IVAN LENDL: “ECCO PERCHE’ HO LASCIATO ANDY”

TENNIS - A qualche mese di distanza dal 'divorzio' tra Ivan Lendl e Andy Murray, l'ex n. 1 del mondo ceco ha spiegato i motivi della rottura: 'Dovevo stare vicino alla mia famiglia e viaggiare intorno al mondo era troppo stancante. Sono molto felice che abbia trovato Amélie Mauresmo. Se farò il coach in futuro? Forse, ma dovrà essere il momento giusto".
lunedì, 25 Agosto 2014

Proprio alla vigilia degli Us Open Ivan Lendl ha deciso di raccontare i motivi alla base della separazione con Andy Murray, oggi impegnato nel primo turno contro Robin Haase.

L’ex n. 1 del mondo, cecoslovacco di nascita ma statunitense di adozione, aveva seguito Murray per circa due anni, periodo nel quale lo scozzese aveva conquistato due Slam (Us Open 2012 e Wimbledon 2013) e un oro olimpico. Il sodalizio si era interrotto a marzo; in paio di mesi dopo “Muzza” aveva assunto come nuovo coach Amèlie Mauresmo, che lo segue tuttora.

E’ stato un insieme di diverse piccole cose“, ha spiegato l’otto volte campione Slam. “Una delle mie figlie stava per tornare a casa, dopo esser stata all’estero per molto tempo presso una scuola di equitazione. Mia madre, ora 79enne, vive a Praga e ha sempre piu’ spesso bisogno di visite”. Lendl ha aggiunto come fattore determinante anche la sua scarsa voglia di viaggiare: “Gli aerei sono per me una spina nel fianco. I posti diversi, gli hotel. L’Inghilterra, l’Australia, gli Stati Uniti andavano bene, ma erano i piccoli viaggi che non mi piacevano.

“In quel momento ho avuto la sensazione che Andy, dopo l’intervento e la vittoria a Wimbledon, avesse ancora più bisogno di me e della mia vicinanza”. Tuttavia, al ceco iniziavano a mancare gli stimoli: “ognuno di noi è diverso e quando vinci un torneo così importante come Wimbledon non è facile…” ha ammesso il 54enne ceco, il quale non ha mai alzato la coppa dei Championships.

Lendl ha poi dichiarato di vedere molto di buon occhio la coppia “Murresmo”: “Sono davvero contento che Andy abbia trovato Amelie; è molto esperta e gli può dare le attenzioni e i consigli di cui ha bisogno”.

Il campione di Ostrava ha poi concluso di non escludere un suo ritorno nel ruolo di coach: “Potrà succedere, ma dovrà essere il momento giusto. Ad esempio, non avrebbe funzionato se Andy mi avesse chiamato due anni prima o due anni dopo. E deve essere qualcuno a cui sento di poter offrire qualcosa. Se, per esempio, mi dovesse chiamare John Isner, non potrei perché non sarei capace di dirgli come migliorare il servizio”.

 


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