IL SOLLIEVO DELLE AZZURRE

L'Italia ha conquistato la semifinale di Fed Cup 2012 battendo per 3-2 l'Ucraina a Biella. Ma non è stato affatto facile. "La forza di queste ragazze è che si aiutano", ha commentato il ct Barazzutti
lunedì, 6 Febbraio 2012

E’ andata, anche stavolta. L’Italia è ancora una volta in semifinale nella Fed Cup. E’ andata, anche se in un momento tutto sembrava perso, crollato davanti ai nostri occhi. Dopo la sconfitta della prima giornata, Francesca Schiavone era entrata in campo con la voglia di rifarsi e contro Kateryna Bondarenko voleva dare tutto. Ma non è stato così. La nostra Leonessa, la partita, l’aveva praticamente persa. Perché un set di svantaggio e 1-5 sotto nel secondo significava aver perso. Almeno così sembrava.

E invece Francesca la partita l’ha vinta. “Non so descrivere quello che è successo – ha raccontato la Schiavone – però quando sei lì, penso che un pochino ti lasci andare e le tensioni patite fino a quel momento calano, di conseguenza esce il gioco. Certo non è stato un grande match, però nel momento in cui lei ha dubitato, grazie ad un po’ di esperienza, ho risolto il match”.

Non è stato facile, però. “Ogni volta che cercavo di accelerare la palla finiva o corta o lunga. In quei momenti è stato fondamentale l’equilibrio”, ha continuato Francesca. “Dopo aver strappato il 7-5 nel secondo, in cui ho servito meglio, lei andata 4-2 nel terzo, di nuovo giocando corto. A quel punto sul 4-3 ha avuto la possibilità di chiudere e lì mi sono accorta che non sa vincere. Però ho visto i fantasmi, alla fine ci ho messo tanta personalità e un pizzico di gioco”, ha aggiunto.

Anche il pubblico ha inciso nella vittoria:“Ho sentito tanta passione. Con la nazionale mi eccito anch’io quando, ad esempio, vedo la pallavolo. Ho trovato tanto calore e desiderio di portare a casa il match, mi hanno aiutato tantissimo”, ha ammesso la milanese.

Kateryna Bondarenko ha accusato il colpo, anche se ha detto di essere riuscita a trattenere le lacrime. “Non ho pianto dopo il match – ha detto la venticinquenne di Kiev – Purtroppo nei finali di set Schiavone ha giocato da ‘Schiavone’, rendendo vano il mio vantaggio iniziale. Nei tornei è più semplice giocare. Invece in Fed Cup devi anche pensare che stai in campo per il tuo paese e le cose si complicano”.

L’ucraina ha anche avuto l’occasione di servire per due volte per il match. “Cos’è successo? Cercavo di stare tranquilla – ha spiegato – e di pensare che nel prossimo turno avrei fatto meglio. Ho continuato a credere in me stessa, ma non è stato sufficiente. Da ogni sfida devi cercare di apprendere qualche cosa. Oggi ho scoperto che contro un’avversaria del calibro di Schiavone non devi mai darla per sconfitta, perché sa sempre tornare a giocare da top 10″.

Insomma, anche la Bondarenko ha ammesso di aver visto a fine match la vera “Schiavone”. Penso di sì – ha detto Francesca – certo di solito chiedo a me stessa di non dover arrivare a quei momenti. Sull’orlo del baratro e studiando l’avversaria ho iniziato a cambiare, tenendola lontana. All’inizio del match non l’ho fatto. Quello che è certo è che non ho mai pensato di mollare un punto. Non era solo mia responsabilità, gioco per una squadra, non mi potevo permettere di regalare niente. Giocando ad un ritmo basso l’avversario si accomoda, prepara la tavola e mangia a sazietà. Però a un certo punto è cambiato il vento e sono arrivati i risultati”.

“Ero addirittura scoordinata – ha aggiunto l’azzurra – malgrado ciò abbiamo vinto però ho capito anche parecchie cose, vincendo pur giocando meno bene e nei momenti importanti ho tirato fuori qualcosa che ho dentro, con uno sforzo incredibile. Ciò mi ha fatto riflettere, malgrado lo scarso feeling con la partita, che puoi portare a casa lo stesso il risultato. La cosa migliore per un tennista è pensare ad una cosa per volta. Stavo cercando in quel momento di giocare più lungo, di tenere di più in campo, di servire meglio: troppe cose. Forse non sapevo nemmeno quanto stavo in certi frangenti. Mi sono persa un po’ nel punteggio perché cercavo di uscire da questa situazione. E’ strano, ogni volta che troviamo l’Ucraina mi succede qualche cosa. Non ci portano particolarmente bene…”.

Una gioia immensa e poi di nuovo il buio. Quando Sara Errani è scesa in campo contro la Tsurenko la strada sembrava tutta in discesa. E invece Sara si è trovata da subito in difficoltà, fino al dolore al ginocchio che l’ha costretta al ritiro a metà del secondo set. “Alla fine del primo set – ha raccontato Sara – ho sentito una forte fitta al ginocchio. Fin dal principio dell’incontro non ho trovato i giusti appoggi sul campo. Non ricordo nemmeno bene la circostanza precisa dell’infortunio, forse uno spostamento laterale. La situazione è migliorata ma per poco. All’inizio della seconda frazione altre fitte, alternate a dolore. Ho un po’ di paura perché non conosco questo tipo di patologia. Anche se il dottore mi rassicura un po’ sono preoccupata…”.

“Si tratta di una compressione del disco meniscale del ginocchio destro – ha poi spiegato il medico della nazionale Angelo Giglio – tipico di quando il corpo si affossa completamente su un arto. Ora la situazione pare stabile, il ginocchio non è gonfiato e anche la deambulazione è quasi normale. Domani faremo una risonanza magnetica per sicurezza. Il ritiro è stato una scelta. Prima viene l’atleta che la Federazione intende sempre salvaguardare. Sullo 0-1 ci siamo guardati e abbiamo deciso di provare ma al successivo cambio campo, sullo 0-3, la decisione è stata unanime, mia e del capitano. Non aveva senso proseguire e rischiare danni più gravi al ginocchio”.

“La Tsurenko – ha aggiunto Sara riguardo il match – mi ha sorpresa. Ha giocato molto bene, forte e sulle righe, servendo in modo perfetto. Molti game si sono allungati ai vantaggi ma li ho persi. Ieri e oggi ha espresso un livello di tennis superiore alla sua attuale classifica”.

E così si è arrivati alla prova di doppio, con la coppia Pennetta-Vinci in campo contro il duo formato da Lesia Tsurenko e Olga Savchuk. Le ucraine sono state sconfitte con lo score di 7/5 0/6 6/1. “Il pubblico è stato da dieci – sono le parole di Flavia – ci ha aiutato tantissimo. Il primo giorno non si è sentito tanto il calore perché le due partite hanno avuto uno svolgimento veloce. Oggi sono stati eccezionali: è bellissimo vedere tutto pieno. Il campo andava bene, forse le palle un po’ veloci con un rimbalzo un po’ alto. A volte volavano troppo, il primo game con le palle nuove era complicato”.

“Non è stato facile  – ha poi aggiunto Roberta Vinci, imbattuta in doppio in Fed Cup e da oggi detentrice del record di 17 vittorie consecutive – perché giocarti il punto decisivo è sempre una bella responsabilità. Nel terzo set siamo salite molto di livello mettendo le nostre avversarie in difficoltà. E’ una delle più belle vittorie in azzurre, abbiamo sofferto e per questo la soddisfazione è ancora più grande”.

E’ stata una sfida difficilissima, e lo ha ammesso anche il capitano Corrado Barazzutti dopo il punto del 3-2 conquistato con la prova di doppio. “E’ stata una delle partite più difficili, un incontro durissimo, complicato, iniziato con le ragazze non in condizioni perfette. Per fortuna hanno recuperato e sistemato la squadra. Un’Ucraina coriacea, con Tsurenko in grande forma, ma i match di Fed Cup sono tutti difficili”.

Barazzutti si è trovato a dover prendere delle decisioni molto difficili: “Sono delle scelte che hanno delle difficoltà – ha detto – però nel doppio sono stato aiutato. Siamo una squadra in tutti i sensi: poi io mi prendo l’ultima decisione, ma ci parliamo molto”.

E la coppia Pennetta-Vinci? “Non si possono fare classifiche dei nostri doppi. Fanno bene insieme, poi ho una mia idea. Però tutte hanno dimostrato di poterlo giocare bene. Nel doppio conta molto l’affiatamento e il rapporto tra due persone. Non è un discorso solo di tecnica, ma due ragazze che fanno una squadra e sono capaci di vivere questa atmosfera in modo equilibrato. Va al di là del mero fatto tecnico. La forza di queste ragazze è che si aiutano”.


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