di tornei, passando dalla terra agli Us Open, spero davvero di dare il meglio, con la speranza di tornare a essere il n.1.

C’è una partita che vorresti rigiocare?

Mi piacerebbe rigiocare il match con Pete Sampras, quello del 2001 a Wimbledon. La prima volta sul campo Centrale, contro il mio eroe, conquistai la semifinale vincendo al quinto set al termine di una partita incredibile. Gli ho impedito di vincere il quinto Wimbledon consecutivo, cosa che anni dopo avrei fatto io battendo Roddick. Sì, penso proprio che vorrei rigiocare quella partita.

Oggi c’è un nuovo Roger Federer?

No, un nuovo Roger non c’è.


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