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Wimbledon significa anche Isner- Mahut, ad un anno dal match più lungo della storia del tennis le sensazioni dei due protagonisti alla vigilia dei nuovi Championships
mercoledì, 15 Giugno 2011

Londra (Gran Bretagna) – C’è un asciugamano viola e giallo appeso nel bagno della casa francese di Nicolas Mahut, un pezzo di stoffa che ha un valore più che storico: è lì come monito e ricordo, quasi una sorta di sudario, un qualcosa di religioso da vedere e non toccare.

C’è poi un altro asciugamano, sempre proveniente da quella sfida sui prati di Wimbledon contro l’amico-rivale John Isner, che ha residenza nella borsa “da lavoro” del francese, quando Nicolas decide che la giornata di fronte a lui avrà dei ritmi di allenamento molto alti, i colori dei Championships accompagnano sempre i suoi esercizi.

Quel match all’All England Club ha fatto conoscere al mondo intero Nicolas Mahut, un’esperienza che ha cambiato tanto il francese, tanto da spingerlo a scriverci un libro.

“Quando ripenso al momento in cui ho perso la partita, l’amarezza è sempre presente – ha dichiarato Mahut all’Associated Press -, ma cerco di vederlo in un’ottica positiva per rendermi più forte. E’ stato uno dei momenti più belli della mia vita da giocatore e anche come essere umano ha lasciato decisamente il segno”.

Isner invece ha deciso di non tenere nulla per sé di quel giorni: “Tutto l’abbigliamento tecnico e quello pratico sono stati devoluti in beneficenza o regalati alla Hall of Fame, per me non ho lasciato nulla. Con tutti i bei ricordi che ho della mia carriera, credo che il match di Wimbledon occuperà la seconda posizione in classifica. E’ incredibile come si sono evolute le cose, ma so che quella battaglia è stato qualcosa di reale”.

“Lui ha vinto la battaglia, ma ha perso la guerra – ha affermato il capitano americano della Davis Jim Courier -, perché poi non è stato capace di dare nulla nel match successivo. Nessuno vuole essere ricordato per aver vinto un primo turno, ma tutti voglio essere menzionati perché hanno vinto una finale. Lui ha le carte in regola per vincere se riesce a mettere insieme i pezzi del mosaico”.

Due giocatori, due reazioni diverse: mentre comunque Mahut si ferma a parlare volentieri dell’esperienza vissuta, nonostante la sconfitta, Isner si rivela di poche parole. I due anche se amici da una vita, tanto che spesso tendono asentirsi anche al di là del Tour, hanno una sorta di topic off limits: quel match di cui una volta usciti dal campo non hanno più voluto parlare: “Parliamo di tutto – ha precisato Isner – tranne che di quel match”.

“Penso però – ha ribadito dal canto suo Mahut – che un giorno o l’altro finiremo per confrontarci. Mi piacerebbe sapere cosa ha provato lui sul campo, se era preoccupato. Credo che un giorno all’altro ci siederemo uno di fronte e sentiremo l’esigenza di parlare di quel match”.

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