IVANISEVIC: “SOLO DJOKOVIC PUO’ BATTERE DJOKOVIC”

"Credo che Djokovic possa superare gli Slam di Federer" ha detto Ivanisevic. I numeri del dominio di Robo-Nole.
domenica, 10 Aprile 2016

TENNIS – “Novak Djokovic può perdere solo da se stesso, se venisse clonato”. Parola di Goran “Zec” Ivanisevic, della “Lepre” svelta di gambe, di lingua e di pensiero. “Ormai è diventato noioso, nessuno ha dominato il tennis come lui. Gli ho suggerito di andarsene in vacanza per due anni, tanto potrà ancora essere numero 1 una volta rientrato. Mi aspetto che vinca il Roland Garros e che superi il record di titoli Slam di Federer”.

Il croato, ora coach di Marin Cilic, aveva già espresso di fatto lo stesso concetto prima della semifinale dell’Australian Open tra Robo-Nole e Federer. “Non vedo nessuno in grado di battere Djokovic” diceva allora. L’unico che può batterlo è se fai un robot, lo fai come Djokovic e Novak gioca contro Novak… Se no non c’è partita. Lui fa 100 errori gratuiti e batte Simon… questo ti fa vedere quanto sia forte lui e quanto siano scarsi a confronto gli altri!”.

Anche lo stesso Djokovic ha un po’ scherzato sul suo dominio incontrastato che ormai dura da un paio di stagioni. “Avere il mio nome scritto nei libri di storia di questo sport che mi ha dato tanto è un privilegio. Serve una grande motivazione prima di ogni big match, di ogni grande torneo” ha detto. Motivazione che però ai suoi avversari non basta per vincere. “Cosa fare per battermi? Se giocassi contro me stesso so cosa farei. Lo so esattamente” ha detto dopo la vittoria a Miami, “ma non ve lo dico”.

Proprio la finale di Miami ha fatto emergere, come emerge dalle statistiche ufficiali dell’ATP, un lato forse sottovalutato del dominio di Djokovic, che contro Nishikori ha vinto il 64% degli scambi conclusi entro il quarto colpo e il 62% dei punti chiusi in 5-8 colpi. Al nipponico non è bastato conquistare la maggior parte degli scambi lunghi, perché solo il 15% dei punti si è risolto oltre il nono colpo.

Il serbo, dunque, al di là dell’immagine di elasticità e di resistenza atletica, si rivela devastante quando riesce a chiudere il punto prima che lo scambio si sviluppi propriamente. Nole, poi, riesce come nessun altro a depotenziare la strategia principale dei suoi avversari. A Miami ha piazzato sei vincenti di rovescio contro i soli due di Nishikori, che ha potuto colpire solo nel 13% dei casi con i piedi dentro il campo, rispetto al 26% di media nel suo percorso fino alla finale. Ecco il dettaglio che fa la differenza. Cercare di reggere a lungo non serve: non ci saranno nel corso del match abbastanza scambi lunghi perché questi siano decisivi per il risultato. Nole è il migliore di tutti nel costringere gli avversari a giocare sotto i loro standard e contemporaneamente dominare gli scambi brevi. “Se non riesci a fargli il punto entro il quarto colpo” scrive Craig O’Shaughnessy sul sito dell’ATP, “tanto vale spararla in tribuna”.

Anche la finale di Indian Wells illumina le ragioni di un dominio sempre più incontrastato. Djokovic ha dominato Raonic 62 60, ma il canadese ha chiuso con un vincente in più, 16 a 15. Fanno 31 vincenti in 101 punti, un’espressione perfetta del tennis attuale, in cui il 70% dei punti dipende dagli errori e solo il 30% dai vincenti. Certo meno sorprendente è l’efficacia del numero 1 del mondo in risposta. Nel primo set, contro la seconda di Raonic, Djokovic ha risposto nel 71% dei casi profondo e centrale, una strategia molto vicina a quella di Andre Agassi.

Una strategia che gli ha permesso di vincere 41 dei 51 scambi da fondo, di limitare a 4 gli errori gratuiti contro i 27 dell’avversario e di vincere comunque la maggior parte anche degli scambi brevi, risolti entro il quarto colpo.

Oltre ai numeri e alla tattica, però, c’è di più. “Credo nel potere della mente” ha detto nella tradizionale conferenza stampa della vigilia a Montecarlo. “Se tutti allenassimo la mente come il nostro fisico, penso che realizzeremmo interamente il nostro potenziale. Non sappiamo davvero dove possiamo arrivare finché non ci convinciamo a voler sempre migliorare. Credo nel potere della visualizzazione, che costituisce una parte importante della mia vita. So che fisicamente non posso influenzare quello che accadrà nelle prossime settimane, ma posso mandare vibrazioni positive e fare tutto quanto è in mio potere per arrivare preparato. Poi, quando arriva il momento, cerco di sfruttare l’occasione”.

È questo approccio olistico, ha spiegato, “che mi permette di massimizzare il mio potenziale da ogni punto di vista: fisico, mentale, spirituale, emotivo. Così riesco a sentirmi bene, ad essere felice”. Felicità che vuol dire anche cercare di vivere il presente, senza troppe aspettative. “Il Roland Garros” ha detto, “è un obiettivo, un desiderio, ma non mi piace la parola ossessione, perché non viene dalla giusta emozione. Quando devi lavorare come una ‘macchina umana’ devi agire solo qui e adesso. Senza pensare troppo al futuro”.


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