ROTTA VERSO SAN DIEGO

Si avvicina la finale della Fed Cup. Di nuovo opposte le azzurre e le statunitensi, ancora una volta orfane delle sorelle Williams. Andiamo alla scoperta delle otto protagoniste della finale di San Diego

San Diego, grazie anche a Mr. America’s Cup Dennis Conner, è una della capitali della vela, e tutta la città è dominata dalla sua spiaggia, che la rende uno dei simboli più glamour della California. Ma Sabato e Domenica sarà di scena il tennis e la San Diego Sports Arena farà da cornice alla finale di Federation Cup tra le padrone di casa e le campionesse in carica. Non dobbiamo certo ricordare agli appassionati che queste ultime sono proprio le azzurre, che si presentano con lo stesso quartetto che ha conquistato la coppa a Reggio Calabria: Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Sara Errani e Roberta Vinci.

La storia parlerebbe chiaramente a favore delle ragazze americane. I precedenti sono infatti 9-1 per gli USA, il team che ha conquistato ben 17 volte la “Davis femminile”, contro i due successi azzurri. Ma il presente parla una lingua ben diversa, complice anche la scarsa dedizione alla causa delle Williams. L’unico successo azzurro è, ovviamente la finale dello scorso anno, e sembra difficile non considerare favorite le azzurre, come ammesso da tutte le voci della compagine tricolore.

Stripes without Stars? Molti gli elementi in comune con lo scorso anno, quindi. Stesse compagini, stesso team azzurro, e ancora una volta un forfait da parte di Serena e Venus. Scopriamo il team “proletario” capitanato da Mary Joe Fernandez. Rispetto allo scorso anno ritroviamo Melanie Oudin e la doppista Liezel Huber, che formano l’ossatura della squadra insieme a Bethanie Mattek-Sands. La quarta convocata, al suo esordio, è la diciottenne californiana Coco Vandeweghe. Un quartetto che non incute troppo terrore a livello di pedigree, ma che non va sottovalutato. Una differenza da tenere conto rispetto allo scorso anno è la superficie, un veloce che potrebbe favorire le americane, ma che di certo non terrorizza nessuna delle azzurre.

Chi giocherà? Per l’Italia non ci sono molti dubbi sulle singolariste, che saranno Francesca Schiavone e Flavia Pennetta. Il doppio, qualora si rivelasse decisivo, potrebbe vedere il ritorno della coppia pugliese Pennetta-Vinci. Negli Stati Uniti, anche se Mary Joe Fernandez non si sbottona, non dovrebbe cambiare molto rispetto ai match precedenti, con Mattek-Sands e Oudin in singolare e il duo Mattek-Sands/Huber nel doppio, anche se Melanie Oudin non appare in forma strepitosa, per usare un generoso eufemismo.  Se queste saranno le scelte, Sabato 6 vedremo in campo Schiavone/Oudin e Pennetta/Mattek-Sands in un ordine deciso dal sorteggio. Ci sembra difficile pronosticare difficoltà per la numero 7 del mondo, mentre Flavia dovrà fare attenzione all’avversaria, un caratterino che potrebbe galvanizzarsi davanti al pubblico di casa. Vien da se’ che i due successivi singolari metterebbero di fronte Schiavone/Mattek e Pennetta/Oudin a meno di sostituzioni.

La Stagione delle azzurre. Non è stato troppo faticoso per le azzurre raggiungere San Diego. La difesa della coppa è in verità iniziata malissimo, con la netta (6-1 6-4) sconfitta di Francesca Schiavone per mano di Alona Bondarenko a Febbraio a Kharkiv. Da lì nove vittorie in nove incontri, una serie iniziata dalla doppietta di Flavia contro le due Bondarenko e dalla rinvincita di Francesca contro Kateryna. Il suggello sulla sfida ucraina è stato posto dal doppio Errani-Vinci. La semifinale contro la Repubblica Ceca disputata a Roma poteva rivelarsi ben più insidiosa di quanto i dieci set a zero rifilati alle avversarie possano far pensare. Eppure le vittorie di Flavia sulla Hradecka e il dominio di Francesca su Lucie Safarova hanno aperto la strada ad una facile vittoria. Inutile l’utilizzo di Petra Kvitova, sconfitta dalla Pennetta nel terzo e decisivo match. Il cappotto  è confezionato da Sara Errani schierata nel quarto singolare e nel doppio a fianco della Schiavone.

La Stagione delle americane. Più duro il percorso delle ragazze a stelle e strisce. L’esordio è uno squillante 4-1 rifilato alla Francia a Lievin. Tutto deciso nei primi tre match, con la vittoria di Bethanie Mattek-Sands sulla speranza confusa Alize’ Cornet, seguita da due convicenti successi di Melanie Oudin contro Pauline Parmentier e Julie Coin. Il resto è accademia. Semifinale a Birmingham, Alabama, ospitando la compagine russa, che schierava solo tre atlete: Elena Dementieva in quella che oggi diventa la sua ultima prestazione in Federation Cup, accompagnata da Makarova e Kudryavtseva. Ci sembra inutile sottolineare le assenze tra le file russe. L’esito è prevedibile, Elena porta a casa i due singolari, sia pur sudando moltissimo contro la Oudin, mentre Kudryavtsva e Makarova vengono invano alternate ma vengono entrambe sconfitte. Il doppio, punto forte degli USA finisce 6-3 6-1 nonostante la presenza in campo della Dementieva.

Un anno dopo. Un anno dopo il successo di Reggio Calabria, la squadra azzurra appare ancora più solida. Inutile dirlo, la principale differenza è nella bacheca di Francesca Schiavone, quella coppa del Roland Garros che cambia il senso di un’intera carriera. Se un anno fa c’era un duopolio al vertice della squadra azzurra, ora la leader è lei, e non solo per la settima posizione mondiale. Flavia Pennetta per conto suo, non ha disputato una gran stagione in singolare, scivolando al numero 23 della classifica, ma ha conquistato la prima posizione mondiale in doppio insieme a Gisela Dulko al termine di una stagione coronata dalla vittoria nel Masters di Doha. Sara Errani è sempre lì, solidissima spalla delle più famose compagne. Numero 42, Sara è stata superata nel ranking da Roberta Vinci, giunta al numero 38 grazie al fantastico successo in Lussemburgo. Una squadra forte, compatta e in condizione.

Le quattro americane. Per dare il senso della differenza di blasone tra le due squadre, basti pensare che nessuna delle quattro americane ha un ranking migliore anche di una sola azzurra in singolare. Bethanie Mattek-Sands è la migliore, ma è solo numero 58 del mondo. Una stagione senza particolari acuti per la venticinquenne di Phoenix impreziosita solo dalla finale di Quebec City in settembre con vittorie su Goerges e Safarova. Segue Melanie Oudin, numero 67 al termine di una stagione in cui la diciannovenne non ha confermato quanto lasciato intendere nell’estate del 2009. Una semifinale a Parigi (Indoor, ovviamente) ed alcuni quarti di finale han fatto da preambolo ad una seconda metà della stagione disastrosa. La certezza nel team USA è probabilmente Liezel Huber, doppista di rango. Sciolto il sodalizio con Cara Black, vincitore di quattro tornei dello Slam, la trentaquattrebbe sudafricana di nascita è  rimasta ai vertici della specialità, scavalcata nel ranking solo da Dulko e Pennetta al termine del Masters di Doha, pagando l’assenza di una compagna fissa con cui disputare il torneo di fine anno. In coppia con la Mattek, Liezel può fare paura anche al doppio azzurro. Ultima arrivata nel team americano Coco Vandeweghe, diciannove anni a Dicembre, numero 114 del mondo, brillante a San Diego (vittoria sulla Zvonareva) e a Tokyo (sulla Rezai, tra le altre). Chissà che Mary Joe Fernandez non rischi la ragazza al posto di una opaca Oudin.


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